Andropov
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Jurij Andropov guidò il KGB per quindici anni, mandò Sacharov al confino e i dissidenti in manicomio, spinse per l’invasione dell’Afghanistan, e nel novembre 1982 divenne segretario generale già malato, per quindici mesi di retate nei negozi contro gli assenteisti, di lotta alla corruzione di Brežnev, del Boeing coreano abbattuto e dell’allarme nucleare del 1983. Morì con la dialisi nel febbraio 1984, lasciando Gorbačëv come erede e un mito di riformatore che Putin, suo ammiratore, ha alimentato.
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La carriera
Nato nel 1914 in una stazione ferroviaria del Caucaso settentrionale, figlio di un ferroviere, Andropov fu funzionario del Komsomol in Carelia negli anni Trenta, dove sopravvisse alle purghe che colpirono i suoi superiori, e diplomatico: ambasciatore a Budapest nel 1956, organizzò l’arresto del governo Nagy e la repressione, e ne trasse la convinzione che il dissenso andasse soffocato presto; capo del dipartimento per i paesi socialisti del Comitato centrale dal 1957, nel maggio 1967 Brežnev lo mise a capo del KGB.
Il KGB
In quindici anni Andropov trasformò il KGB nell’istituzione più efficiente dell’Unione: il quinto direttorato del 1967 contro il dissenso, la psichiatria punitiva per Grigorenko e Bukovskij, i processi a Ginzburg e a Ščaranskij, l’espulsione di Solženicyn nel 1974, il confino di Sacharov a Gor’kij nel gennaio 1980, le «conversazioni profilattiche» con decine di migliaia di cittadini, lo spionaggio in Occidente al massimo della storia, e il sostegno all’invasione dell’Afghanistan, decisa nel dicembre 1979 con Ustinov e Gromyko. Fu il KGB a fargli conoscere lo stato reale del paese, e a convincerlo che il sistema andava disciplinato.
Il segretario generale
Eletto il 12 novembre 1982, due giorni dopo la morte di Brežnev, con l’appoggio di Ustinov e Gromyko contro Černenko, Andropov lanciò la campagna per la disciplina: le retate della polizia nei negozi, nei cinema e nei bagni pubblici per identificare chi non era al lavoro, la vodka a buon mercato chiamata «andropovka», i processi per corruzione contro il ministro dell’interno Ščelokov, suicida, e il genero di Brežnev, l’inchiesta sul cotone uzbeko, e i primi esperimenti di autonomia delle imprese; promosse Gorbačëv, Ryžkov e Ligačëv. All’estero il 1983 fu l’anno peggiore: gli euromissili, il Boeing coreano abbattuto il 1° settembre, l’esercitazione Able Archer letta come preparazione di un attacco.
La malattia
Andropov soffriva di insufficienza renale da anni: dal febbraio 1983 fu in dialisi e da agosto non lasciò più l’ospedale del Cremlino, governando dal letto con le note al Politburo e sparendo dalla scena, mentre il paese vedeva la sua assenza al mausoleo per il 7 novembre; morì il 9 febbraio 1984, a 69 anni, dopo quindici mesi di potere. La sua ultima nota chiedeva che Gorbačëv presiedesse il Politburo; il Politburo scelse Černenko, e Gorbačëv arrivò un anno dopo.
Il mito
Andropov è ricordato in Russia come il riformatore mancato, l’uomo che avrebbe salvato l’Unione con la disciplina e le riforme graduali senza la glasnost: un mito costruito dai suoi allievi e dal KGB, e ripreso da Putin, ex ufficiale, che nel 1999 gli fece rimettere la targa alla Lubjanka e ne cita l’esempio. I documenti mostrano un uomo del sistema, che conosceva i suoi mali e voleva curarli con la polizia; ciò che avrebbe fatto con dieci anni di vita resta una speculazione, e la Russia di Putin ne è forse la risposta.
Curiosità
- La vodka a prezzo ribassato del 1983, 4,70 rubli invece di 5,30, fu chiamata dal popolo «andropovka» e interpretata come «Ecco, Andropov si è dimostrato buono»: durò fino alla campagna antialcolica di Gorbačëv.
- Nel 1983 le pattuglie della polizia entravano nei cinema e nei negozi nelle ore di lavoro per chiedere i documenti agli assenteisti: la campagna per la disciplina fu il tratto più ricordato dei suoi quindici mesi.
- Andropov scriveva poesie e ascoltava il jazz, e la propaganda occidentale ne fece un liberale amante del whisky; il KGB alimentò l’immagine, e i dissidenti in manicomio ne conoscevano l’altra faccia.
- La targa commemorativa di Andropov sulla facciata della Lubjanka, rimossa nel 1991, fu rimessa nel dicembre 1999 su iniziativa di Putin, allora primo ministro, e vi è ancora.
Valutazione critica
Andropov fu il poliziotto più intelligente del sistema e il suo prodotto più coerente: capì prima di tutti che l’Unione era malata e la curò con l’unico strumento che conosceva, la repressione e la disciplina, mandando i dissidenti in manicomio e i lavoratori a farsi controllare i documenti al cinema. Il mito del riformatore serve a chi vorrebbe un’ Unione riformata dal KGB, che è ciò che la Russia è diventata.
La sua vera eredità è Gorbačëv, scelto da lui, e Putin, che lo ammira: i due esiti opposti dello stesso allievo del sistema, e la prova che il modello Andropov aveva due uscite.
FAQ – Domande frequenti
Chi era Andropov? Jurij Andropov, nato nel 1914, ambasciatore a Budapest nel 1956, capo del KGB dal 1967 al 1982 e segretario generale del partito dal novembre 1982 alla morte, il 9 febbraio 1984.
Che cosa fece da segretario generale? Lanciò la campagna per la disciplina del lavoro con le retate nei negozi e nei cinema, la lotta alla corruzione dell’era Brežnev e i primi esperimenti economici; all’estero visse la crisi degli euromissili e l’abbattimento del Boeing coreano.
Perché è considerato un riformatore? Perché promosse Gorbačëv e i quadri della perestrojka e riconobbe la crisi del sistema; i suoi metodi furono però quelli del KGB, e il mito del riformatore è stato costruito dai suoi allievi e ripreso da Putin.
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