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La televisione sovietica

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Alle nove di sera duecento milioni di sovietici guardavano lo stesso telegiornale, «Vremja», con le notizie dai campi e dalle fabbriche e i disastri che non avvenivano; alle otto e un quarto i bambini «Buonanotte, piccoli» con il maialino Chrjuša; a Capodanno «L’ironia del destino» e la «Luce blu». La televisione sovietica, con due canali nazionali e la torre di Ostankino, fu lo strumento più potente del regime e, nella glasnost, quello che lo smontò in diretta.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
La televisione sovietica
Studio televisivo anni Settanta: presentatore alla scrivania, telecamere ingombranti, luci di regia.

Le origini

Le prime trasmissioni sperimentali sono del 1931 e quelle regolari da Mosca del 1939, interrotte dalla guerra; negli anni Cinquanta la televisione arrivò nelle grandi città, con il televisore KVN dal nome dei progettisti e la lente d’acqua per ingrandire lo schermo, e negli anni Sessanta la rete si estese con i ponti radio e dal 1967 i satelliti Orbita, che portarono il programma centrale in Siberia, e la torre di Ostankino, 540 metri, con il centro televisivo. Il colore arrivò nel 1967 con il sistema SECAM adottato con la Francia; negli anni Ottanta il 90 per cento delle famiglie aveva il televisore e la copertura era quasi totale.

Il palinsesto

Il Comitato di Stato per la radio e la televisione, il Gosteleradio, gestiva due programmi nazionali, il primo con l’informazione e lo spettacolo e il secondo con la cultura e lo sport, più i canali repubblicani e locali; il palinsesto era breve, dalla mattina a mezzanotte, con il telegiornale Vremja dal 1968, i concerti, i film sovietici, i documentari sul piano, le partite di hockey, i cartoni animati, i rari film stranieri comprati a peso, e le trasmissioni per i bambini, da «Buonanotte, piccoli» del 1964 a «Nel mondo degli animali». Il presidente Sergej Lapin, dal 1970 al 1985, fu il censore più severo: vietò i cantanti con la barba, i jeans e la parola «sesso».

I programmi che tutti guardavano

Il KVN, il «Club degli allegri e degli ingegnosi» del 1961, la gara di umorismo tra squadre di studenti, fu chiuso nel 1972 perché troppo libero e riaperto nel 1986; «Che? Dove? Quando?» del 1975, il quiz degli esperti intorno al tavolo con la trottola, era la trasmissione degli intellettuali; la «Luce blu» di Capodanno, il «Campo dei miracoli», il «Jeralaš» per i bambini, le serie come «Diciassette momenti di primavera» del 1973 e «Il luogo d’incontro non si può cambiare» del 1979 con Vysockij svuotavano le strade. La televisione era la cultura comune di un impero: le stesse battute da Riga a Vladivostok.

La glasnost in diretta

Dal 1985 i «teleponti» con gli Stati Uniti di Pozner e Donahue mostrarono ai sovietici gli americani in carne e ossa, e dal 1987 «Vzgljad», «Sguardo», con i giovani conduttori e il rock, e «Prima di mezzanotte e dopo» raccontarono il paese vero; nel 1989 le sedute del Congresso dei deputati in diretta tennero il paese davanti allo schermo e fecero a pezzi il partito; il 13 gennaio 1991 la torre televisiva di Vilnius fu assaltata dai paracadutisti, e il 19 agosto 1991 il balletto del golpe fu l’ultima trasmissione sovietica.

Dopo il 1991

Gli anni Novanta portarono la pubblicità, le soap latinoamericane, la NTV di Gusinskij con le inchieste sulla Cecenia, i «Pupazzi» satirici e la battaglia di Ostankino dell’ottobre 1993 con decine di morti; dal 2000 Putin ha ripreso i canali nazionali, chiudendo la NTV indipendente nel 2001, e la televisione russa è tornata a essere lo strumento del potere, con i talk-show di propaganda e il Vremja delle nove: gli anziani la guardano come nel 1980, i giovani sono su Internet.

Curiosità

  • «Buonanotte, piccoli», dal 1964, è il programma televisivo più longevo della Russia: il maialino Chrjuša, il cane Filja e la lepre Stepaška mettono a letto i bambini da sessant’anni.
  • Il presidente della televisione Lapin vietò negli anni Settanta di inquadrare i cantanti con la barba, le donne in pantaloni e i musicisti con i capelli lunghi: Vysockij non apparve mai in una trasmissione nazionale in vita.
  • I «teleponti» del 1985-86 tra Leningrado e Seattle con Vladimir Pozner e Phil Donahue mostrarono il pubblico sovietico e quello americano faccia a faccia: la frase «da noi il sesso non c’è» di una spettatrice divenne proverbiale.
  • Il 19 agosto 1991 la televisione trasmise per tutto il giorno «Il lago dei cigni» al posto dei programmi: da allora il balletto è il segnale, nella cultura russa, che qualcosa di grave è accaduto.

Valutazione critica

La televisione sovietica fu lo strumento più efficace del regime perché fu l’unico spettacolo in casa: un paese intero che guarda lo stesso telegiornale, la stessa commedia e lo stesso quiz è un paese che condivide un linguaggio, e il potere lo sapeva. Fu anche la prima a tradirlo, quando la diretta del 1989 mostrò i deputati che litigavano e il paese scoprì di poter guardare.

La televisione russa di oggi, con i canali di Stato e i talk-show di propaganda, ha ripreso la funzione del Vremja senza la sua innocenza: nel 1980 nessuno credeva, nel 2022 molti sì.

FAQ – Domande frequenti

Quanti canali aveva la televisione sovietica? Due programmi nazionali, più i canali delle repubbliche e delle regioni; il Primo programma con il telegiornale Vremja e lo spettacolo, il Secondo con cultura e sport, entrambi gestiti dal Gosteleradio.

Che cos’era Vremja? Il telegiornale delle nove di sera dal 1968 al 1991, seguito da duecento milioni di persone: notizie sul piano e sui dirigenti, l’estero visto da Mosca, lo sport e il meteo, e nessun disastro.

Che cosa accadde alla televisione nella glasnost? Diventò il motore del cambiamento: i teleponti con gli americani, «Vzgljad», le sedute del Congresso in diretta nel 1989 e la caduta della fiducia nel partito, fino al balletto trasmesso durante il golpe del 1991.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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