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Radio Mosca

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Dal 1929 al 1991 Radio Mosca fu la voce dell’Unione Sovietica verso il mondo: trasmissioni in oltre settanta lingue, dalle onde corte che coprivano ogni continente, con le notizie di Mosca, la musica, la «Cassetta postale» con le domande degli ascoltatori e la propaganda della pace sovietica, e tra i redattori Vladimir Pozner e gli emigrati comunisti di mezza Europa. Il segnale d’intervallo era «Ampia è la mia patria»; nel 1993 divenne la Voce della Russia, nel 2014 Sputnik.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Radio Mosca
Studio televisivo anni Settanta: presentatore alla scrivania, telecamere ingombranti, luci di regia.

Le origini

Il 29 ottobre 1929 la radio sovietica cominciò le trasmissioni in tedesco verso l’Europa, seguite dal francese e dall’inglese: fu la prima radio internazionale del mondo per l’estero, con la stazione Komintern a Mosca e le onde corte che raggiungevano l’Europa e poi gli altri continenti, per portare la rivoluzione e la versione sovietica ai lavoratori del mondo. Negli anni Trenta le redazioni furono affidate agli emigrati comunisti dei vari paesi, molti dei quali finirono nel Grande terrore.

La guerra e la Guerra fredda

Durante la guerra Radio Mosca trasmise in tedesco verso i soldati della Wehrmacht e verso l’Europa occupata, e fu la voce dell’alleato per gli occidentali; nella Guerra fredda divenne lo strumento della propaganda esterna, con settanta lingue negli anni Settanta, dall’arabo allo swahili al quechua, e un palinsesto di notizie, commenti, musica classica e folclore, lezioni di russo e la «Cassetta postale di Mosca» in cui Joe Adamov rispondeva per decenni alle lettere degli ascoltatori americani. Radio Mosca non era disturbata in Occidente e raggiungeva milioni di ascoltatori curiosi, con la tessera dei club di ascolto.

Il servizio italiano

Le trasmissioni in italiano cominciarono negli anni Trenta e dal dopoguerra furono affidate a una redazione di emigrati e di giovani italiani, con i notiziari, gli spazi per i lavoratori e le rubriche sull’Unione, ascoltate in Italia dai militanti del PCI e dai curiosi con i ricevitori a onde corte; la redazione fu una scuola per giornalisti e traduttori, e nella glasnost raccontò la perestrojka agli italiani. Chiuse con la Voce della Russia negli anni Duemila.

Le voci

Vladimir Pozner, nato a Parigi e cresciuto a New York, lavorò a Radio Mosca dagli anni Sessanta come commentatore in inglese prima di diventare il volto dei teleponti; gli emigrati americani, britannici, tedeschi, spagnoli e latinoamericani riempivano le redazioni con accenti che gli ascoltatori riconoscevano; alcuni speaker erano agenti, e le redazioni straniere erano sorvegliate dal KGB come le ambasciate. La qualità della musica e delle lezioni di lingua era alta; le notizie erano quelle della TASS.

Dopo il 1991

Nel 1993 Radio Mosca divenne la Voce della Russia, con le stesse frequenze e meno lingue, e nel 2014 fu fusa nell’agenzia Sputnik, la propaganda estera del Cremlino sul web e sulle FM straniere, vietata nell’Unione europea dal 2022 con RT; le onde corte sono state spente nel 2014. Il segnale «Ampia è la mia patria», la canzone del 1936 sulla libertà sovietica, è rimasto per i collezionisti delle registrazioni.

Curiosità

  • Il segnale d’intervallo di Radio Mosca, le prime note di «Ampia è la mia patria» suonate al vibrafono, fu ascoltato per sessant’anni in tutto il mondo prima di ogni trasmissione.
  • Joe Adamov, nato a Baku, condusse la «Cassetta postale di Mosca» in inglese dagli anni Cinquanta al 2005, rispondendo con umorismo alle domande degli americani: era la voce più conosciuta della radio sovietica in Occidente.
  • Radio Mosca trasmetteva nel 1980 in settanta lingue per oltre duemila ore alla settimana: era la seconda radio internazionale del mondo dopo la BBC, davanti alla Voce dell’America.
  • Le trasmissioni in italiano di Radio Mosca erano ascoltate dai militanti comunisti con i ricevitori a onde corte: negli anni Cinquanta i notiziari in italiano erano quattro al giorno.

Valutazione critica

Radio Mosca fu la propaganda sovietica nella sua versione più garbata: musica, lezioni di russo, risposte alle lettere e notizie della TASS, per un pubblico occidentale che poteva ascoltare la BBC nello stesso ricevitore. Non convinse quasi nessuno e informò molti sull’immagine che l’Unione voleva dare di sé; le sue redazioni, piene di emigrati sorvegliati, furono un pezzo di storia del comunismo europeo.

Sputnik, l’erede del 2014, è Radio Mosca senza il vibrafono: la stessa funzione con i mezzi di Internet, e la stessa fiducia nel fatto che qualcuno in Occidente ascolti.

FAQ – Domande frequenti

Che cos’era Radio Mosca? Il servizio radiofonico internazionale dell’URSS, dal 1929 al 1991, che trasmetteva in onde corte in oltre settanta lingue le notizie e la propaganda sovietiche verso tutto il mondo.

Radio Mosca trasmetteva in italiano? Sì, dagli anni Trenta, con una redazione di emigrati e giovani italiani a Mosca: notiziari, rubriche e commenti ascoltati in Italia con i ricevitori a onde corte.

Che cosa è diventata Radio Mosca? La Voce della Russia nel 1993 e Sputnik nel 2014, l’agenzia di propaganda estera del Cremlino su Internet e sulle FM straniere, vietata nell’Unione europea dal 2022.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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