Commercio
Approfondimento storico in una prospettiva critica
All’interno lo Stato vendeva tutto attraverso i suoi negozi e le cooperative di consumo; all’esterno deteneva dal 1918 il monopolio del commercio estero, esportando petrolio, gas, armi e oro per importare grano, macchine e beni di consumo. Il Comecon, con il suo «rublo trasferibile», legava i paesi satelliti; con l’Occidente il commercio crebbe negli anni Settanta, dalla Fiat di Togliatti alla Pepsi pagata in vodka. Il petrolio siberiano tenne in piedi il sistema, e il suo crollo nel 1986 lo fece cadere.
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Il commercio interno
Il commercio al dettaglio era diviso tra il Ministero del commercio, con i negozi di Stato delle città, e la Centrosojuz, la rete delle cooperative di consumo che serviva le campagne con negozi e magazzini, oltre ai mercati kolchoziani a prezzi liberi; il commercio all’ingrosso era la distribuzione pianificata delle merci dai produttori ai negozi secondo i «fondi» assegnati. Nulla era venduto perché richiesto: la merce arrivava dove il piano la mandava, e la pubblicità, esistente ma rara, promuoveva prodotti che non c’erano o che nessuno voleva.
Il monopolio del commercio estero
Dal decreto dell’aprile 1918 lo Stato fu l’unico soggetto autorizzato a commerciare con l’estero: le imprese non potevano né importare né esportare, e tutto passava per il Ministero del commercio estero e le sue organizzazioni specializzate, dalla Sojuznefteeksport per il petrolio all’Eksportles per il legname, con le rappresentanze commerciali nelle ambasciate. Il monopolio proteggeva dal mercato mondiale, isolava la tecnologia e faceva del commercio estero uno strumento di politica: si vendeva e si comprava per ragioni di Stato, e il rublo non era convertibile.
Il Comecon
Il Consiglio di mutua assistenza economica, fondato nel 1949 con i paesi dell’Europa orientale e allargato a Mongolia, Cuba e Vietnam, organizzava gli scambi tra economie pianificate con accordi bilaterali di baratto e, dal 1964, con il «rublo trasferibile», una moneta contabile che nessuno poteva spendere. L’URSS forniva petrolio e materie prime a prezzi inferiori a quelli mondiali e riceveva macchine e beni di consumo di qualità migliore dei propri: un sussidio ai satelliti che negli anni Ottanta pesava sul bilancio. Il Comecon si sciolse nel giugno 1991.
Il commercio con l’Occidente
La distensione degli anni Settanta portò i grandi contratti: la Fiat costruì a Togliatti la fabbrica delle Lada dal 1966, la Pepsi entrò nel 1972 pagata in vodka Stolichnaya, le imprese tedesche e giapponesi fornirono tubi e impianti in cambio di gas, i gasdotti verso l’Europa occidentale furono costruiti con tubi tedeschi contro l’embargo americano del 1982. Il petrolio e il gas divennero oltre metà delle esportazioni in valuta, il grano americano e canadese la principale importazione; l’oro della Kolyma e le armi pagavano il resto. Il rublo sovietico non contava: si commerciava in dollari.
La fine
Il crollo del prezzo del petrolio nel 1986 tolse all’URSS un terzo delle entrate in valuta e la costrinse a indebitarsi in Occidente; la perestrojka permise alle imprese di commerciare direttamente dal 1987, con le joint venture e le cooperative, senza che il rublo diventasse convertibile. Nel 1990-91 le repubbliche bloccavano le esportazioni reciproche, il Comecon si dissolveva e il debito estero superava i sessanta miliardi di dollari; la Russia lo ereditò con il seggio all’ONU.
Curiosità
- L’accordo del 1972 tra Pepsi e l’URSS prevedeva il pagamento in vodka Stolichnaya, di cui Pepsi divenne il distributore americano; nel 1989 un nuovo accordo fu pagato con navi da guerra e petroliere in disarmo.
- Il «rublo trasferibile» del Comecon esisteva solo nei conti della Banca internazionale di cooperazione economica di Mosca: nessun cittadino ne vide mai uno.
- Nel 1982 l’embargo americano sui tubi per il gasdotto siberiano fu aggirato dalle imprese europee: il gasdotto Urengoj-Užgorod entrò in funzione nel 1984.
- Le esportazioni sovietiche verso l’Occidente erano per oltre metà petrolio e gas e per un decimo oro e diamanti: le merci lavorate erano quasi assenti.
Valutazione critica
Il commercio sovietico fu il contrario del commercio: all’interno distribuiva senza vendere, all’esterno scambiava materie prime con tecnologia dietro un monopolio che proteggeva il sistema dal confronto. L’URSS era un esportatore di petrolio e di grano incapace di vendere altro, e il Comecon un impero economico in cui il centro sussidiava le periferie per tenerle fedeli.
La dipendenza dal petrolio, nata negli anni Settanta, è l’eredità più pesante: la Russia di oggi vive dello stesso modello, con lo stesso rischio.
FAQ – Domande frequenti
Che cosa esportava l’URSS? Soprattutto petrolio, gas, oro, diamanti, legname, armi e materie prime; le merci industriali andavano quasi solo ai paesi del Comecon e del Terzo mondo.
Che cosa importava? Grano e altri prodotti alimentari, impianti e macchinari, tubi, tecnologia e beni di consumo, in gran parte pagati con il petrolio.
Che cos’era il Comecon? Il Consiglio di mutua assistenza economica, fondato nel 1949 dall’URSS con i paesi satelliti per organizzare gli scambi tra economie pianificate; si sciolse nel 1991.
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