Simboli dell’Unione Sovietica
Approfondimento storico in una prospettiva critica
La falce e il martello, la stella rossa, la bandiera rossa, lo stemma con il globo e le spighe, l’inno di Aleksandrov, Lenin nel mausoleo, le stelle di rubino sul Cremlino, il fazzoletto rosso dei pionieri: i simboli dell’Unione Sovietica furono disegnati nel 1918 e ripetuti per settant’anni su ogni edificio, moneta e documento, fino a diventare il marchio più riconoscibile del Novecento. Oggi sono vietati in Ucraina, nei baltici e in Polonia, riabilitati in Russia con l’inno e la bandiera della Vittoria, e venduti sulle magliette in tutto il mondo.
In questa pagina
La falce e il martello
Il simbolo dell’alleanza tra operai e contadini comparve nella primavera del 1918 nel concorso per lo stemma della Russia sovietica, con il disegno attribuito a Evgenij Kamzolkin per il 1° maggio a Mosca, e fu adottato in luglio nella costituzione; la stella rossa a cinque punte, con il martello e l’aratro all’inizio, fu l’emblema dell’Armata Rossa dal 1918, con le interpretazioni dei cinque continenti o delle cinque dita della mano del lavoratore, e il motto «Proletari di tutti i paesi, unitevi!» dal Manifesto di Marx. In dieci anni erano su tutto, dalle spille alle facciate.
Lo Stato e i suoi segni
L’ Unione del 1922-24 ebbe la bandiera rossa con la falce, il martello e la stella, lo stemma con il globo, le spighe e i nastri delle repubbliche, l’«Internazionale» come inno fino al 1944 e poi l’inno di Aleksandrov, le stelle di rubino sulle torri del Cremlino dal 1937 al posto delle aquile, e il mausoleo di Lenin sulla Piazza Rossa dal 1924, il centro simbolico dello Stato con le parate del 1° maggio e del 7 novembre; ogni repubblica replicò lo schema con i propri colori e ornamenti, e ogni istituzione ebbe la sua bandiera con il ritratto di Lenin.
I riti
I simboli vivevano nei riti: il fazzoletto rosso dei pionieri annodato a dieci anni, la spilla con il piccolo Lenin degli ottobrini, la tessera del Komsomol e quella del partito, le bandiere rosse nelle sfilate e sui balconi nelle feste, i ritratti dei dirigenti portati in corteo, la stella sui berretti dei soldati e sulle tombe, il monumento a Lenin nella piazza di ogni città con la mano tesa, la fiamma eterna del milite ignoto, i matrimoni con la deposizione dei fiori ai monumenti. Erano la religione civile di un paese che aveva vietato le altre.
Dopo il 1991
La Russia abbassò la bandiera rossa il 25 dicembre 1991 e riprese il tricolore e l’aquila, ma tenne il mausoleo, le stelle del Cremlino e dal 2000 la musica dell’inno, e ha fatto della bandiera della Vittoria, quella del Reichstag, e del nastro di San Giorgio i simboli del 9 maggio; l’Ucraina ha vietato nel 2015 i simboli comunisti e abbattuto i Lenin, i baltici, la Polonia, l’Ungheria e la Georgia li hanno vietati o rimossi, la Bielorussia ha tenuto la bandiera e lo stemma di stile sovietico dal 1995. In Occidente la falce e il martello sono un marchio di magliette e di bar, senza il significato che i paesi dell’Est ricordano.
Il dibattito
Il paragone con la svastica, vietata ovunque, e la tolleranza per la falce e il martello, tollerati in Occidente, divide: per i paesi dell’Est i simboli sovietici sono quelli di un’occupazione e dei crimini di massa, per la Russia quelli della vittoria del 1945 e della propria storia, per gli occidentali un’estetica. La Corte europea dei diritti umani ha ammesso nel 2008 il divieto ungherese solo se giustificato; il Parlamento europeo ha equiparato i due totalitarismi nel 2019 con la protesta di Mosca. I simboli dell’Unione sono ancora un campo di battaglia.
Curiosità
- Le stelle di rubino delle torri del Cremlino, montate nel 1937 al posto delle aquile bicipiti, sono di vetro rosso illuminato dall’interno e ruotano con il vento: pesano fino a una tonnellata e restano accese anche di notte, spente solo nel 1941 per i bombardamenti.
- Il fazzoletto rosso dei pionieri era annodato ai bambini di dieci anni in una cerimonia solenne, spesso davanti al monumento a Lenin, e rappresentava con i tre lembi le tre generazioni: comunisti, komsomol e pionieri.
- L’Ucraina ha vietato i simboli comunisti con la legge dell’aprile 2015 e ha rimosso oltre 1.300 statue di Lenin in due anni, il «Leninopad»; la Russia conserva circa seimila Lenin nelle piazze.
- Il Parlamento europeo ha approvato il 19 settembre 2019 una risoluzione che equipara il nazismo e il comunismo e chiede il divieto dei simboli totalitari: la Russia l’ha definita una falsificazione della storia.
Valutazione critica
I simboli sovietici furono il marchio di uno Stato che sostituì la religione con se stesso, e la loro efficacia è la prova del successo: settant’anni dopo sono riconoscibili ovunque, con un significato che dipende da chi guarda, dall’occupazione per i baltici alla vittoria per i russi all’estetica per gli occidentali. Il fazzoletto dei pionieri e il mausoleo sono ciò che resta di una fede.
Il divieto nell’Est e la riabilitazione in Russia sono i due modi di fare i conti con quei segni; la maglietta con la falce e il martello venduta a chi non sa che cosa furono i Gulag è il terzo, e il più diffuso.
FAQ – Domande frequenti
Che cosa rappresentano la falce e il martello? L’alleanza tra i contadini, la falce, e gli operai, il martello, adottata nel 1918 come emblema della Russia sovietica e poi dell’URSS; la stella rossa rappresentava l’Armata Rossa e i cinque continenti.
Quali erano i simboli ufficiali dell’URSS? La bandiera rossa con la falce, il martello e la stella, lo stemma con il globo e le spighe, l’inno, prima l’Internazionale e dal 1944 quello di Aleksandrov, il motto «Proletari di tutti i paesi, unitevi!» e i riti come il mausoleo di Lenin e le parate.
Sono vietati oggi? In Ucraina dal 2015, nei paesi baltici, in Polonia, in Ungheria e in Georgia con leggi diverse; in Russia sono in parte riabilitati, con la musica dell’inno e la bandiera della Vittoria; in Occidente sono liberi e usati come estetica.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.