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Piani quinquennali

Approfondimento storico in una prospettiva critica

I piani quinquennali furono lo strumento con cui lo Stato sovietico diresse l’intera economia dal 1928 al 1991: tredici piani in cui il Gosplan fissava per ogni settore, e in definitiva per ogni fabbrica, quanto produrre. Industrializzarono un paese contadino in un decennio, al prezzo di carestie e lavoro forzato, e produssero un sistema incapace di innovare e di soddisfare i consumi.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Piani quinquennali
Ufficio di un ministero della pianificazione: uomini in giacca intorno a un lungo tavolo con grafici e diagrammi.

Che cosa erano

Un piano quinquennale era un insieme di obiettivi di produzione, espressi in unità fisiche (tonnellate di acciaio, chilowattora, paia di scarpe), assegnati per cinque anni ai ministeri e da questi alle imprese. Li elaborava il Gosplan, il comitato statale per la pianificazione creato nel 1921, sulla base di «bilanci materiali» che dovevano far quadrare risorse e fabbisogni; li approvava il Congresso del partito. Il primo piano coprì il periodo 1928-1932 e fu dichiarato completato «in quattro anni»; il terzo fu interrotto dalla guerra; Chruščëv sostituì il sesto con un piano settennale; il dodicesimo, 1986-1990, fu l’ultimo attuato.

Il primo piano

Il piano del 1928 diede assoluta priorità all’industria pesante: acciaio, carbone, macchine, energia. Nacquero i combinati di Magnitogorsk e Kuzneck, la diga sul Dnepr, le fabbriche di trattori di Stalingrado e Char’kov, oltre millecinquecento grandi imprese. Gli obiettivi, già ambiziosi, furono alzati in corsa e non furono raggiunti, ma il piano fu proclamato compiuto in anticipo. Il costo fu pagato dalle campagne collettivizzate, dai detenuti del Gulag e dagli operai, la cui produttività era spinta dalle campagne di «lavoro d’assalto» e dalla repressione dei «sabotatori».

Come funzionava

La pianificazione centrale produceva comportamenti prevedibili. Le imprese, giudicate sulla produzione lorda, preferivano i prodotti pesanti e le grandi serie, ignoravano la qualità e la domanda, nascondevano capacità produttive per ottenere obiettivi più bassi, accumulavano scorte e lavoravano «d’assalto» negli ultimi giorni del mese. I «tolkači», procacciatori informali, giravano il paese per trovare i pezzi mancanti. I prezzi, fissati dall’alto, non trasmettevano informazioni; l’innovazione, che rischiava di far mancare l’obiettivo, era penalizzata. I beni di consumo, il «gruppo B», restarono per sessant’anni in fondo alla lista.

Risultati e limiti

Negli anni Trenta la produzione industriale crebbe a ritmi che le statistiche ufficiali ponevano oltre il dieci per cento annuo e quelle occidentali intorno al cinque o sei; l’URSS costruì l’industria bellica che vinse la guerra. Nel dopoguerra la ricostruzione fu rapida, ma dagli anni Sessanta la crescita rallentò fino a fermarsi negli anni Settanta. La riforma Kosygin del 1965, che introduceva profitto e autonomia, fu abbandonata; il progetto OGAS di gestione informatica dell’economia, proposto dal matematico Gluškov, fu respinto nel 1970. Le penurie divennero croniche, e il divario tecnologico con l’Occidente incolmabile.

L’ultimo piano

Il dodicesimo piano puntava sull’«accelerazione» voluta da Gorbačëv e fallì tra riforme contraddittorie, crollo del petrolio e disgregazione delle catene di fornitura tra repubbliche. Il tredicesimo, per il 1991-1995, non fu mai avviato: nel dicembre 1991 non esisteva più lo Stato che avrebbe dovuto attuarlo.

Curiosità

  • Lo slogan del primo piano, «il piano quinquennale in quattro anni», era rappresentato dalla formula 2+2=5, poi ripresa da Orwell in «1984».
  • Il 31 agosto 1935 il minatore Aleksej Stachanov estrasse 102 tonnellate di carbone in un turno, quattordici volte la norma: fu l’inizio di una campagna che alzò le norme per tutti.
  • L’edificio del Gosplan a Mosca ospita oggi la Duma di Stato, il parlamento russo.
  • La Cina continua a usare i piani quinquennali: il quattordicesimo copre il periodo 2021-2025.

Valutazione critica

I piani quinquennali dimostrarono che uno Stato può industrializzare un paese arretrato in pochi anni se è disposto a pagare qualsiasi prezzo umano e a mobilitare tutte le risorse su pochi obiettivi. Funzionarono per costruire fabbriche e armi; fallirono davanti alla complessità di un’economia moderna, in cui milioni di decisioni non possono essere prese da un ufficio centrale senza informazioni sui prezzi e sulla domanda.

Il risultato di lungo periodo fu un’economia enorme e sprecona, piena di acciaio e priva di scarpe, che negli anni Ottanta non riuscì più a nutrire il proprio paese senza comprare grano all’estero.

FAQ – Domande frequenti

Quanti piani quinquennali ci furono? Tredici, dal 1928 al 1991; il tredicesimo non fu mai attuato. Il sesto fu sostituito da un piano settennale (1959-1965).

Gli obiettivi venivano raggiunti? Raramente nel loro insieme. I dati ufficiali dichiaravano il successo; le ricostruzioni degli storici indicano che molti obiettivi furono mancati, soprattutto nei consumi e nell’agricoltura.

Chi decideva i piani? Il Gosplan li elaborava, il Politburo e il Congresso del partito li approvavano; i ministeri e le imprese erano tenuti a eseguirli.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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