Partito comunista dell’Unione Sovietica
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il Partito comunista dell’Unione Sovietica, PCUS, fu il vero Stato: unico partito ammesso, con diciannove milioni di iscritti nel 1989, controllava governo, esercito, polizia, economia, stampa e nomine attraverso una gerarchia che andava dalle cellule di fabbrica al Politburo. Nato come frazione bolscevica nel 1903, fu sospeso nell’agosto 1991 dopo il golpe e sciolto in novembre; il suo erede russo è la seconda forza del parlamento.
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I nomi e le tappe
La frazione bolscevica del Partito operaio socialdemocratico russo, nata al congresso del 1903, divenne partito autonomo nel 1912 e nel 1918 prese il nome di Partito comunista russo (bolscevico); nel 1925 diventò Partito comunista di tutta l’Unione e nel 1952 Partito comunista dell’Unione Sovietica. Aveva ventiquattromila iscritti nel febbraio 1917 e circa 350.000 in ottobre; 3,5 milioni nel 1933, prima delle purghe che ne espulsero e uccisero centinaia di migliaia; 6,9 milioni alla morte di Stalin; 19,5 milioni nel 1989, quasi un adulto su dieci.
La struttura
Il congresso, in teoria l’organo supremo, si riunì ventotto volte, con intervalli fino a tredici anni sotto Stalin, e approvava all’unanimità; eleggeva il Comitato centrale, di alcune centinaia di membri, che a sua volta eleggeva il Politburo, una decina di uomini che governavano il paese, e la Segreteria, che gestiva l’apparato. Il segretario generale, carica creata per Stalin nel 1922, fu il capo dell’URSS da allora fino a Gorbačëv. Sotto, i comitati regionali, cittadini e distrettuali con i loro primi segretari, e le organizzazioni di base in ogni fabbrica, ufficio e reparto militare.
Il centralismo democratico
Il principio organizzativo, ereditato da Lenin, prevedeva libertà di discussione prima della decisione e disciplina assoluta dopo; il divieto delle frazioni del 1921 eliminò anche la discussione. Le elezioni interne erano cooptazioni dall’alto, la nomenklatura assegnava le cariche, la critica e l’autocritica erano riti di sottomissione. Il partito controllava lo Stato attraverso i propri membri in ogni istituzione e attraverso i dipartimenti del Comitato centrale che duplicavano i ministeri.
Chi erano i comunisti
Iscriversi era una scelta di carriera più che di fede: per dirigere una fabbrica, un ospedale o un giornale la tessera era necessaria. Operai e contadini erano ammessi con quote favorevoli, ma la maggioranza dei membri era fatta di impiegati, tecnici, militari e intellettuali; le donne erano meno di un terzo. Il partito espulse e riammise a ondate: le «verifiche» degli anni Trenta, le purghe, e poi la routine delle riunioni, delle quote associative e dei corsi di formazione politica.
La fine
L’articolo 6 della Costituzione del 1977, che sanciva il ruolo dirigente del partito, fu abolito nel marzo 1990; nel 1990 nacque un partito comunista russo conservatore e centinaia di migliaia di iscritti restituirono la tessera. Il 23 agosto 1991, dopo il golpe, El’cin sospese il PCUS in Russia e il 6 novembre lo mise fuori legge; i beni furono confiscati, gli archivi aperti. Nel 1993 il Partito comunista della Federazione Russa ne raccolse l’eredità e da allora è la seconda forza della Duma, nostalgico e fedele al Cremlino.
Curiosità
- Tra il XVIII Congresso del 1939 e il XIX del 1952 passarono tredici anni: Stalin governò senza convocare l’organo supremo del partito.
- Dei 139 membri del Comitato centrale eletti nel 1934, 98 furono fucilati entro il 1939: il partito fu la prima vittima del proprio terrore.
- La quota associativa era proporzionale allo stipendio, fino al 3 per cento: con venti milioni di iscritti il partito era una delle organizzazioni più ricche del paese.
- Nel 1990-91 oltre quattro milioni di iscritti lasciarono il PCUS in un anno, prima ancora che fosse sciolto.
Valutazione critica
Il PCUS fu lo Stato dentro lo Stato, e per settant’anni l’unico luogo in cui si decideva: la Costituzione, il parlamento e il governo erano la facciata di un potere che si esercitava nelle segreterie. Fu anche una macchina che divorò i propri membri, con le purghe, e che alla fine si svuotò da sola quando la tessera smise di garantire la carriera.
La rapidità con cui venti milioni di iscritti accettarono lo scioglimento del 1991 senza protestare dice che cosa fosse diventata l’appartenenza: non una fede, ma una formalità.
FAQ – Domande frequenti
Quanti iscritti aveva il PCUS? Circa 19,5 milioni nel 1989, il massimo storico: quasi il 10 per cento degli adulti. Ne aveva 24.000 nel febbraio 1917 e 3,5 milioni nel 1933.
Chi comandava nel partito? Il Politburo, una decina di membri eletti dal Comitato centrale, e il segretario generale, che dal 1922 al 1991 fu di fatto il capo dell’URSS.
Quando fu sciolto? Sospeso in Russia il 23 agosto 1991 e messo fuori legge il 6 novembre 1991 da El’cin, dopo il golpe; il Partito comunista della Federazione Russa, nato nel 1993, se ne considera l’erede.
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