Riviste
Approfondimento storico in una prospettiva critica
I «giornali grossi» come il Novyj Mir, dove nel 1962 uscì Solženicyn, le riviste illustrate come Ogonëk, la satira del Krokodil, la Rabotnica per le donne con venti milioni di copie, Scienza e vita, il Murzilka dei bambini: le riviste sovietiche erano il luogo in cui la cultura ufficiale respirava, con gli abbonamenti contingentati dalla carta e le code all’ufficio postale. Nella glasnost pubblicarono tutto ciò che era proibito e raggiunsero tirature mai viste; nel 1992 crollarono con i prezzi.
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Le riviste letterarie
I «giornali grossi», le riviste mensili di trecento pagine che pubblicavano romanzi, poesie e critica, erano la vera editoria letteraria dell’Unione: il Novyj Mir, dal 1925, con Tvardovskij direttore dal 1958 al 1970, pubblicò «Una giornata di Ivan Denisovič» nel 1962 e fu la coscienza liberale del disgelo; lo Znamja, l’Oktjabr’ conservatore, la Junost’ dei giovani dal 1955 con Aksënov ed Evtušenko, la Inostrannaja literatura che traduceva Hemingway e Böll, la Družba narodov. Un romanzo esisteva quando una rivista lo pubblicava; la censura si esercitava sulle bozze, e le riviste erano il campo di battaglia della cultura.
Le riviste illustrate
Ogonëk, la «fiammella», dal 1923, era il settimanale illustrato di famiglia con le fotografie, i racconti e i cruciverba; il Krokodil, dal 1922, il satirico con le vignette contro i burocrati, gli ubriaconi e l’imperialismo, cinque milioni di copie; la Rabotnica, dal 1914, e la Krest’janka per le donne, con la moda, i cartamodelli e le ricette, venti e dieci milioni; Scienza e vita, con tre milioni di lettori curiosi, la Tecnica ai giovani, Intorno al mondo per i viaggi che nessuno faceva, Al volante per le auto che nessuno aveva, Salute; per i bambini il Murzilka dal 1924 e le Immagini allegre, per i pionieri il Pioner.
Gli abbonamenti
La carta era assegnata dal piano e le riviste popolari avevano il «limite»: gli abbonamenti si aprivano in autunno per l’anno seguente e le code alle poste e agli uffici si formavano dalla notte per il Novyj Mir o per la Inostrannaja, con le liste e i favori; gli abbonamenti ambiti si scambiavano con i beni in deficit. In cambio la rivista arrivava ogni mese ovunque, a prezzi da nulla, e le annate rilegate erano nelle case come i libri.
La glasnost
Dal 1987 le riviste divennero il motore della perestrojka: Ogonëk sotto Korotič passò da 1,5 a 4,5 milioni di copie con le inchieste sullo stalinismo, il Novyj Mir raggiunse i 2,7 milioni nel 1990 pubblicando «Arcipelago Gulag» e Pasternak, la Družba narodov Rybakov, lo Znamja Bulgakov e Platonov, la Junost’ i giovani scrittori; il «limite» fu abolito nel 1988 e le tirature esplosero. Fu la stagione più letta della storia dell’editoria russa, e durò tre anni.
Il crollo
Con la liberalizzazione dei prezzi del 1992 la carta e le poste costarono cento volte di più e le riviste persero i lettori: il Novyj Mir scese sotto le ventimila copie, il Krokodil chiuse nel 2000, Ogonëk passò tra gli oligarchi e si è fermato nel 2020, le riviste femminili sono state sostituite dalle edizioni russe dei periodici occidentali. I «giornali grossi» esistono ancora, sostenuti dallo Stato, con tirature da bollettino; le annate degli anni Sessanta e Ottanta sono nelle biblioteche e nei mercatini.
Curiosità
- Il numero del Novyj Mir del novembre 1962 con «Una giornata di Ivan Denisovič» fu stampato in 95.000 copie ed esaurito in poche ore: le copie passarono di mano in mano e furono fotografate pagina per pagina.
- Il Krokodil, con la sua forchetta e il coccodrillo rosso, satireggiava per cinque milioni di lettori i burocrati e gli ubriaconi, mai il partito: fu l’umorismo di Stato dal 1922 al 2000.
- Le code per gli abbonamenti al Novyj Mir e alla Inostrannaja literatura cominciavano di notte davanti alle poste: un abbonamento valeva come una merce di scambio.
- Ogonëk nel 1988 pubblicò le prime fotografie dei documenti del Gulag e le liste dei fucilati: le edicole vendevano il settimanale in pochi minuti, e le copie si affittavano.
Valutazione critica
Le riviste furono il luogo in cui la cultura sovietica ebbe più libertà e più lettori: i giornali grossi decidevano che cosa esisteva in letteratura, e le code per gli abbonamenti dicono quanto quel poco fosse desiderato. La glasnost non le inventò: liberò ciò che le redazioni avevano tenuto pronto per trent’anni.
Il loro crollo del 1992 mostra che la lettura di massa sovietica era anche un prodotto della penuria: senza altro da comprare, si comprava il Novyj Mir; con tutto da comprare, non più.
FAQ – Domande frequenti
Che cosa erano i «giornali grossi»? Le riviste letterarie mensili di trecento pagine, come il Novyj Mir, lo Znamja e la Junost’, che pubblicavano i romanzi prima dei libri: il centro della vita letteraria sovietica e della censura.
Quali erano le riviste più diffuse? La Rabotnica per le donne con venti milioni di copie, la Krest’janka, Ogonëk, il satirico Krokodil con cinque milioni, Scienza e vita, il Murzilka per i bambini.
Perché si faceva la coda per abbonarsi? Perché la carta era contingentata e le riviste più richieste avevano un limite di abbonamenti: le code alle poste in autunno e gli scambi di favori erano il modo per ottenerle.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.