Bandiera sovietica
UNIONESOVIETICA.COM
Storia critica dell’URSS: potere, società e conseguenze
Tutte le macro-categorie
Storia dell’Unione Sovietica Repubbliche sovietiche Demografia dell’URSS Politica e istituzioni Gulag, repressioni e dissenso Società e vita quotidiana Case, quartieri e architettura Religioni e rapporto con le Chiese Economia, risorse minerarie, lavoro e rublo Industria, fabbriche e marchi Treni, ferrovie e trasporti Forze armate, armamenti e deterrenza nucleare Guerre, conflitti e Guerra fredda Spazio, scienza e tecnologia Stampa, giornali, televisione e radio Cultura, spettacolo e sport Leader e personaggi Patto di Varsavia e paesi del blocco orientale Comunismo in Europa e rapporti con il PCI URSS nel mondo: Cuba, Africa e Asia Energia, ambiente e disastri Simboli, oggetti, primati e curiosità Indice completo

Palmiro Togliatti

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Palmiro Togliatti guidò il Partito comunista italiano per trentasette anni, dall’esilio di Mosca alla Repubblica: dirigente del Comintern con il nome di Ercoli negli anni del terrore, inviato di Stalin in Spagna, la voce di Radio Mosca, il ministro della «svolta di Salerno» e dell’amnistia ai fascisti, il bersaglio dell’attentato del 1948, il teorico del «policentrismo» che approvò i carri a Budapest. Morì a Jalta nel 1964 con un memoriale sull’autonomia, e Stalin gli aveva dato una città sul Volga: il politico italiano più abile del secolo, e il più sovietico.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Palmiro Togliatti
Festa di partito in una sera d’estate italiana: bandiere rosse, lampioncini di carta, tavolate.

Da Torino a Mosca

Nato a Genova nel 1893, laureato in legge a Torino, fondò con Gramsci «L’Ordine nuovo» nel 1919 e fu a Livorno nel 1921; dopo l’arresto di Gramsci guidò dal 1927 il partito dall’esilio, tra Parigi e Mosca, dove nel 1926 aveva trattenuto la lettera di Gramsci a Stalin, e nel 1935 divenne segretario del Comintern con il nome di Ercoli, autore della relazione sul fascismo al VII congresso. Durante il terrore firmò le risoluzioni, scrisse i giudizi sugli emigrati italiani che finirono nei campi, approvò lo scioglimento del partito polacco e sopravvisse: la sua colpa e la sua abilità.

La Spagna e la guerra

Dal 1937 al 1939 fu il delegato del Comintern in Spagna, «Alfredo», il consigliere del partito comunista spagnolo nella guerra civile, con la lotta al POUM e agli anarchici e la difesa a oltranza; tornò a Mosca e durante la guerra parlò agli italiani da Radio Mosca come Mario Correnti, con la propaganda per la resa e i prigionieri italiani, sulla cui sorte nei campi sovietici non intervenne. Nel marzo 1944, con l’assenso di Stalin che aveva riconosciuto Badoglio, sbarcò a Napoli e a Salerno rovesciò la linea: i comunisti al governo con il re e Badoglio, la questione istituzionale rinviata, la guerra prima di tutto.

Il partito nuovo

Togliatti costruì il «partito nuovo» di massa, con due milioni di iscritti, la Costituente e l’articolo 7 sui Patti lateranensi votato con la DC, il ministero della giustizia con l’amnistia del giugno 1946 che liberò i fascisti e i partigiani, e nel maggio 1947 l’esclusione dal governo; perse le elezioni del 1948 con il Fronte, e il 14 luglio fu ferito da Pallante davanti a Montecitorio, con il paese in sciopero e Togliatti che dall’ospedale chiese la calma. Fedele al Cominform, condannò Tito e il piano Marshall e portò il partito nella Guerra fredda; Stalin lo volle nel 1951 a capo del Cominform, e lui rifiutò per restare in Italia.

