Rivoluzione ungherese del 1956
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Tredici giorni tra il 23 ottobre e il 4 novembre 1956: la manifestazione degli studenti di Budapest, la statua di Stalin abbattuta, l’ÁVH che spara davanti alla radio, i carri sovietici respinti dai ragazzi con le bottiglie, Nagy che proclama la neutralità, e poi l’operazione «Turbine» di Chruščëv con 2.500 morti, 200.000 profughi e il primo ministro impiccato nel 1958. Fu la prima rivolta armata contro l’impero sovietico e la prova che Mosca avrebbe sparato; il mondo, occupato a Suez, guardò.
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Le cause
Il rapporto segreto di Chruščëv del febbraio 1956, la riabilitazione di Rajk con il riseppellimento del 6 ottobre davanti a centomila persone, l’Ottobre polacco con Gomułka e il circolo Petőfi degli intellettuali comunisti avevano acceso Budapest: il 23 ottobre gli studenti manifestarono per la Polonia e per i «sedici punti», dal ritiro sovietico alle elezioni libere, e la sera la folla abbatté la statua di Stalin mentre alla radio il segretario Gerő insultava i manifestanti e l’ÁVH, la polizia politica, sparava sulla folla davanti alla sede. La rivolta cominciò con i morti della radio e con le armi prese dalle caserme.
I giorni della libertà
Il 24 ottobre i carri sovietici entrarono a Budapest per la prima volta e furono fermati dagli insorti nelle strade, con le bottiglie molotov nel passaggio Corvin; Nagy divenne primo ministro, il 25 ottobre l’ÁVH e i sovietici spararono sulla folla in piazza del Parlamento con decine di morti, il 28 Nagy ordinò il cessate il fuoco, riconobbe la rivoluzione come nazionale e ottenne il ritiro dei sovietici dalla capitale; nacquero i consigli operai, i partiti, i giornali liberi, e il 30 ottobre la folla linciò gli agenti dell’ÁVH in piazza della Repubblica. Il 1° novembre Nagy proclamò la neutralità e l’uscita dal Patto di Varsavia e chiese l’aiuto dell’ONU.
La decisione di Mosca
Il Presidium sovietico aveva deciso il 30 ottobre di ritirarsi e di trattare, e il 31 rovesciò la decisione: Chruščëv temeva di apparire debole dopo Suez, con gli anglo-francesi in Egitto, la Cina e Tito spingevano per la fermezza, e Kádár, ministro del governo Nagy, fu portato in segreto a Mosca per formare un governo di «operai e contadini». Il 3 novembre il ministro della difesa Maléter fu arrestato a tradimento durante i negoziati con i sovietici a Tököl; all’alba del 4 novembre l’operazione «Turbine» del maresciallo Konev, con 60.000 uomini e migliaia di carri, attaccò Budapest.
La repressione
I combattimenti durarono fino all’11 novembre, con i quartieri operai di Csepel e i passaggi di Corvin a resistere per ultimi: 2.500 ungheresi e 720 soldati sovietici morti, 20.000 feriti, 200.000 profughi verso l’Austria in poche settimane, e nei mesi seguenti 22.000 condanne, 13.000 internati e 229 esecuzioni; Nagy, rifugiato nell’ambasciata jugoslava, fu rapito con un salvacondotto tradito il 22 novembre, deportato in Romania e impiccato con Maléter e Gimes il 16 giugno 1958 dopo un processo segreto. Il cardinale Mindszenty visse quindici anni nell’ambasciata americana; l’ONU votò risoluzioni che nessuno applicò.
La memoria
Per trent’anni il regime chiamò il 1956 «controrivoluzione» e vietò di parlarne; nel 1989 il partito lo riconobbe come insurrezione popolare, il 16 giugno Nagy fu riseppellito con onore in piazza degli Eroi davanti a 250.000 persone, e il 23 ottobre, giorno della repubblica, è la festa nazionale. Il 1956 divise i comunisti occidentali, con il PCI che approvò l’intervento e ne perse gli intellettuali, e produsse il primo grande esodo di profughi della Guerra fredda; Budapest ricorda con i fori dei proiettili conservati sui palazzi e con il museo della Casa del terrore.
Curiosità
- Gli insorti del passaggio Corvin, ragazzi di sedici e diciotto anni, fermarono i carri sovietici con le bottiglie molotov e il sapone sui binari del tram; il più giovane comandante, Gergely Pongrátz, aveva ventiquattro anni.
- Il 4 novembre 1956 Radio Budapest trasmise l’ultimo appello di Nagy alle 5.20 del mattino, «le truppe sovietiche hanno attaccato la capitale», e poi l’inno; l’operazione «Turbine» era cominciata alle 4.15.
- La rivoluzione coincise con la crisi di Suez, con gli anglo-francesi in Egitto dal 5 novembre: Chruščëv disse che l’Occidente «impantanato in Egitto» non avrebbe reagito, e non reagì.
- Al processo segreto del giugno 1958 Nagy rifiutò di chiedere la grazia e disse che la storia lo avrebbe giudicato; fu impiccato il 16 giugno e sepolto a faccia in giù, con la moglie che seppe della morte dai giornali.
Valutazione critica
Il 1956 ungherese fu la prima rivoluzione contro il comunismo fatta da un popolo intero, operai compresi, e la prima repressione che il mondo vide in diretta senza intervenire: Mosca sparò perché non aveva alternative, l’Occidente guardò perché aveva Suez, e i comunisti europei scelsero da che parte stare. I 229 impiccati e Nagy a faccia in giù nella fossa sono il prezzo di quella chiarezza.
Il riseppellimento del 1989 e la festa del 23 ottobre sono la vittoria postuma; l’Ungheria di oggi, che celebra il 1956 e blocca le sanzioni alla Russia, mostra quanto la memoria dei carri possa convivere con la loro origine.
FAQ – Domande frequenti
Come iniziò la rivoluzione ungherese? Il 23 ottobre 1956 con la manifestazione degli studenti di Budapest per la Polonia e per i sedici punti, l’abbattimento della statua di Stalin e gli spari dell’ÁVH davanti alla radio: la folla prese le armi e i carri sovietici entrarono il giorno dopo.
Perché l’URSS intervenne una seconda volta? Perché dopo la proclamazione della neutralità e dell’uscita dal Patto di Varsavia del 1° novembre Chruščëv temette il crollo del blocco e la debolezza davanti a Suez: il 4 novembre l’operazione Turbine di Konev riconquistò Budapest.
Quante furono le vittime? Circa 2.500 ungheresi e 720 soldati sovietici morti, 20.000 feriti, 200.000 profughi, 22.000 condannati e 229 giustiziati, tra cui Imre Nagy e il generale Maléter nel 1958.
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