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Soviet supremo

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Il Soviet supremo dell’URSS era il parlamento che non discuteva: millecinquecento deputati eletti senza avversari, riuniti due volte l’anno per pochi giorni ad approvare all’unanimità ciò che il Politburo aveva già deciso. Il suo Presidium era il capo dello Stato collettivo. Nel 1989 il Congresso dei deputati del popolo, con le prime elezioni concorrenziali, ne fece per due anni un vero parlamento; il 26 dicembre 1991 sciolse l’Unione e se stesso.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Soviet Supremo
La sala di un congresso del partito: file di delegati sotto un enorme sipario rosso.

La struttura

Creato dalla Costituzione del 1936 al posto del Congresso dei soviet, il Soviet supremo aveva due camere con pari poteri: il Soviet dell’Unione, un deputato ogni 300.000 abitanti, e il Soviet delle nazionalità, con 32 deputati per repubblica federata, 11 per repubblica autonoma, 5 per regione autonoma e 1 per circondario, per rappresentare i popoli a prescindere dal loro numero. In tutto circa millecinquecento deputati, eletti per quattro anni e poi per cinque, che continuavano a fare il loro lavoro di operai, kolchoziani, cosmonauti e segretari di partito.

Le sessioni

Il Soviet supremo si riuniva due volte l’anno, per due o tre giorni, nel Gran palazzo del Cremlino: ascoltava i rapporti, approvava il piano e il bilancio, ratificava all’unanimità i decreti emessi tra una sessione e l’altra. Non si registrò un voto contrario fino al 1989. La composizione era studiata come una vetrina: quote di operai, contadini, donne, giovani e nazionalità, accanto ai dirigenti del partito che erano i veri destinatari del mandato.

Il Presidium

Tra le sessioni governava il Presidium, una quarantina di membri con un presidente che era il capo dello Stato formale: emanava decreti con forza di legge, nominava e revocava i ministri, concedeva le grazie e le onorificenze, ratificava i trattati. I decreti del Presidium, dai passaporti interni del 1932 alla deportazione dei tedeschi del Volga nel 1941, furono lo strumento giuridico del terrore e delle grandi decisioni, controfirmati per vent’anni da Kalinin e poi dai suoi successori.

Il 1989-91

La riforma di Gorbačëv inserì sopra il Soviet supremo un Congresso dei deputati del popolo di 2.250 membri, eletto nel marzo 1989 con candidature concorrenti in due terzi dei seggi e trasmesso in diretta televisiva: le sedute, con Sacharov, El’cin e i deputati baltici, tennero il paese davanti allo schermo e fecero a pezzi la finzione dell’unanimità. Il Congresso eleggeva un Soviet supremo ridotto a 542 membri, che lavorava a tempo pieno, discuteva e bocciava. Il storico Jurij Afanas’ev chiamò la maggioranza conservatrice «aggressivamente obbediente».

La fine

Dopo il golpe dell’agosto 1991 il Congresso si sciolse in settembre, lasciando un Soviet supremo delle repubbliche che il 26 dicembre 1991 prese atto della dissoluzione dell’URSS e cessò di esistere. In Russia il Soviet supremo eletto nel 1990 entrò in conflitto con El’cin e fu sciolto nell’ottobre 1993 con i carri armati; la Duma di Stato ne ha preso il posto.

Curiosità

  • Fino al 1989 nessun deputato del Soviet supremo votò mai contro una proposta: l’unanimità fu totale per cinquant’anni.
  • Le sedute del Congresso del 1989 furono seguite da circa duecento milioni di persone: la produzione industriale, secondo i rapporti, calò nei giorni delle trasmissioni.
  • Il decreto sui passaporti interni del 1932 e quello sulla deportazione dei tedeschi del Volga del 28 agosto 1941 furono firmati dal capo dello Stato Kalinin.
  • Il Gran palazzo del Cremlino, dove si riuniva il Soviet supremo, fu costruito nel 1961 con seimila posti per i congressi del partito: il parlamento lo usava in prestito.

Valutazione critica

Il Soviet supremo fu la maschera parlamentare di una dittatura: rappresentava tutti senza rappresentare nessuno, ratificava senza discutere, e i suoi decreti servirono a dare forma di legge alla deportazione di popoli interi. La sua composizione a quote era la caricatura della rappresentanza: operai e contadini seduti in un’aula in cui non decidevano nulla.

Bastarono due anni di elezioni vere per trasformarlo in un parlamento e per far crollare il sistema che lo aveva usato come vetrina: la dimostrazione che le istituzioni sovietiche erano vuote, e che riempirle era incompatibile con l’URSS.

FAQ – Domande frequenti

Quanti deputati aveva il Soviet supremo? Circa millecinquecento nelle due camere, il Soviet dell’Unione e il Soviet delle nazionalità; dal 1989 il Congresso dei deputati del popolo ne aveva 2.250 e il Soviet supremo eletto dal Congresso 542.

Che cosa faceva il Presidium? Governava tra le sessioni con decreti aventi forza di legge: nomine, grazie, trattati, e le decisioni più gravi del regime, dalle deportazioni ai passaporti interni. Il suo presidente era il capo dello Stato.

Quando divenne un vero parlamento? Con le elezioni del marzo 1989 e il Congresso dei deputati del popolo, trasmesso in diretta televisiva, in cui per la prima volta si discusse e si votò contro.

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