Antonio Gramsci
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Antonio Gramsci fondò il Partito comunista d’Italia, lo guidò dal 1924, fu arrestato dal fascismo nel 1926 nonostante l’immunità e condannato nel 1928 perché il suo cervello smettesse di funzionare per vent’anni: nel carcere scrisse i trentatré Quaderni, l’opera più tradotta del pensiero italiano del Novecento, e morì nel 1937 pochi giorni dopo la liberazione. La lettera del 1926 in cui criticava Stalin fu bloccata da Togliatti, i Quaderni furono pubblicati con i tagli; Gramsci è stato il comunista che il comunismo non ha mai potuto usare fino in fondo.
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La formazione
Nato ad Ales, in Sardegna, nel 1891, quarto di sette figli di un impiegato finito in carcere, con una deformazione della schiena e la salute rovinata dalla povertà, Gramsci arrivò a Torino nel 1911 con una borsa di studio, lasciò gli studi di glottologia per il giornalismo socialista e nel 1919 fondò con Togliatti, Terracini e Tasca «L’Ordine nuovo», il giornale dei consigli di fabbrica nel «biennio rosso» torinese; a Livorno nel 1921 fu tra i fondatori del partito comunista, all’ombra di Bordiga.
Mosca e la segreteria
Nel 1922 fu mandato a Mosca come rappresentante del partito nell’esecutivo del Comintern, si ammalò, conobbe nel sanatorio Giulia Schucht, che sposò e da cui ebbe due figli che vide una sola volta, e assistette alla lotta per la successione di Lenin; dal 1924, con l’appoggio del Comintern, prese la guida del partito contro Bordiga, e al congresso di Lione del 1926 ne fissò la linea con le tesi sull’alleanza tra operai e contadini. Nell’ottobre 1926 scrisse al Comitato centrale sovietico una lettera che criticava la lotta tra Stalin e l’opposizione come una rottura dell’unità: Togliatti, a Mosca, la giudicò inopportuna e non la consegnò.
L’arresto e il processo
L’8 novembre 1926, dopo le leggi eccezionali, Gramsci fu arrestato a Roma nonostante l’immunità parlamentare, confinato a Ustica e poi processato a Roma dal Tribunale speciale nel maggio-giugno 1928 con gli altri dirigenti: il pubblico ministero Isgrò chiese che si impedisse «a questo cervello di funzionare per vent’anni», e la condanna fu di venti anni, quattro mesi e cinque giorni. Fu rinchiuso nel carcere di Turi, in Puglia, con la salute che peggiorava e la cognata Tatiana come unico legame con il mondo; l’economista Sraffa, da Cambridge, gli pagava i libri e faceva da tramite con Togliatti.
I Quaderni
Dal febbraio 1929 al 1935 Gramsci riempì trentatré quaderni con quasi tremila pagine di note: l’egemonia, il consenso che una classe ottiene nella società civile prima e oltre la forza, gli intellettuali organici, la guerra di posizione contro la guerra di movimento, il Risorgimento come rivoluzione passiva, il fordismo, il folklore, Machiavelli e il «moderno principe», la lingua, la letteratura popolare; scritti in un linguaggio cifrato per la censura, senza nominare Marx, con un pensiero che si allontanava dal modello sovietico senza dirlo. Le lettere alla cognata e alla moglie sono la sua altra opera.
La morte e l’eredità
Trasferito nel 1933 alla clinica di Formia e nel 1935 a Roma, con le campagne internazionali per la liberazione che il partito gestì e Gramsci sospettò, ottenne la libertà piena il 21 aprile 1937 e morì il 27 aprile per un’emorragia cerebrale, a 46 anni; Tatiana salvò i Quaderni e li mandò a Mosca. Togliatti li pubblicò tra il 1948 e il 1951 in ordine tematico, con i tagli sulle parti scomode, e ne fece la base del «partito nuovo»; l’edizione critica del 1975 restituì il testo, e Gramsci è oggi l’autore italiano più citato nel mondo, dai postcoloniali alla destra che vuole «l’egemonia». Il partito comunista, in URSS e in Italia, non seppe mai che farne.
Curiosità
- La lettera di Gramsci del 14 ottobre 1926 al Comitato centrale del PCUS, che criticava la lotta di Stalin contro l’opposizione, fu trattenuta da Togliatti a Mosca e consegnata solo a Bucharin: i due si scambiarono lettere dure, e il documento fu pubblicato nel 1964.
- Il pubblico ministero Michele Isgrò disse al processo del 1928: «Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare»; la frase è la più citata della persecuzione fascista.
- Gramsci vide il secondo figlio Giuliano solo in fotografia: nato a Mosca nel 1926, non incontrò mai il padre, e ne visse in URSS come musicista fino al 2007.
- I Quaderni furono pubblicati da Togliatti tra il 1948 e il 1951 in sei volumi tematici, con l’omissione delle note critiche verso il partito e l’URSS; l’edizione integrale in ordine cronologico è del 1975.
Valutazione critica
Gramsci fu il fondatore che il partito imprigionato lasciò al fascismo e che il partito vittorioso usò con le forbici: la lettera del 1926 bloccata da Togliatti e i Quaderni pubblicati con i tagli dicono che il comunismo italiano ebbe un pensatore troppo libero per il movimento a cui apparteneva. La sua idea di egemonia spiega meglio di ogni altra perché il PCI durò e perché finì.
Che i Quaderni siano oggi letti in tutto il mondo e usati anche dalla destra è la vendetta di un pensiero sui suoi custodi: Gramsci è sopravvissuto al partito, al fascismo e all’Unione, e resta il comunista che non ha bisogno dell’URSS.
FAQ – Domande frequenti
Chi era Antonio Gramsci? Il fondatore e segretario del Partito comunista d’Italia dal 1924, nato in Sardegna nel 1891, arrestato dal fascismo nel 1926 e condannato a vent’anni nel 1928: scrisse in carcere i Quaderni e morì nel 1937.
Che cosa sono i Quaderni del carcere? Trentatré quaderni con quasi tremila pagine di note scritte tra il 1929 e il 1935 nel carcere di Turi, su egemonia, intellettuali, Risorgimento, fordismo e cultura popolare: l’opera più tradotta del pensiero italiano del Novecento.
Che rapporto ebbe con Stalin e Togliatti? Nel 1926 criticò in una lettera la lotta di Stalin contro l’opposizione, e Togliatti non la consegnò; i Quaderni furono pubblicati da Togliatti nel 1948-51 con l’omissione delle parti critiche verso il partito e l’URSS.
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