Servizio militare
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Due anni nell’esercito, tre in marina, per ogni maschio sovietico a diciotto anni, con due chiamate all’anno e quasi due milioni di reclute: il servizio militare era il rito di passaggio dell’Unione, la scuola di russo per gli asiatici, il luogo della «dedovščina», la violenza dei veterani sulle reclute che uccideva centinaia di ragazzi l’anno, e per la generazione degli anni Ottanta l’Afghanistan. Le madri dei soldati furono tra le prime a organizzarsi contro lo Stato.
In questa pagina
La leva
La legge del 1967 fissò la coscrizione universale a due anni per l’esercito e a tre per la marina, ridotti dai tre e quattro precedenti, con le chiamate di primavera e d’autunno che prendevano ogni anno circa 1,8 milioni di diciottenni; gli esoneri erano pochi, per gli studenti universitari con la cattedra militare, per i figli unici di madri sole, per i malati, e nel 1982 anche gli studenti furono chiamati, fino alla protesta del 1989. Le donne non erano soggette alla leva; la preparazione premilitare cominciava a scuola e nei circoli della DOSAAF, con il tiro, il paracadute e la guida.
La caserma
La recluta lasciava la famiglia con la testa rasata e la festa d’addio, e arrivava in un reparto spesso a migliaia di chilometri, nella Germania Est, in Siberia o in Asia centrale, per principio lontano da casa; la vita era fatta di addestramento, di lavori di caserma e agricoli, di ideologia e di attesa, con la paga di pochi rubli, le lettere e la licenza rara. I reparti erano mescolati per nazionalità: i coscritti dell’Asia centrale, spesso senza russo, finivano nei battaglioni di costruzione, gli «strojbat», a fare i manovali dello Stato.
La dedovščina
Dalla fine degli anni Sessanta, con la riduzione della ferma e l’ammissione di ex detenuti, si consolidò la «dedovščina», il potere dei «nonni», i soldati dell’ultimo semestre, sui «giovani»: servizi, umiliazioni, pestaggi, furti della paga e del cibo, con gli ufficiali che lasciavano fare perché teneva l’ordine. I morti per suicidi, violenze e incidenti erano centinaia ogni anno, secondo le cifre ammesse dopo il 1989, e le stime indipendenti parlano di migliaia; le famiglie ricevevano una bara sigillata e la formula «morto in servizio». Le madri dei soldati fondarono nel 1989 il primo comitato, e diventarono il movimento civile più tenace della Russia.
L’Afghanistan
Tra il 1979 e il 1989 la leva mandò in Afghanistan 620.000 uomini, in maggioranza coscritti addestrati per pochi mesi, che tornarono con quindicimila morti, i feriti, la droga e la sindrome del reduce in un paese che non riconosceva la guerra; gli «afgancy» furono la prima generazione a mettere in discussione il servizio, e l’Afghanistan trasformò la leva da dovere sacro in incubo da evitare con ogni mezzo, dalle raccomandazioni ai certificati medici comprati.
Dopo il 1991
Le repubbliche ereditarono la leva sovietica e la Cecenia riempì le bare russe negli anni Novanta, con i comitati delle madri a cercare i figli tra i cadaveri; la Russia ha ridotto la ferma a un anno nel 2008 e affiancato ai coscritti i contrattisti, senza abolire la dedovščina; nel 2022 la mobilitazione «parziale» ha richiamato i riservisti per l’Ucraina e centinaia di migliaia di uomini sono fuggiti all’estero. L’Ucraina, che aveva sospeso la leva nel 2013, l’ha ripristinata nel 2014.
Curiosità
- Il «dembel’», il congedo, era la festa del soldato sovietico: l’album fotografico decorato a mano, la divisa modificata con i galloni e le medaglie non regolamentari, il treno di ritorno con i compagni.
- I battaglioni di costruzione, gli strojbat, non erano armati e lavoravano nei cantieri, nelle miniere e nei campi: vi finivano i coscritti con precedenti penali, con poca istruzione o delle nazionalità meno fidate.
- Il Comitato delle madri dei soldati, nato nel 1989 per gli studenti richiamati, ha poi cercato i figli nelle guerre cecene e nel 2022 in Ucraina: è stato dichiarato «agente straniero» nel 2014.
- La chiamata dell’autunno 1989 fu la prima con la glasnost: i giornali pubblicarono per la prima volta i dati sui morti in tempo di pace, con centinaia di suicidi e di omicidi tra le reclute.
Valutazione critica
Il servizio militare sovietico fu l’istituzione che tutti gli uomini dell’Unione avevano in comune, e la più brutale del sistema in tempo di pace: uno Stato che chiamava ogni diciottenne e lo consegnava per due anni alla violenza dei veterani, sotto ufficiali che la usavano come disciplina, e che restituiva le bare sigillate con una formula. La leva fu il luogo in cui il cittadino sovietico imparava di non contare nulla.
Che la dedovščina sia sopravvissuta alla ferma di un anno e che la mobilitazione del 2022 abbia fatto fuggire più uomini di quanti ne abbia arruolati dice che la Russia ha ereditato l’istituzione con il suo difetto centrale.
FAQ – Domande frequenti
Quanto durava il servizio militare in URSS? Due anni nell’esercito e tre in marina, dalla legge del 1967; prima tre e quattro. Le chiamate erano due l’anno, per circa 1,8 milioni di diciottenni.
Che cos’è la dedovščina? Il sistema di violenze e umiliazioni dei soldati anziani sulle reclute, consolidatosi dalla fine degli anni Sessanta con la tolleranza degli ufficiali: causava ogni anno centinaia di morti tra suicidi e pestaggi.
Si poteva evitare la leva? Solo con gli esoneri per gli studenti universitari, i malati e pochi altri casi, oppure con raccomandazioni e certificati medici comprati; non esisteva il servizio civile.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.