Inno dell’Unione Sovietica
Testo originale in russo, traduzione italiana e contesto storico
L’URSS cantò per vent’anni l’Internazionale, poi dal 1° gennaio 1944 l’inno voluto da Stalin con la musica di Aleksandr Aleksandrov e i versi di Sergej Michalkov e Gabriel’ El’-Registan, che lodavano il dittatore; dopo il 1956 fu eseguito senza parole per ventun anni, nel 1977 Michalkov riscrisse i versi senza Stalin, nel 1991 la Russia scelse una musica senza testo, e nel 2000 Putin restituì la musica di Aleksandrov con i terzi versi di Michalkov. Questa pagina riporta solo l’incipit del testo, e racconta la storia della melodia che l’ha attraversata.
Questa pagina riporta soltanto l’incipit del testo russo, con una resa italiana di servizio. Il testo integrale non è riprodotto: l’inno viene trattato come documento storico, del quale si descrivono le versioni e i contenuti.
Testo originale in russo
Breve estratto: «Союз нерушимый республик свободных…»
Il testo ufficiale ebbe due versioni, quella del 1944 e quella del 1977, con lo stesso incipit: le differenze sono descritte più sotto.
Traduzione italiana
Breve resa: « Unione indistruttibile di libere repubbliche…»
La traduzione integrale non è riprodotta; l’articolo riassume i temi del testo: unità delle repubbliche, patria, partito, guerra e costruzione del comunismo.
L’Internazionale
Dal 1918 l’inno della Russia sovietica e poi dell’Unione fu l’Internazionale, il canto di Pottier e Degeyter del 1871 tradotto in russo da Kots, suonato dalle campane del Cremlino e alla fine di ogni congresso; con la guerra Stalin volle un inno nazionale che parlasse dell’Unione e non della rivoluzione mondiale, anche per rassicurare gli alleati, e nel 1943 fu indetto il concorso tra centinaia di compositori e poeti, con le audizioni al Bol’šoj davanti al dittatore che correggeva i versi.
L’inno di Aleksandrov
Vinse la musica di Aleksandr Aleksandrov, il direttore del coro dell’Armata Rossa, che riprese l’«Inno del partito bolscevico» del 1938 con la melodia solenne, e il testo di Michalkov, l’autore per bambini, ed El’-Registan, il giornalista armeno, che citava Lenin e Stalin come guide del popolo; fu trasmesso per la prima volta alla radio nella notte del 1° gennaio 1944 e adottato ufficialmente il 15 marzo. Ogni repubblica ebbe il proprio inno con i propri compositori, dalla Georgia all’Ucraina, e l’Internazionale restò l’inno del partito.
L’inno senza parole
Dopo il rapporto segreto del 1956 i versi con il nome di Stalin non si potevano più cantare e nessuno volle riscriverli: per ventun anni, fino al 1977, l’inno fu eseguito solo con la musica, alle Olimpiadi, nelle parate e alla radio, e i cittadini che ne conoscevano le parole le tacevano. Nel 1977, con la nuova costituzione, Michalkov scrisse la seconda versione, con Lenin, il partito e il comunismo al posto di Stalin, adottata il 1° settembre; fu l’inno della stagnazione e della perestrojka, fino al 1991.
La Russia
Nel novembre 1990 la Russia di El’cin scelse la «Canzone patriottica» di Glinka, una melodia dell’Ottocento senza testo, che nessuno riuscì a cantare per dieci anni, con i concorsi per le parole falliti e gli atleti russi muti sui podi; nel dicembre 2000 Putin, con il voto della Duma, restituì la musica di Aleksandrov e affidò all’ottantasettenne Michalkov la terza versione dei versi, su Dio, la patria e le terre da un oceano all’altro, con le proteste degli intellettuali e di El’cin e la scelta di un Paese che voleva l’inno che ricordava. Michalkov morì nel 2009, autore di tutte e tre le versioni.
L’eredità
L’inno sovietico è suonato oggi in Russia in ogni occasione ufficiale con le parole del 2000, e le sue note evocano, a seconda di chi ascolta, la vittoria, l’impero o l’occupazione; gli inni delle repubbliche sovietiche sono stati sostituiti, tranne in Bielorussia, che ha tenuto la musica del 1955 con versi nuovi, e in Tagikistan e in Uzbekistan, che hanno conservato le melodie sovietiche con testi cambiati. L’Internazionale è ancora l’inno dei partiti comunisti, e la melodia di Aleksandrov la più riconoscibile dell’ex Unione.
Curiosità
- Alle audizioni del 1943 al Bol’šoj Stalin ascoltò decine di proposte, tra cui quelle di Šostakovič e Chačaturjan, e scelse Aleksandrov; corresse personalmente i versi di Michalkov ed El’-Registan, cambiando alcune parole, e li ricevette al Cremlino con la vodka.
- Dal 1956 al 1977 l’inno dell’URSS fu eseguito senza parole, perché i versi lodavano Stalin e nessuno osava sostituirli: alle Olimpiadi e alle parate la banda suonava e il pubblico taceva.
- Dal 1991 al 2000 l’inno della Russia, la «Canzone patriottica» di Glinka, non aveva parole: il concorso del 1999 per i versi fallì e gli atleti russi alle Olimpiadi di Sydney non poterono cantare.
- Sergej Michalkov, autore dei versi del 1944, del 1977 e del 2000, era anche l’autore di fiabe per bambini e il padre del regista Nikita Michalkov: scrisse gli inni per Stalin, Brežnev e Putin e morì nel 2009 a 96 anni.
Valutazione critica
L’inno è la storia sovietica in una melodia: scritto per Stalin e cantato dai suoi soldati, muto per vent’anni perché nessuno sapeva che cosa dire dopo il dittatore, riscritto per la stagnazione e restituito da Putin come segno che la Russia voleva tornare a riconoscersi in quella musica. Le tre versioni dello stesso autore, con tre padroni, sono l’immagine della continuità.
Che la Russia canti oggi la musica di Aleksandrov con le parole su Dio e la patria dice che l’Unione è stata assorbita nell’impero, non superata; i paesi che hanno cambiato inno hanno cambiato anche la storia che raccontano.
FAQ – Domande frequenti
Chi scrisse l’inno dell’Unione Sovietica? La musica è di Aleksandr Aleksandrov, dall’Inno del partito bolscevico del 1938; i versi del 1944 di Sergej Michalkov e Gabriel’ El’-Registan, riscritti da Michalkov nel 1977 senza Stalin e nel 2000 per la Russia.
Perché l’inno restò senza parole dal 1956 al 1977? Perché i versi originali lodavano Stalin e dopo la destalinizzazione non potevano essere cantati; nessuno riscrisse il testo fino alla nuova costituzione del 1977.
La Russia usa ancora l’inno sovietico? Sì, dal dicembre 2000 la Russia ha ripreso la musica di Aleksandrov con nuovi versi di Michalkov su Dio e la patria, sostituendo la Canzone patriottica di Glinka senza testo adottata nel 1990.
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