Governo
Approfondimento storico in una prospettiva critica
L’URSS aveva un governo, un parlamento e un capo dello Stato che non governavano: le decisioni si prendevano nel Politburo del partito e il Consiglio dei ministri le eseguiva. Questa pagina spiega come funzionava la macchina formale dello Stato sovietico, dal Consiglio dei commissari del popolo di Lenin al Consiglio dei ministri, con i suoi presidenti, i suoi cento ministeri e il suo rapporto di subordinazione al partito.
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Dal Sovnarkom al Consiglio dei ministri
Il governo nacque nell’ottobre 1917 come Consiglio dei commissari del popolo, Sovnarkom, presieduto da Lenin: il nome doveva distinguere i ministri rivoluzionari da quelli borghesi. Nel 1946 fu ribattezzato Consiglio dei ministri dell’URSS, e i commissariati divennero ministeri. I suoi presidenti furono Lenin, Rykov, Molotov, Stalin dal 1941, Malenkov, Bulganin, Chruščëv dal 1958, Kosygin per sedici anni, Tichonov, Ryžkov e infine Pavlov, uno dei golpisti dell’agosto 1991; dopo il golpe un comitato guidato da Silaev gestì l’economia fino a dicembre.
I ministeri
Il governo sovietico era una macchina economica: accanto ai ministeri classici, esteri, difesa, interni, ne esistevano decine di settore, dalla metallurgia ferrosa all’industria dei trattori, dalla pesca al petrolio, ciascuno proprietario delle imprese del ramo in tutta l’Unione. Con il Gosplan per la pianificazione, il Gossnab per le forniture e la Gosbank per il credito, il Consiglio dei ministri contò fino a un centinaio di componenti, e le sue sedute erano assemblee. I ministeri dell’Unione avevano repliche in ogni repubblica, subordinate a entrambi i livelli.
Il partito e il governo
Ogni ministero rispondeva a un dipartimento del Comitato centrale del partito che ne seguiva le attività e ne approvava i dirigenti; ogni decisione importante era una delibera congiunta «del Comitato centrale e del Consiglio dei ministri», con il partito nominato per primo. Il presidente del governo sedeva nel Politburo, ma il segretario generale era il capo: quando Stalin e Chruščëv assunsero anche la presidenza del governo fu per cumulo, e Kosygin, il presidente più capace, perse la partita delle riforme contro Brežnev.
Il capo dello Stato
Formalmente il capo dello Stato era collettivo: il Presidium del Soviet supremo, il cui presidente riceveva gli ambasciatori e firmava le leggi. Kalinin lo fu per vent’anni, poi Švernik, Vorošilov, Brežnev, Mikojan, Podgornyj; dal 1977 il segretario generale assunse anche questa carica, per non essere protocollarmente inferiore ai capi di Stato stranieri, con la sola parentesi di Gromyko tra il 1985 e il 1988. Nel marzo 1990 fu creata la presidenza dell’URSS, ricoperta solo da Gorbačëv, eletto dal Congresso e mai dal popolo.
La fine
La perestrojka tentò di spostare il potere dal partito alle istituzioni dello Stato: Congresso dei deputati, presidenza, un Consiglio dei ministri responsabile davanti al parlamento. Il risultato fu un governo che perdeva autorità sulle repubbliche senza acquistarla sul partito, e nel 1991 il primo ministro Pavlov partecipò al golpe contro il presidente. La Russia ereditò i ministeri dell’Unione, i loro palazzi e in parte i loro uomini.
Curiosità
- Il nome «commissario del popolo» fu proposto da Trockij nel 1917 perché «ministro» suonava borghese; Lenin lo trovò «terribilmente rivoluzionario».
- Kosygin, presidente del governo dal 1964 al 1980, era stato ministro dell’industria tessile sotto Stalin e viceministro durante l’assedio di Leningrado, dove organizzò la strada della vita.
- Nel 1991 il Consiglio dei ministri fu sostituito da un «Gabinetto dei ministri» responsabile davanti al presidente: durò otto mesi.
- Michail Kalinin, capo dello Stato formale dal 1919 al 1946, firmò le leggi del terrore mentre la moglie era detenuta nel Gulag.
Valutazione critica
Il governo sovietico era un’amministrazione senza potere politico: gestiva un’economia di dimensioni continentali attraverso decine di ministeri di settore, ma le decisioni che contavano venivano dal partito, che non rispondeva a nessuno. La doppia catena di comando, Stato e partito, moltiplicava la burocrazia e annullava le responsabilità: quando qualcosa andava male, la colpa era di chi eseguiva.
La perestrojka scoprì troppo tardi che uno Stato abituato a obbedire al partito non sapeva governare da solo: il vuoto tra il 1990 e il 1991 fu anche un vuoto di governo.
FAQ – Domande frequenti
Chi era il capo del governo sovietico? Il presidente del Consiglio dei commissari del popolo, dal 1946 Consiglio dei ministri: da Lenin a Pavlov, passando per Stalin, Chruščëv e Kosygin. Il vero capo dell’URSS era però il segretario generale del partito.
Chi era il capo dello Stato? Formalmente il presidente del Presidium del Soviet supremo, una carica cerimoniale; dal 1977 la ricoprì il segretario generale; nel 1990-91 esistette una presidenza dell’URSS, occupata solo da Gorbačëv.
Quanti ministeri aveva l’URSS? Fino a un centinaio, la maggior parte di settore economico, ciascuno proprietario delle imprese del proprio ramo in tutta l’Unione.
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