Tempo libero
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Dal 1967 i sovietici ebbero il sabato libero, e lo riempirono di dacia, funghi, banja, pesca, scacchi, cinema e televisione: l’URSS fu il paese con più spettatori di cinema al mondo, con più lettori dichiarati, con milioni di persone in gita con la tenda e la chitarra. Il tempo libero era organizzato dallo Stato, con le case della cultura e i circoli, e sottratto allo Stato, nelle cucine e nei boschi; e una parte se ne andava nelle code.
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Il tempo
La settimana lavorativa passò dalle 48 ore degli anni Trenta alle 41 del 1967, quando fu introdotta la settimana di cinque giorni, e le ferie retribuite arrivarono a tre o quattro settimane; ma le code per la spesa, i trasporti lenti e gli impegni «volontari», dai subbotnik alle riunioni, consumavano il tempo libero teorico. Le indagini degli anni Settanta mostrarono che una donna sovietica aveva la metà del tempo libero di un uomo.
La dacia e la natura
La dacia, con l’orto di sei are assegnato dal posto di lavoro, era il luogo del fine settimana da maggio a settembre: coltivare, costruire, stare tra i propri; la raccolta dei funghi e delle bacche, la pesca, la caccia e il «turismo» con la tenda, la canoa e la chitarra, organizzato in club e sezioni, riempivano le estati. La banja, il bagno di vapore con le fruste di betulla e la birra, era il rito settimanale degli uomini e delle donne, e il luogo delle amicizie e degli affari.
Cinema, televisione, lettura
Nel 1970 i cinema sovietici vendettero oltre quattro miliardi di biglietti, il record mondiale: le commedie di Rjazanov e Gajdaj, i film di guerra, i pochi film occidentali e indiani ammessi riempivano le sale a venti copechi. La televisione, in ogni casa dagli anni Settanta, offriva il telegiornale, l’hockey, i concerti di Capodanno e le serie come «Diciassette momenti di primavera», che svuotava le strade; la radio e i registratori a nastro diffondevano le canzoni dei bardi. I sovietici si dichiaravano «il popolo che legge di più», con le tirature enormi dei classici e le code per gli abbonamenti alle riviste.
Lo Stato organizzatore
Le case e i palazzi della cultura delle fabbriche e dei quartieri offrivano corsi, circoli di scacchi, cori, teatri amatoriali, orchestre, cineforum; le società sportive, dallo Spartak al Dinamo, i palazzi dei pionieri, i parchi della cultura e del riposo come quello di Gor’kij a Mosca, i sanatori dei sindacati: il tempo libero era un servizio pubblico, gratuito o quasi, e insieme un modo per tenere i cittadini dentro il collettivo. Gli scacchi, con milioni di praticanti e i campioni del mondo, erano lo sport nazionale del pensiero.
La cucina e la vita privata
Il tempo libero più prezioso era quello sottratto allo Stato: le sere in cucina con gli amici, la vodka e le conversazioni che non si facevano altrove, i dischi e i libri passati di mano in mano, le feste in casa. Dopo il 1991 la dacia e la banja sono rimaste, il cinema è crollato e risalito, la televisione ha cambiato padrone; la cucina, come luogo di libertà, è passata al telefono e poi a Internet.
Curiosità
- Il film indiano «Il vagabondo» di Raj Kapoor, del 1951, fu visto in URSS da oltre 60 milioni di spettatori: i film indiani furono per decenni tra i più amati.
- «Diciassette momenti di primavera», la serie sulla spia sovietica Stirlitz nella Berlino nazista, fu trasmessa nel 1973 e, secondo la leggenda, ridusse la criminalità nelle ore di programmazione.
- I sei are della dacia, seicento metri quadrati, erano il limite fissato dallo Stato per gli orti: il termine «šest’ sotok» è ancora sinonimo di dacia.
- Nel 1970 ogni cittadino sovietico andava al cinema in media quasi venti volte l’anno, contro le cinque degli americani.
Valutazione critica
Il tempo libero sovietico fu un misto di organizzazione statale e di evasione privata: lo Stato costruì case della cultura, cinema e sanatori per formare il cittadino nuovo, e il cittadino usò la dacia, la banja e la cucina per essere se stesso. La povertà dei consumi rese ricche le relazioni, e questa è la parte del passato che chi lo ha vissuto rimpiange davvero.
Le quattro miliardi di biglietti di cinema e il «popolo che legge di più» dicono anche che non c’era molto altro da fare: la scarsità di alternative fu il segreto della cultura di massa sovietica.
FAQ – Domande frequenti
Quanto tempo libero avevano i sovietici? Dal 1967 il sabato e la domenica, con la settimana di 41 ore e ferie di tre o quattro settimane; le code e gli impegni obbligatori ne consumavano una parte, soprattutto per le donne.
Che cosa facevano nel fine settimana? Dacia e orto, funghi e pesca, banja, cinema, televisione, scacchi, gite con la tenda; d’estate le ferie nei sanatori dei sindacati o al mare.
Il cinema era davvero così popolare? Sì: nel 1970 furono venduti oltre quattro miliardi di biglietti, il record mondiale, con i biglietti a pochi copechi e poche alternative di svago.
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