Feste sovietiche
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il calendario sovietico sostituì le feste religiose con quelle dello Stato: il 7 novembre con la parata sulla Piazza Rossa, il 1° maggio con le colonne dei lavoratori, il 9 maggio con i veterani, l’8 marzo con i fiori, e il Capodanno, l’unica festa senza politica, con l’albero, Nonno Gelo, lo spumante e il film di Rjazanov in televisione. Partecipare alle sfilate era un dovere; il Capodanno un piacere, e per questo è l’unica festa sopravvissuta intatta.
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Il calendario
Le feste di Stato erano il 1° gennaio, giorno festivo dal 1947; l’8 marzo, giornata della donna, festivo dal 1965; il 1° e il 2 maggio, giornate della solidarietà dei lavoratori; il 9 maggio, giorno della Vittoria, festivo dal 1965; il 7 e l’8 novembre, anniversario della rivoluzione; il 5 dicembre, poi 7 ottobre, giorno della Costituzione. Il 23 febbraio, giorno dell’Armata Rossa, e decine di «giornate professionali», dal minatore al pescatore all’insegnante, completavano un calendario in cui le domeniche di Pasqua e il Natale non esistevano, anche se milioni di persone li celebravano in casa.
Le parate
Il 7 novembre e il 1° maggio la Piazza Rossa ospitava la parata militare e la «dimostrazione» dei lavoratori, che sfilavano per organizzazione con i ritratti dei dirigenti e le parole d’ordine, salutati dal Politburo sul mausoleo; ogni città ripeteva il rito davanti al proprio palazzo del partito. La partecipazione era organizzata dalle fabbriche e dalle scuole, con l’appello; dopo la sfilata si tornava a casa a bere e a mangiare, e questa era la parte attesa. Il 9 maggio, dal 1965, i veterani con le medaglie erano i protagonisti, e la festa divenne negli anni Ottanta la più sentita.
Il Capodanno
Vietato come festa borghese nel 1929, l’albero tornò nel 1935 come «albero di Capodanno», con Nonno Gelo e la nipote Fanciulla di neve al posto di San Nicola, la stella rossa in cima e i regali. Il Capodanno divenne la festa delle famiglie: l’insalata Olivier, i mandarini, lo spumante sovietico a mezzanotte, l’orologio del Cremlino in televisione, il discorso del segretario generale dal 1970 e, dal 1975, la commedia di Rjazanov «L’ironia del destino», trasmessa ogni anno. La «Luce blu», il varietà notturno, riuniva il paese davanti allo schermo.
Le feste private e proibite
La Pasqua, con i kulič e le uova colorate, e il Natale ortodosso, il 7 gennaio, sopravvissero nelle famiglie e nelle campagne nonostante la propaganda atea e i controlli davanti alle chiese; il «vecchio Capodanno» del 13 gennaio, residuo del calendario giuliano, divenne una seconda festa. I compleanni, le nozze nei «palazzi dei matrimoni» con la corona da deporre al monumento ai caduti, i battesimi celebrati di nascosto scandivano la vita accanto al calendario ufficiale.
Dopo il 1991
Il 7 novembre è sparito dai calendari, tranne in Bielorussia; il 1° maggio è rimasto come festa del lavoro; il 9 maggio è diventato in Russia la festa nazionale per eccellenza, con parate sempre più grandi e il «reggimento immortale» dei ritratti dei caduti; l’8 marzo e il Capodanno sono identici a prima, e «L’ironia del destino» va ancora in onda ogni 31 dicembre. Il Natale ortodosso è tornato festivo nel 1991.
Curiosità
- La parata del 7 novembre 1941, con i tedeschi alle porte di Mosca, si tenne ugualmente: i reparti sfilarono sulla Piazza Rossa e proseguirono verso il fronte.
- «L’ironia del destino», la commedia del 1975 su un uomo che ubriaco la notte di Capodanno finisce nell’appartamento identico di una sconosciuta in un’altra città, è trasmessa ogni 31 dicembre da mezzo secolo.
- Il «vecchio Capodanno» del 13 gennaio, che corrisponde al 1° gennaio del calendario giuliano, è festeggiato ancora oggi in tutto lo spazio ex sovietico.
- Le giornate professionali erano decine: il giorno del minatore, del metallurgico, del ferroviere, del pescatore, del cosmonauta, dei paracadutisti, che ancora oggi il 2 agosto invade le fontane di Mosca.
Valutazione critica
Le feste sovietiche furono il tentativo di sostituire il sacro con lo Stato: parate obbligatorie, ritratti dei dirigenti, discorsi. Riuscì solo dove il rito coincideva con un bisogno vero, il Capodanno in famiglia e il 9 maggio con i suoi lutti reali; le feste politiche sono scomparse senza rimpianti il giorno in cui nessuno fu più obbligato a sfilare.
Il 9 maggio nella Russia di oggi mostra la parabola: da festa dei veterani a culto di Stato, con le parate che sostituiscono la memoria e servono a legittimare il presente.
FAQ – Domande frequenti
Quali erano le feste principali in URSS? Il 7 novembre, anniversario della rivoluzione, il 1° maggio, il 9 maggio, giorno della Vittoria, l’8 marzo, il Capodanno e il giorno della Costituzione; il Natale e la Pasqua non erano feste ufficiali.
Si festeggiava il Natale? Non ufficialmente: l’albero e i regali furono trasferiti nel 1935 al Capodanno, con Nonno Gelo; il Natale ortodosso del 7 gennaio sopravvisse in famiglia e tornò festivo nel 1991.
La partecipazione alle parate era obbligatoria? Di fatto sì: fabbriche, uffici e scuole organizzavano le colonne e facevano l’appello; assentarsi senza motivo era annotato dal collettivo.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.