Costo della vita nell’URSS
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il pane a 13 copechi, il latte a 30, il metrò e l’autobus a 5, l’affitto a pochi rubli, il cinema a 25 copechi: i prezzi sovietici erano fissati dallo Stato e non cambiavano per decenni, e questa immobilità, con il posto di lavoro garantito, è ciò che i nostalgici ricordano. Sotto stava un’inflazione nascosta fatta di penuria, di prodotti scomparsi e riapparsi più cari con un altro nome, di mercato nero a prezzi doppi, che esplose nel 1991-92.
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I prezzi fissi
Dalla riforma del 1961 alla fine dell’Unione i prezzi dei beni essenziali restarono quasi immutati, perché fissati dal Comitato statale dei prezzi e sovvenzionati dal bilancio: il pane nero a 13-16 copechi al chilo, il bianco a 20-25, il latte a 30 copechi al litro, lo zucchero a 78-94, le uova a un rublo la decina, la carne di Stato a 2 rubli al chilo, il burro a 3,50, la vodka a 3,62 e poi 4,12 e 5,30, il pacchetto di sigarette a 20-40 copechi, il giornale a 3, il biglietto del metrò a 5, del tram a 3, del cinema a 25-50. L’affitto con le utenze costava a una famiglia tra i 10 e i 20 rubli al mese, meno del 5 per cento del reddito.
I beni cari
I prezzi alti erano riservati a ciò che lo Stato voleva razionare con il denaro: le automobili da 5.500 a 10.000 rubli, i televisori a colori da 700, i frigoriferi da 300, i mobili, i tappeti da 500 a 1.000, gli abiti e le scarpe importati da 100 in su, l’oro e i gioielli. La struttura era rovesciata rispetto all’Occidente: il necessario quasi gratis, il desiderabile carissimo e introvabile, e la spesa alimentare oltre il 40 per cento del bilancio familiare nonostante i prezzi bassi, perché il cibo di qualità si comprava al mercato a tre volte il prezzo di Stato.
L’inflazione nascosta
Ufficialmente i prezzi non salivano; nei fatti l’inflazione era «repressa»: i prodotti a prezzo basso sparivano dai negozi e ricomparivano in versioni «nuove» più care, la qualità peggiorava, il mercato kolchoziano e quello nero, dove si trovava ciò che mancava, avevano prezzi liberi e crescenti, e le code erano un costo in tempo. Gli economisti occidentali stimavano un’inflazione reale di alcuni punti l’anno negli anni Settanta e Ottanta; i risparmi accumulati erano la misura del denaro senza merci.
Il bilancio di una famiglia
Una famiglia urbana con due stipendi da 150 rubli spendeva negli anni Ottanta circa 130 rubli in cibo, 15 in affitto e utenze, 20 in trasporti e servizi, 40 in vestiti e beni durevoli acquistati a rate o con il risparmio, e metteva il resto nella cassa di risparmio in attesa dell’automobile o del frigorifero; la dacia e i pacchi dai parenti in campagna riducevano la spesa alimentare, i figli costavano poco grazie ad asili, scuole e libri gratuiti, e le vacanze dipendevano dal buono del sindacato. Era una vita modesta e prevedibile.
Il 1991 e dopo
Nell’aprile 1991 il governo Pavlov raddoppiò i prezzi al dettaglio per decreto, nel gennaio 1992 Gajdar li liberalizzò: in un anno l’inflazione superò il 2.500 per cento, il pane passò da 20 copechi a 20 rubli e poi a centinaia, e i prezzi sovietici sparirono con la moneta. Il costo della vita dell’URSS, con il pane a 13 copechi, resta il termine di paragone della nostalgia, e il ricordo della penuria che lo accompagnava si affievolisce.
Curiosità
- Il prezzo della vodka era il termometro del paese: 2,87 rubli negli anni Sessanta, 3,62 nel 1972, 4,12 e poi 5,30 nel 1981, con le barzellette che contavano gli aumenti.
- Il prezzo di ogni prodotto era stampato o inciso sull’oggetto in fabbrica, dal bicchiere al libro: un prezzo unico per tutta l’Unione, da Brest a Vladivostok.
- I prodotti «nuovi» erano il modo di alzare i prezzi senza dirlo: la stessa salsiccia con un nome diverso costava il doppio, e la vecchia spariva.
- L’affitto di un appartamento di due stanze, utenze comprese, costava negli anni Ottanta intorno ai 15 rubli: meno di un pranzo per due al ristorante.
Valutazione critica
Il costo della vita sovietico era basso per ciò che si trovava e infinito per ciò che non si trovava, e la stabilità dei prezzi era pagata con la penuria e con l’inflazione nascosta nelle code e nel mercato nero. Fu una sicurezza reale per chi aveva pochi bisogni, e una trappola per un sistema che non poteva alzare i prezzi senza ammettere di aver mentito.
La memoria dei prezzi a copechi, senza la memoria dei negozi vuoti, è il fondamento economico della nostalgia; il 1992, che rese i prezzi veri e la povertà visibile, ne è il contraltare.
FAQ – Domande frequenti
Quanto costava il pane in URSS? Tra 13 e 25 copechi al chilo secondo il tipo, con un prezzo fisso dal 1961 al 1991; con lo stipendio medio di 170 rubli del 1980 si potevano comprare oltre mille chili di pane.
Quanto costava l’affitto? Pochi rubli al mese, con le utenze intorno ai 10-20 rubli per un appartamento: meno del 5 per cento del reddito di una famiglia, con tariffe ferme dal 1928.
C’era inflazione? Ufficialmente no; nei fatti sì, nascosta nella penuria, nei prodotti ricomparsi più cari con altro nome e nei prezzi del mercato nero. Esplose nel 1991-92 con la liberalizzazione.
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