La stampa sovietica
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Ottomila giornali e cinquemila periodici con quasi duecento milioni di copie al giorno, tutti dello Stato o del partito, tutti con lo stesso censore e la stessa prima pagina: la stampa sovietica fu la più grande e la meno libera del mondo, letta da un popolo che aveva imparato a cercare le notizie tra le righe e negli spazi bianchi. La glasnost la trasformò in tre anni nel giornalismo più vivace d’Europa; la Russia di oggi l’ha riportata sotto controllo con altri mezzi.
In questa pagina
Il sistema
Non esisteva stampa privata dal 1918: i giornali appartenevano al partito, ai soviet, ai sindacati, al Komsomol, ai ministeri e alle fabbriche, con una gerarchia che dalla Pravda scendeva ai giornali repubblicani, regionali, distrettuali e alle «multitirature» delle imprese, e i periodici seguivano lo stesso schema. Nel 1985 uscivano 8.400 giornali con 180 milioni di copie al giorno e 5.300 periodici, la carta era assegnata dal piano e gli abbonamenti raccolti sul posto di lavoro, con la Pravda obbligatoria per ogni organizzazione di partito; il censore del Glavlit sedeva in ogni redazione.
Il giornalista
Formati nelle facoltà di giornalismo e riuniti dal 1959 nell’Unione dei giornalisti, i giornalisti sovietici erano funzionari dell’ideologia con un mestiere: scrivevano ciò che il dipartimento di propaganda del Comitato centrale indicava, con le riunioni settimanali che fissavano i temi, e i migliori usavano gli spazi che restavano, la satira, i reportage sui difetti «isolati», la scienza, lo sport, la lingua allusiva che i lettori sapevano decifrare. I corrispondenti all’estero, pochi e selezionati, convivevano con gli agenti del KGB nelle stesse redazioni.
Il contenuto
La prima pagina era l’editoriale sul piano e sul partito, le notizie dei dirigenti, i rapporti dai cantieri e dai kolchoz; le pagine interne la vita del paese senza incidenti, crimini o disastri, che ufficialmente non avvenivano; l’ultima pagina l’estero, con le lotte dei lavoratori occidentali e le vittorie dei paesi fratelli, e lo sport. Non c’erano pubblicità, gossip, cronaca nera né necrologi non autorizzati: l’ordine dei nomi in un comunicato rivelava la gerarchia, l’assenza di un dirigente la sua caduta, e i sovietologi occidentali imparavano a leggere la Pravda come i cittadini sovietici.
Le lettere e il samizdat
Le redazioni ricevevano milioni di lettere l’anno, con le denunce di abusi locali che il giornale poteva pubblicare come «critica dal basso» e le rubriche che rispondevano ai lettori: era l’unico canale di reclamo del sistema, e le lettere erano lette anche dal KGB. Ciò che la stampa non diceva circolava nel samizdat, nelle radio straniere e nelle barzellette; il cittadino sovietico leggeva tre giornali e non credeva a nessuno.
La glasnost e il dopo
Tra il 1987 e il 1990 i giornali sovietici divennero i più letti del mondo per ragioni opposte a prima: gli Argumenty i fakty con 33 milioni di copie, la Ogonëk con le rivelazioni sullo stalinismo, la Moskovskie novosti, la Komsomol’skaja pravda, e la legge sulla stampa del 1990 abolì la censura e permise i giornali privati. Gli anni Novanta furono la stagione della stampa libera e povera, controllata dagli oligarchi; dagli anni Duemila il Cremlino ha ripreso le televisioni, poi i giornali, e con la legge del 2022 sulle «notizie false» sull’esercito la stampa indipendente russa è finita in esilio.
Curiosità
- La battuta più nota della stampa sovietica: «nella Pravda non c’è verità e nelle Izvestija non ci sono notizie», dai nomi dei due giornali, «Verità» e «Notizie».
- Ogni organizzazione di partito, ufficio e fabbrica doveva abbonarsi alla Pravda: le copie invendute erano usate per la carta igienica, introvabile, e per incartare il pesce.
- Le lettere ai giornali erano milioni: la Pravda ne riceveva mezzo milione l’anno e aveva un dipartimento con decine di impiegati per smistarle, anche alla polizia.
- Negli anni della glasnost il giornale Argumenty i fakty raggiunse i 33,4 milioni di copie, il record mondiale iscritto nel Guinness nel 1990.
Valutazione critica
La stampa sovietica fu una macchina per non informare, gestita da professionisti che sapevano scrivere e non potevano, e letta da un pubblico che aveva sviluppato l’arte di capire ciò che non era scritto: un sistema in cui la notizia più importante era l’assenza. Le lettere dei lettori e la lingua di Esopo furono le sue uniche libertà, e la glasnost mostrò in tre anni che cosa quei giornalisti avrebbero potuto fare.
La stampa russa in esilio dal 2022 è l’erede della stagione del 1987-90, e il controllo del Cremlino l’erede del Glavlit: la storia della stampa sovietica non è finita nel 1991.
FAQ – Domande frequenti
Quanti giornali c’erano in URSS? Circa 8.400 nel 1985, con 180 milioni di copie al giorno, e 5.300 periodici: tutti di proprietà del partito, dello Stato, dei sindacati o delle organizzazioni pubbliche.
Esisteva la censura? Sì, preventiva e totale: il Glavlit controllava ogni pubblicazione dal 1922 al 1990, e il dipartimento di propaganda del partito fissava i temi; i giornali non riportavano incidenti, crimini né dissenso.
Come si leggeva un giornale sovietico? Tra le righe: l’ordine dei nomi dei dirigenti, le assenze, le formule, gli editoriali e le allusioni dicevano ciò che il testo non poteva dire, e i cittadini avevano imparato a decifrarli.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.