Esercito
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Nata il 23 febbraio 1918 come Armata Rossa operaia e contadina, l’esercito sovietico fu il più grande del mondo: undici milioni di uomini nel 1945, cinque milioni negli anni Ottanta, con la leva di due anni per ogni maschio, i commissari politici accanto ai comandanti, i marescialli fucilati nel 1937 e il bilancio che divorava un quinto dell’economia. Vinse la guerra più grande della storia, occupò mezza Europa, perse in Afghanistan e nel 1991 non difese lo Stato che lo aveva creato.
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Dall’Armata Rossa all’Armata Sovietica
L’Armata Rossa fu creata per decreto il 28 gennaio 1918 e celebrata dal 23 febbraio, giorno della prima mobilitazione contro i tedeschi; Trockij ne fece in due anni un esercito di cinque milioni con gli ex ufficiali zaristi sorvegliati dai commissari politici, e la guerra civile ne fissò il carattere. Negli anni Trenta fu meccanizzata e decimata: il Grande terrore uccise tre marescialli su cinque, quasi tutti i comandanti di armata e di corpo e decine di migliaia di ufficiali, lasciando l’esercito senza esperienza alla vigilia del 1941. Nel 1946 prese il nome di Armata Sovietica.
La struttura
Le forze armate comprendevano cinque armi: le forze missilistiche strategiche, create nel 1959 e prime per prestigio, le forze terrestri, la difesa aerea, l’aviazione e la marina, più le truppe di frontiera del KGB e le truppe interne del ministero dell’interno. Il territorio era diviso in sedici distretti militari, con i gruppi di forze all’estero, in Germania, Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria, e le divisioni a organico ridotto da riempire con i riservisti; lo Stato maggiore generale pianificava, il Politburo decideva, e la direzione politica principale, con i «zampolit» in ogni reparto, garantiva la fedeltà.
Il soldato
Ogni maschio sovietico a diciotto anni faceva due anni di leva, tre in marina, senza esenzioni se non per gli studenti universitari e con la coscrizione che prendeva ogni anno due milioni di ragazzi da tutte le repubbliche: la caserma era la scuola di russo per gli asiatici e di «dedovščina», la violenza dei veterani sulle reclute, per tutti, con centinaia di morti l’anno. Il servizio era un dovere sacro, un rito di passaggio e un incubo, e dopo la leva ogni uomo restava riservista fino a cinquant’anni. Gli ufficiali di carriera, formati nelle accademie, erano una casta con i privilegi, gli alloggi e le guarnigioni ai confini dell’impero.
Le guerre
L’esercito sovietico combatté la guerra civile, la Polonia nel 1920, i giapponesi in Mongolia nel 1939, la Finlandia, la Germania dal 1941 al 1945 con 8,7 milioni di morti, la Manciuria; invase l’Ungheria nel 1956, la Cecoslovacchia nel 1968 e l’Afghanistan nel 1979, sparò sui propri cittadini a Novočerkassk, a Tbilisi, a Baku e a Vilnius, e fu il garante dell’impero esterno con le sue divisioni in Germania Est. La dottrina era offensiva, con la massa dei carri e la superiorità numerica, e la spesa militare, tra il 15 e il 25 per cento del prodotto, fu tra le cause della rovina economica.
La fine
Nell’agosto 1991 i carri della divisione Taman entrarono a Mosca per il golpe e i loro equipaggi passarono dalla parte di El’cin: l’esercito non difese l’Unione, e in dicembre fu diviso tra le repubbliche, con la Russia che ereditò la maggior parte, l’Ucraina la seconda armata d’Europa e il Kazakistan le testate. Gli anni Novanta portarono la miseria, la Cecenia e le vendite di armi; la Russia di Putin ha riarmato l’esercito sovietico con le stesse strutture, la stessa leva e la stessa dedovščina, e nel 2022 lo ha mandato in Ucraina, dove le sue divisioni sono state fermate.
Curiosità
- Il 23 febbraio, giorno dell’Armata Rossa, è ancora festa in Russia e in Bielorussia come «giorno dei difensori della patria»: è diventato la festa degli uomini, con i regali delle colleghe.
- Nel 1937-38 furono fucilati tre marescialli su cinque, tredici comandanti di armata su quindici e la maggior parte dei comandanti di corpo e di divisione: nessun esercito ha mai perso tanti generali in tempo di pace.
- I «zampolit», i vice comandanti per gli affari politici, esistevano in ogni reparto fino al 1991; la Russia li ha reintrodotti nel 2018 con il nome di vice per il lavoro politico-militare.
- L’esercito sovietico contava nel 1985 circa 5,3 milioni di effettivi e 53.000 carri armati, più di tutte le forze della NATO insieme.
Valutazione critica
L’esercito sovietico fu la ragione d’essere dello Stato e il suo peso: creato per la guerra civile, sopravvissuto alle purghe, vincitore a Berlino a un prezzo che nessun altro esercito avrebbe accettato, poi strumento dell’occupazione dell’Europa orientale e delle repressioni interne, con un costo che mangiava l’economia. Fu grande nei numeri e povero nel rispetto per i propri soldati, dalla leva alla dedovščina.
L’esercito russo che ha invaso l’Ucraina è l’erede diretto di quello sovietico, con le stesse strutture e le stesse abitudini: le sue perdite e i suoi crimini mostrano che cosa quel modello produce quando non ha più la massa.
FAQ – Domande frequenti
Quanto era grande l’esercito sovietico? Circa 5,3 milioni di effettivi negli anni Ottanta, con 53.000 carri armati e la leva obbligatoria di due anni: il più grande del mondo. Nel 1945 contava undici milioni di uomini.
Che cos’erano i commissari politici? Gli ufficiali del partito affiancati ai comandanti dal 1918 per garantire la fedeltà politica dei reparti; chiamati zampolit, esistevano in ogni unità fino al 1991 e sono stati reintrodotti in Russia nel 2018.
Che fine fece l’esercito nel 1991? Fu diviso tra le repubbliche: la Russia ereditò la maggior parte delle forze e le testate, l’Ucraina la seconda armata d’Europa. L’esercito non intervenne per salvare l’Unione.
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