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Sommergibili

Approfondimento storico in una prospettiva critica

L’ Unione Sovietica costruì oltre 250 sommergibili nucleari, più di tutti gli altri paesi insieme: dal K-3 del 1958 ai Typhoon di 48.000 tonnellate del «Ottobre Rosso», dagli Alfa in titanio che filavano a 41 nodi ai lanciamissili che aspettavano sotto l’Artico. Furono la parte più segreta della deterrenza e la più mortale per i propri equipaggi, con i reattori fusi del K-19, il K-129 perduto e recuperato dalla CIA, il Komsomolec, e il Kursk del 2000 che chiuse l’epoca.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Sommergibili
Colonna di mezzi corazzati e fanteria su una strada fangosa durante un’esercitazione autunnale.

Le origini

La marina zarista e quella sovietica degli anni Trenta puntarono sui sommergibili come arma dei poveri: l’URSS ne aveva nel 1941 più di ogni altro paese, con risultati modesti in guerra tranne l’affondamento del «Gustloff». Nel dopoguerra la tecnologia tedesca catturata produsse i Whiskey, oltre duecento battelli convenzionali, e i Foxtrot che nell’ottobre 1962 furono costretti a emergere dagli americani al largo di Cuba, con a bordo siluri nucleari che i comandanti decisero di non usare.

L’era nucleare

Il K-3 «Leninskij Komsomol», varato nel 1957 ed entrato in servizio nel 1958, fu il primo sommergibile atomico sovietico e nel 1962 raggiunse il Polo Nord; seguirono i November, i primi lanciamissili Hotel e Yankee, i Delta che dal 1972 portavano i missili strategici nei «bastioni» sotto l’Artico e nel Pacifico, gli Oscar con i missili anti-portaerei, gli Alfa in titanio con il reattore a metallo liquido, i più veloci e profondi mai costruiti, e nel 1981 i Typhoon, i più grandi della storia con venti missili e una piscina per l’equipaggio. La Sevmaš di Severodvinsk e i cantieri di Komsomol’sk ne vararono in trent’anni oltre 250, spesso più veloci e rumorosi di quelli americani.

I disastri

Il prezzo fu pagato dagli equipaggi: nel 1961 il K-19, con il circuito di raffreddamento rotto nell’Atlantico, fu salvato da otto marinai che ripararono il reattore e morirono in giorni; nel 1968 il K-129 affondò nel Pacifico con 98 uomini, e nel 1974 la CIA ne recuperò una parte con il progetto Azorian; nel 1970 il K-8 affondò nel golfo di Biscaglia, nel 1985 un reattore esplose nella baia di Čažma, nel 1989 il Komsomolec, il battello più profondo del mondo, affondò per un incendio nel Mare di Norvegia con 42 morti. Il segreto impedì le lezioni; le famiglie non ebbero notizie.

La fine

Nel 1991 la Russia ereditò oltre cento sommergibili nucleari che non poteva mantenere: furono demoliti con i fondi americani ed europei del programma di riduzione della minaccia, con i reattori stoccati nella baia di Sajda e le scorie che l’URSS aveva già scaricato nel mare di Kara. Il 12 agosto 2000 il Kursk, un Oscar II, affondò nel Mare di Barents per l’esplosione di un siluro con 118 uomini, e la Russia rifiutò per giorni l’aiuto straniero mentre i superstiti battevano sullo scafo: Putin, in vacanza, imparò la lezione della comunicazione e non quella della trasparenza.

L’eredità

La Russia ha ricostruito la flotta strategica con i Borej e i loro missili Bulava, e mantiene i sommergibili come la parte più credibile della propria deterrenza; l’Ucraina ha perso l’unico battello a Sebastopoli nel 2014. Il «Ottobre Rosso» di Tom Clancy, il K-19 del film, il Kursk di Vinterberg hanno fatto dei sommergibili sovietici il mito dell’Occidente; i marinai di Kola vivono ancora nelle città chiuse accanto ai cimiteri dei reattori.

Curiosità

  • I Typhoon, i più grandi sommergibili mai costruiti, avevano 48.000 tonnellate in immersione, due scafi affiancati, una sauna e una piscina: l’ultimo, il Dmitrij Donskoj, è stato ritirato nel 2023.
  • Gli Alfa, con lo scafo in titanio e il reattore raffreddato a metallo liquido, raggiungevano 41 nodi e 800 metri di profondità: erano così costosi che ne furono costruiti sette.
  • Nel 1974 la nave Glomar Explorer, finanziata dalla CIA con la copertura di Howard Hughes, recuperò dal fondo del Pacifico una parte del K-129: i sei marinai sovietici ritrovati furono sepolti in mare con gli onori.
  • L’URSS scaricò nel mare di Kara, nell’Artico, almeno sedici reattori nucleari e migliaia di contenitori di scorie, compreso il reattore del K-27: la Russia lo ha ammesso nel 1993.

Valutazione critica

I sommergibili nucleari furono la parte dell’arsenale sovietico in cui il sistema mise il meglio della sua ingegneria e il peggio del suo rispetto per gli uomini: battelli record costruiti in fretta, con reattori che uccidevano gli equipaggi e un segreto che trasformava ogni disastro in una perdita senza nome. La deterrenza subacquea era reale; il suo prezzo, dai reattori nel mare di Kara alle vedove di Kola, non fu mai contato.

Il Kursk, con i superstiti che battevano sullo scafo mentre lo Stato rifiutava l’aiuto, è la sintesi di quella cultura, sopravvissuta all’Unione.

FAQ – Domande frequenti

Quanti sommergibili nucleari costruì l’URSS? Oltre 250 dal 1958 al 1991, più di tutti gli altri paesi insieme, tra battelli d’attacco, lanciamissili da crociera e lanciamissili strategici.

Qual era il sommergibile più grande? I Typhoon del 1981, 48.000 tonnellate in immersione e venti missili intercontinentali: i più grandi mai costruiti, resi celebri dal romanzo «Caccia a Ottobre Rosso».

Che cosa accadde al Kursk? Il 12 agosto 2000 il sommergibile Kursk affondò nel Mare di Barents per l’esplosione di un siluro, con 118 morti; la Russia rifiutò per giorni l’aiuto straniero mentre alcuni marinai erano ancora vivi.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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