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Chruščëv

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Nikita Sergeevič Chruščëv (1894-1971) guidò l’URSS dal 1953 al 1964. Denunciò i crimini di Stalin, liberò milioni di detenuti e aprì il «disgelo», ma represse nel sangue l’Ungheria e Novočerkassk, portò il mondo sull’orlo della guerra nucleare a Cuba e fu deposto dai suoi stessi compagni. Questa pagina ne ricostruisce la parabola.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Chruščëv
La tribuna sulla Piazza Rossa durante una parata: dirigenti in cappotto e colbacco visti da lontano.

Chi era

Nato il 15 aprile 1894 a Kalinovka, un villaggio della regione di Kursk, Chruščëv lavorò da ragazzo come operaio metallurgico nelle miniere del Donbass. Entrò nel partito nel 1918, durante la guerra civile, e fece carriera negli anni Trenta sotto la protezione di Kaganovič: segretario del partito di Mosca dal 1935, con la responsabilità della costruzione della metropolitana, e dal 1938 al 1949 capo del partito in Ucraina, dove firmò liste di arresti e applicò le purghe con zelo. Durante la guerra fu commissario politico a Stalingrado e a Kiev.

L’ascesa dopo Stalin

Alla morte di Stalin nessuno lo considerava il favorito. In pochi anni eliminò tutti i concorrenti: Berija fu arrestato nel giugno 1953 e fucilato in dicembre; nel settembre 1953 Chruščëv divenne primo segretario; Malenkov perse la presidenza del governo nel 1955; nel giugno 1957 il tentativo del «gruppo antipartito» di Molotov, Malenkov e Kaganovič di deporlo fallì grazie al sostegno del maresciallo Žukov, che fu a sua volta rimosso pochi mesi dopo. Dal 1958 Chruščëv fu anche capo del governo.

Il rapporto segreto e il disgelo

La notte del 25 febbraio 1956, a porte chiuse, Chruščëv lesse al XX Congresso il rapporto «Sul culto della personalità e le sue conseguenze»: la prima ammissione ufficiale dei crimini di Stalin, limitata però alle vittime comuniste e attribuita alla degenerazione di un uomo, non del sistema. Seguirono le riabilitazioni, il ritorno di milioni di detenuti dal Gulag, un allentamento della censura che permise nel 1962 la pubblicazione di «Una giornata di Ivan Denisovič» di Solženicyn. Nel 1961 la salma di Stalin fu tolta dal mausoleo.

Il disgelo ebbe limiti netti. Nel novembre 1956 i carri armati sovietici schiacciarono la rivoluzione ungherese, con migliaia di morti; nel 1958 Pasternak fu costretto a rifiutare il Nobel; nel giugno 1962 a Novočerkassk l’esercito sparò sugli operai che protestavano contro l’aumento dei prezzi; tra il 1959 e il 1964 una nuova campagna antireligiosa chiuse migliaia di chiese.

Politica estera e crisi

Chruščëv teorizzò la «coesistenza pacifica» con l’Occidente e nel 1959 fu il primo leader sovietico a visitare gli Stati Uniti. La distensione fu però intermittente: l’abbattimento dell’aereo spia U-2 nel maggio 1960 fece saltare il vertice di Parigi, nell’agosto 1961 fu costruito il Muro di Berlino e nell’ottobre 1962 la decisione di installare missili nucleari a Cuba scatenò la crisi più pericolosa della Guerra fredda, risolta con il ritiro sovietico in cambio di una promessa americana di non invadere l’isola e del ritiro dei missili dalla Turchia. Negli stessi anni si consumò la rottura con la Cina di Mao.

Economia, spazio e vita quotidiana

La campagna delle «terre vergini» in Kazakistan diede raccolti record nei primi anni e poi tempeste di polvere; la campagna del mais, imposta anche dove il clima non lo consentiva, fallì. Il periodo vide però l’inizio dell’edilizia di massa, con milioni di famiglie che lasciarono le kommunalki per un appartamento nelle khrushchevka, e i trionfi spaziali dello Sputnik (1957) e di Gagarin (1961). Nel 1961 il programma del partito promise il comunismo entro il 1980; nel 1963 un raccolto disastroso costrinse l’URSS a comprare grano dall’Occidente.

La caduta e gli ultimi anni

Il 14 ottobre 1964, mentre era in vacanza, Chruščëv fu convocato a Mosca e deposto da una congiura guidata da Brežnev, Suslov e Podgornyj, con l’accusa di «volontarismo» e decisioni improvvisate. Fu il primo leader sovietico a lasciare il potere da vivo. Pensionato e sorvegliato, dettò memorie che furono pubblicate in Occidente nel 1970. Morì l’11 settembre 1971 e fu sepolto al cimitero di Novodevičij, non al Cremlino.

Curiosità

  • Nel 1959, in California, gli fu negata la visita a Disneyland per ragioni di sicurezza: se ne lamentò pubblicamente.
  • La scena della scarpa battuta sul banco all’ONU, nell’ottobre 1960, è entrata nella leggenda, ma i testimoni non concordano su come andò davvero.
  • La sua tomba fu scolpita da Ernst Neizvestnyj, lo scultore che nel 1962 aveva insultato in pubblico: metà bianca e metà nera, come il giudizio sul suo operato.
  • Sotto di lui, nell’ottobre 1961, fu fatta esplodere la «Bomba Zar», l’ordigno nucleare più potente mai testato.

Valutazione critica

Chruščëv fu il dirigente che disse la verità su Stalin e restituì la libertà a milioni di persone, e per questo resta una figura di rottura. Ma la denuncia si fermò dove cominciava la responsabilità del sistema e la sua, di esecutore delle purghe in Ucraina; la repressione continuò con altri mezzi, dall’Ungheria a Novočerkassk, e il potere personale prese il posto del culto di Stalin.

Le sue riforme economiche, improvvisate e contraddittorie, non toccarono la pianificazione centralizzata e finirono per scontentare tutti: la nomenklatura, che lo depose, e la popolazione, che vide crescere i prezzi. Fu però l’unico leader sovietico a lasciare il potere senza morire in carica e senza spargimento di sangue.

FAQ – Domande frequenti

Perché in italiano si scrive «Krusciov»? È la trascrizione fonetica usata dalla stampa italiana negli anni Cinquanta. La traslitterazione scientifica, adottata dalle edizioni storiche, è Chruščëv.

Chruščëv partecipò alle purghe? Sì. Come capo del partito di Mosca e poi dell’Ucraina firmò liste di arresti e superò le quote assegnate. Il rapporto segreto tacque questa parte.

Chi vinse la crisi di Cuba? Formalmente fu un compromesso: l’URSS ritirò i missili, gli Stati Uniti si impegnarono a non invadere Cuba e, in segreto, a ritirare i propri missili dalla Turchia. In URSS fu percepita come una sconfitta e pesò sulla sua caduta.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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