Il 1956

Alla morte di Stalin pianse il «gigante»; dopo il rapporto segreto parlò a giugno, sull’intervista a Nuovi argomenti, di «policentrismo» e di degenerazioni del sistema sovietico, la prima presa di distanza pubblica, e in novembre approvò l’intervento in Ungheria, con la lettera al Cremlino in cui suggeriva di non liberare Nagy; il manifesto dei 101 lo attaccò e gli intellettuali se ne andarono. La «via italiana al socialismo» fu la formula degli anni seguenti, con la scuola di partito, le regioni e l’elettorato in crescita, e l’URSS ne accettò l’autonomia purché non lo dicesse.

Jalta

Nell’agosto 1964, in vacanza a Jalta per incontrare Chruščëv, Togliatti scrisse un memoriale sull’autonomia dei partiti e sulla necessità di superare il regime di restrizioni delle libertà in URSS, e morì il 21 agosto per un ictus, senza aver visto il segretario sovietico, deposto due mesi dopo; il memoriale fu pubblicato dal PCI contro il parere di Mosca. Il funerale a Roma riunì un milione di persone, la città di Stavropol’ sul Volga prese il suo nome e vi fu costruita la fabbrica della Fiat; il «Migliore», come lo chiamavano, è ricordato per Salerno e per la Costituzione, e per Mosca da chi ha letto le carte.

Curiosità

  • La città di Stavropol’ sul Volga fu ribattezzata Togliatti pochi giorni dopo la morte del segretario, nel settembre 1964: due anni dopo vi arrivò la Fiat, e oggi ha 700.000 abitanti e il nome di un comunista italiano.
  • Durante il terrore Togliatti scrisse le valutazioni sugli emigrati comunisti italiani in URSS che il Comintern trasmetteva all’NKVD: gli storici hanno contato oltre duecento italiani arrestati, e i suoi giudizi negativi in molti fascicoli.
  • L’amnistia del 22 giugno 1946, firmata dal ministro Togliatti, liberò in pochi mesi decine di migliaia di condannati per collaborazionismo, con l’interpretazione dei giudici che estese il perdono anche alle sevizie «non particolarmente efferate».
  • Il memoriale di Jalta, scritto da Togliatti nell’agosto 1964 sul lettino della villa di riposo, fu pubblicato da Rinascita il 5 settembre contro il parere sovietico: chiedeva libertà di dibattito e autonomia, senza rompere.

Valutazione critica

Togliatti fu il più intelligente dei dirigenti comunisti occidentali e il più compromesso con Stalin: sopravvisse al terrore firmando, servì la guerra di Spagna e la propaganda di Mosca, e poi diede all’Italia il partito che scrisse la Costituzione e l’amnistia che pacificò il paese. Il policentrismo e il memoriale di Jalta furono gli inizi dell’autonomia che non ebbe il coraggio di completare, e l’Ungheria approvata ne fu il limite.

La città sul Volga con il suo nome e il milione ai funerali sono le due misure di un uomo che fu insieme di Mosca e dell’Italia, e che scelse ogni volta di non scegliere; il PCI ne ha ereditato l’abilità e la contraddizione.

FAQ – Domande frequenti

Chi era Palmiro Togliatti? Il segretario del Partito comunista italiano dal 1927 alla morte, nel 1964: dirigente del Comintern negli anni Trenta con il nome di Ercoli, ministro della Repubblica dal 1944 al 1947 e autore della svolta di Salerno e dell’amnistia del 1946.

Che cosa fu la svolta di Salerno? La decisione dell’aprile 1944, concordata con Stalin, di far entrare i comunisti nel governo Badoglio con il re rinviando la questione istituzionale, per unire il paese nella guerra contro i tedeschi.

Che ruolo ebbe nel terrore staliniano? Come dirigente del Comintern firmò le risoluzioni del 1937-38, scrisse le valutazioni sugli emigrati italiani in URSS e approvò lo scioglimento del partito polacco; sopravvisse alle purghe che colpirono centinaia di comunisti stranieri.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

Altri articoli della stessa sottosezione