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Leader

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Otto uomini guidarono l’Unione Sovietica in sessantanove anni: Lenin, Stalin, Chruščëv, Brežnev, Andropov, Černenko, Gorbačëv, con Malenkov per poche settimane, tutti scelti dal Politburo e mai da un’elezione, quattro morti in carica, uno deposto, uno dimesso con lo Stato. Questa pagina li mette in fila, con le date, i titoli, l’età e il modo in cui presero e persero il potere, e con i presidenti formali che il mondo non conosceva: il capo dell’URSS era il segretario generale del partito, e la carica non era scritta in nessuna costituzione.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Leader
La tribuna sulla Piazza Rossa durante una parata: dirigenti in cappotto e colbacco visti da lontano.

Il potere senza titolo

L’URSS non aveva un capo dello Stato che comandasse: il presidente del Presidium del Soviet supremo, da Kalinin a Gromyko, firmava i decreti e riceveva gli ambasciatori, il presidente del Consiglio dei ministri gestiva l’economia, e il potere reale stava nel segretario generale del Comitato centrale del partito, carica creata nel 1922 per Stalin come compito burocratico e diventata la sua leva. Lenin non fu mai segretario generale, e il suo titolo era presidente del Consiglio dei commissari; dal 1977 Brežnev unì le due cariche, e Gorbačëv creò nel 1990 la presidenza dell’URSS, che durò un anno.

I capi

Lenin guidò il paese dal 1917 alla malattia del 1922-23 e morì nel gennaio 1924 a 53 anni; Stalin vinse la lotta per la successione tra il 1924 e il 1929 e governò fino alla morte, il 5 marzo 1953, a 74 anni; Malenkov fu il primo per pochi mesi e Chruščëv prevalse tra il 1953 e il 1957, fino alla deposizione dell’ottobre 1964; Brežnev, dal 1964 al novembre 1982, morì in carica a 75 anni, come Andropov nel febbraio 1984 a 69 e Černenko nel marzo 1985 a 73; Gorbačëv, eletto a 54 anni nel marzo 1985, si dimise il 25 dicembre 1991 con la fine dell’Unione. In tutto: quattro morti al potere, un deposto, un dimesso, e Lenin.

La successione

Nessuna regola fissava chi dovesse succedere: la morte di Lenin aprì cinque anni di lotta e la sconfitta di Trockij, quella di Stalin la corsa tra Berija, Malenkov e Chruščëv con un arresto e una fucilazione, la deposizione di Chruščëv fu un complotto del Politburo, la morte di Brežnev diede il potere al capo del KGB, quella di Andropov a un malato e quella di Černenko al più giovane. Il Politburo sceglieva, il Comitato centrale ratificava, la Pravda annunciava; il paese apprendeva dal «Lago dei cigni» e dai ritratti nelle vetrine.

Il culto e l’età

Ogni capo ebbe il suo culto, da quello totale di Stalin con le città e le montagne a quello ridicolo di Brežnev con le medaglie, salvo Andropov e Černenko che non ebbero tempo; e il sistema invecchiò con i suoi dirigenti: nel 1980 l’età media del Politburo era di settant’anni, i funerali di Stato si susseguirono ogni quindici mesi tra il 1982 e il 1985, e le barzellette sulla «gara di carri funebri» dicevano ciò che tutti vedevano. Gorbačëv fu eletto perché camminava.

Dopo il 1991

El’cin, presidente eletto della Russia nel 1991, fu il primo capo scelto dal voto, e Putin, dal 2000, il primo a superare in durata tutti i segretari generali tranne Stalin: la Russia ha ereditato la successione senza regole, i ritratti nelle vetrine e la carica che non finisce se non con la morte o con lo Stato. La classifica dei leader sovietici, dai sondaggi russi, mette Stalin al primo posto e Gorbačëv all’ultimo.

Curiosità

  • Stalin governò per ventinove anni, Brežnev per diciotto, Chruščëv per undici, Gorbačëv per sei, Lenin per sei, Andropov per quindici mesi e Černenko per tredici: l’URSS ebbe in media un capo ogni nove anni, meno di una presidenza americana.
  • Tra il novembre 1982 e il marzo 1985 morirono in carica tre segretari generali in ventotto mesi: la barzelletta di Mosca era che al funerale di Černenko l’ambasciatore chiedeva l’abbonamento.
  • Il presidente formale dell’URSS, il capo del Presidium, fu per ventisette anni Michail Kalinin, «il nonno di tutta l’Unione», che firmò le condanne del terrore mentre la moglie era nel Gulag.
  • Gorbačëv fu l’unico segretario generale a lasciare il potere vivo e libero: nel 1996 si candidò alla presidenza russa e ottenne lo 0,5 per cento dei voti.

Valutazione critica

I leader sovietici furono scelti da una cerchia di poche decine di uomini con regole non scritte e persero il potere per morte o per congiura, e il paese non ebbe mai voce: il sistema che si diceva del popolo affidò il proprio destino a un segretario di partito, e quando i segretari invecchiarono invecchiò con loro. Il culto di Stalin e le medaglie di Brežnev sono le due forme di una stessa assenza di controllo.

La Russia che ha un solo capo dal 2000, con la successione di nuovo senza regole, ha ereditato la struttura più profonda dell’Unione: il potere che finisce solo con chi lo esercita.

FAQ – Domande frequenti

Chi furono i leader dell’URSS? Lenin dal 1917 al 1924, Stalin fino al 1953, Malenkov per pochi mesi, Chruščëv fino al 1964, Brežnev fino al 1982, Andropov fino al 1984, Černenko fino al 1985 e Gorbačëv fino al 1991: tutti scelti dal Politburo, mai eletti dal popolo.

Qual era il titolo del capo dell’URSS? Segretario generale del Comitato centrale del partito comunista, carica creata nel 1922 e non prevista dalla costituzione; il capo dello Stato formale era il presidente del Presidium del Soviet supremo.

Come finivano i leader sovietici? Quattro morirono in carica, Stalin, Brežnev, Andropov e Černenko; Chruščëv fu deposto dal Politburo nel 1964; Gorbačëv si dimise con la fine dell’Unione nel 1991; Lenin morì dopo la malattia.

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