Bandiera sovietica
UNIONESOVIETICA.COM
Storia critica dell’URSS: potere, società e conseguenze
Tutte le macro-categorie
Storia dell’Unione Sovietica Repubbliche sovietiche Demografia dell’URSS Politica e istituzioni Gulag, repressioni e dissenso Società e vita quotidiana Case, quartieri e architettura Religioni e rapporto con le Chiese Economia, risorse minerarie, lavoro e rublo Industria, fabbriche e marchi Treni, ferrovie e trasporti Forze armate, armamenti e deterrenza nucleare Guerre, conflitti e Guerra fredda Spazio, scienza e tecnologia Stampa, giornali, televisione e radio Cultura, spettacolo e sport Leader e personaggi Patto di Varsavia e paesi del blocco orientale Comunismo in Europa e rapporti con il PCI URSS nel mondo: Cuba, Africa e Asia Energia, ambiente e disastri Simboli, oggetti, primati e curiosità Indice completo

Negozi

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Comprare in URSS era un’arte: si sceglieva al banco, si faceva la coda alla cassa, si tornava con lo scontrino a ritirare, e prima ancora bisognava sapere dove «avevano buttato fuori» la merce. Gastronom, Univermag, GUM, mercati kolchoziani, negozi Beriozka per chi aveva valuta, distributori chiusi per la nomenklatura: la rete commerciale sovietica distribuiva la scarsità secondo una gerarchia precisa, e la parola chiave non era «comprare» ma «procurarsi».

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Negozi
Lunga coda davanti a un negozio statale d’inverno: borse a rete, colbacchi, vetrina vuota.

I tipi di negozio

Il negozio alimentare di quartiere si chiamava Gastronom o, in provincia, «prodotti»; i grandi magazzini erano gli Univermag, con il GUM sulla Piazza Rossa e il CUM a Mosca in cima alla gerarchia; i «Kul’ttovary» vendevano libri, dischi e cartoleria, i «Chozjajstvennye» ferramenta e casalinghi; dal 1970 gli Universam introdussero il libero servizio. I mercati kolchoziani offrivano i prodotti dei contadini a prezzi liberi, i negozi «a commissione» l’usato, i chioschi i giornali, i gelati e il kvas alla spina d’estate. Il tutto era di Stato, tranne il mercato.

Il rito dell’acquisto

Il sistema a tre code era la regola: si chiedeva al banco il prodotto e il prezzo, si andava alla cassa a pagare, si tornava al banco con lo scontrino a ritirare la merce, che la commessa pesava sulla bilancia e conteggiava con il pallottoliere. La commessa era una figura di potere, che poteva mettere da parte, negare o favorire; la mancia e il regalo erano parte del prezzo. Quando arrivava un prodotto raro, la voce correva e la coda si formava prima ancora di sapere che cosa fosse: si comprava e poi si chiedeva.

La gerarchia dei rifornimenti

Le merci arrivavano secondo la categoria della città: Mosca e le capitali in prima categoria, le città chiuse e industriali in seconda, il resto del paese in terza, dove la salsiccia era un ricordo. Dentro ogni città, i distributori chiusi della nomenklatura, le mense speciali e i «buoni» delle fabbriche importanti creavano ulteriori livelli; i negozi Beriozka, dal 1964, vendevano beni occidentali e caviale a chi aveva valuta o i buoni sostitutivi, cioè diplomatici, marinai, artisti in tournée e le loro famiglie. Il cittadino normale conosceva questa gerarchia e ne prendeva atto.

Deficit, blat e mercato nero

«Deficit» era la parola per i beni introvabili, che erano quasi tutti quelli desiderabili; «dostat’», procurarsi, il verbo dell’economia quotidiana; «blat», la rete di conoscenze che apriva il retrobottega. La commessa di un Gastronom, il magazziniere, il macellaio erano i nodi di una rete di scambi in cui tutti davano e ricevevano qualcosa; il mercato nero, dai jeans ai pezzi di ricambio, era la boutique parallela, illegale e indispensabile. Le cooperative del 1988 furono i primi negozi privati dal 1928.

Dopo il 1991

Con la liberalizzazione dei prezzi del gennaio 1992 le vetrine si riempirono in poche settimane e le code sparirono: il problema divenne il denaro. I chioschi e i mercati all’aperto sostituirono i negozi di Stato, il GUM e il CUM divennero centri commerciali di lusso, e i supermercati occidentali arrivarono negli anni Duemila. Il pallottoliere e il sistema a tre code sono sopravvissuti nelle piccole città fino agli anni Novanta.

Curiosità

  • Il GUM, sulla Piazza Rossa, fu chiuso da Stalin nel 1930 e usato come uffici; riaprì come grande magazzino nel 1953 e negli anni Sessanta ospitava la «sezione 200», il reparto riservato ai dirigenti.
  • Il pallottoliere, gli «sčëty», fu lo strumento di calcolo di tutti i negozi sovietici fino agli anni Novanta: le commesse lo usavano più in fretta delle calcolatrici.
  • Nei negozi Beriozka un cittadino sovietico con rubli non poteva entrare: si pagava con «buoni» valutari o valuta straniera, e la sola detenzione di dollari era reato.
  • La frase «vybrosili», «hanno buttato fuori», per indicare che un negozio aveva messo in vendita un prodotto raro, è entrata nel lessico del Novecento russo.

Valutazione critica

I negozi sovietici erano il punto in cui la pianificazione incontrava i cittadini, e li deludeva: un sistema che produceva senza chiedere che cosa servisse distribuiva con le code e con la gerarchia, e trasformava la commessa in un potere e il cliente in un supplicante. Il blat e il mercato nero non furono deviazioni ma il modo in cui il sistema funzionava davvero.

La rapidità con cui le vetrine si riempirono nel 1992 dimostrò che la penuria non era una carenza di beni ma un difetto del meccanismo; il prezzo, per chi non aveva soldi, fu la fine della povertà egualitaria.

FAQ – Domande frequenti

Come si comprava in un negozio sovietico? Con il sistema a tre code: si sceglieva al banco, si pagava alla cassa e si tornava al banco con lo scontrino per ritirare la merce, pesata e conteggiata con il pallottoliere.

Che cos’erano i negozi Beriozka? Negozi riservati, dal 1964, dove si pagava in valuta straniera o con buoni sostitutivi: vendevano beni occidentali e di lusso a diplomatici, marinai e artisti, non ai cittadini comuni.

Che cosa significa deficit? Nel linguaggio sovietico i beni introvabili, cioè quasi tutti quelli desiderabili, dalla carne ai collant; «procurarsi» un prodotto in deficit richiedeva conoscenze, code o mercato nero.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

Altri articoli della stessa sottosezione