Costituzione
Approfondimento storico in una prospettiva critica
L’ Unione Sovietica ebbe tre Costituzioni, nel 1924, nel 1936 e nel 1977, oltre a quella russa del 1918. La più celebre, quella «staliniana» del 1936, garantiva sulla carta libertà di parola, di stampa e di riunione mentre il paese viveva il Grande terrore; quella del 1977 scrisse all’articolo 6 che il partito era la «forza dirigente» della società. Furono documenti di facciata, e il loro unico momento di vita fu la fine, quando nel 1990 l’articolo 6 cadde.
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Le quattro Costituzioni
La prima, del luglio 1918, fu quella della Russia sovietica: dichiarava la dittatura del proletariato, privava del voto i «non lavoratori», preti, ex proprietari, commercianti, e dava al voto operaio un peso cinque volte superiore a quello contadino. La Costituzione dell’URSS del gennaio 1924 fissò la struttura federale e il diritto di secessione. Quella del 5 dicembre 1936 introdusse il suffragio universale, eguale, diretto e segreto e un catalogo di diritti; quella del 7 ottobre 1977 aggiornò il testo al «socialismo sviluppato» e al «popolo sovietico».
La Costituzione del 1936
Redatta da una commissione di cui facevano parte Bucharin e Radek, entrambi fucilati due anni dopo, e sottoposta a una «discussione popolare» con milioni di interventi, la Costituzione staliniana proclamò che il socialismo era realizzato e le classi ostili scomparse: da qui i diritti al lavoro, al riposo, all’istruzione, alla sanità, e le libertà di parola, stampa, riunione e culto, concesse però «in conformità con gli interessi dei lavoratori». L’articolo 126 definiva il partito «nucleo dirigente» di tutte le organizzazioni. Presentata all’estero come la più democratica del mondo, entrò in vigore mentre le troike dell’NKVD fucilavano a quote.
La Costituzione del 1977
Dopo quindici anni di lavori, la Costituzione di Brežnev sancì all’articolo 6 il «ruolo dirigente e guida» del PCUS nello Stato e nella società, trasformando in norma ciò che era prassi da sessant’anni; proclamò la nascita del «popolo sovietico», affiancò ai diritti i doveri dei cittadini, dalla difesa della patria al lavoro, e confermò all’articolo 72 il diritto di ogni repubblica di uscire dall’Unione. Il Giorno della Costituzione passò dal 5 dicembre al 7 ottobre.
La Costituzione e la realtà
Nessuna Costituzione sovietica fu mai applicata da un giudice contro il potere: non esisteva una corte costituzionale, i tribunali dipendevano dal partito e i diritti valevano nei limiti del «socialismo». La segretezza degli atti, le decisioni del Politburo che valevano più delle leggi, il Gulag e le deportazioni non violavano formalmente nulla, perché tutto era «conforme agli interessi dei lavoratori». I dissidenti degli anni Sessanta, a partire dalla manifestazione del 5 dicembre 1965 sulla piazza Puškin, chiesero al potere di «rispettare la propria Costituzione»: fu la tattica più imbarazzante per il regime.
La fine
Le riforme di Gorbačëv passarono attraverso le modifiche costituzionali: nel dicembre 1988 il Congresso dei deputati del popolo e un Comitato di controllo costituzionale, primo embrione di corte; il 14 marzo 1990 l’abrogazione dell’articolo 6 e la creazione della presidenza. La Costituzione del 1977 sopravvisse all’Unione di quindici mesi in Russia, fino alla crisi dell’ottobre 1993 e alla Costituzione di El’cin del dicembre 1993, che ne è il contrario: presidenziale, con una corte costituzionale e il divieto di ideologia di Stato.
Curiosità
- Due autori della Costituzione del 1936, Bucharin e Radek, furono fucilati nel 1938 e nel 1939: il primo dopo un processo pubblico, il secondo ucciso in carcere.
- Nel 1965 i dissidenti manifestarono con lo slogan «Rispettate la Costituzione sovietica»: fu la prima manifestazione politica non autorizzata a Mosca dagli anni Venti.
- La Costituzione del 1977 fu redatta in quindici anni da una commissione presieduta prima da Chruščëv e poi da Brežnev, e approvata all’unanimità in un giorno.
- La Costituzione del 1936 concedeva la libertà di culto ma solo la libertà di «propaganda antireligiosa», non di propaganda religiosa.
Valutazione critica
Le Costituzioni sovietiche furono strumenti di propaganda e di organizzazione, non limiti al potere: enunciavano diritti che nessuno poteva far valere e ne subordinavano l’esercizio agli interessi di chi li concedeva. La coincidenza tra la Costituzione del 1936 e il Grande terrore non è un paradosso ma la chiave del sistema, che aveva bisogno della facciata proprio mentre uccideva.
Che l’articolo 6 sia stato il primo bersaglio della riforma politica, e che la sua caduta abbia segnato la fine del monopolio, mostra che le parole scritte contavano solo quando qualcuno decise di prenderle sul serio.
FAQ – Domande frequenti
Quante Costituzioni ebbe l’URSS? Tre, nel 1924, 1936 e 1977; la Russia sovietica ne aveva avuta una nel 1918, prima della nascita dell’Unione.
Perché la Costituzione del 1936 è detta staliniana? Perché fu voluta e presentata da Stalin come la «più democratica del mondo», con suffragio universale e diritti civili, nell’anno in cui iniziava il Grande terrore.
Che cos’era l’articolo 6? L’articolo della Costituzione del 1977 che dichiarava il PCUS «forza dirigente e guida» della società sovietica: fu abrogato il 14 marzo 1990, aprendo la strada al pluralismo.
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