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Partito Comunista Italiano

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Fondato a Livorno nel gennaio 1921 con Bordiga e Gramsci, clandestino sotto il fascismo, riorganizzato da Togliatti da Mosca e protagonista della Resistenza, il Partito comunista italiano fu il più grande dell’Occidente: due milioni di iscritti nel 1947, il 34 per cento nel 1976, le regioni rosse, le feste dell’Unità, il compromesso storico e l’eurocomunismo di Berlinguer, e insieme l’oro di Mosca, la difesa di Budapest e il legame con l’URSS che non ruppe mai del tutto. Si sciolse nel 1991, tre mesi prima dell’Unione.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Partito Comunista Italiano
Festa di partito in una sera d’estate italiana: bandiere rosse, lampioncini di carta, tavolate.

Livorno e il fascismo

Il 21 gennaio 1921 al teatro San Marco di Livorno la frazione comunista lasciò il congresso socialista sulle ventuno condizioni e fondò il Partito comunista d’Italia, guidato da Bordiga con Gramsci, Terracini e Togliatti; le leggi fascistissime del 1926 lo misero fuori legge, Gramsci fu arrestato, e il partito visse in clandestinità e in esilio, a Parigi e a Mosca, con Togliatti alla guida dal 1927 e i quadri nelle carceri e al confino. Fu il partito che pagò di più il fascismo, e che dalla Spagna e dalla Resistenza trasse la legittimità del dopoguerra.

Togliatti e la Repubblica

Tornato da Mosca nel marzo 1944, Togliatti con la «svolta di Salerno» accettò la monarchia e il governo di unità nazionale, fece del PCI un «partito nuovo» di massa con due milioni di iscritti, scrisse la Costituzione con la DC e fu cacciato dal governo nel maggio 1947; il Fronte popolare perse le elezioni del 18 aprile 1948, e l’attentato del 14 luglio portò il paese sull’orlo dell’insurrezione. Il PCI entrò nella Guerra fredda come partito di Mosca e insieme come partito degli operai, dei contadini e delle regioni dell’Emilia, della Toscana e dell’Umbria, con L’Unità, le cooperative, le case del popolo e la CGIL.

Il 1956 e il 1968

Il rapporto segreto e Budapest del 1956 divisero il partito: Togliatti parlò di «policentrismo» e approvò l’intervento sovietico, gli intellettuali con Calvino firmarono il manifesto dei 101 e se ne andarono, gli operai restarono. Nel 1964 Togliatti morì a Jalta lasciando il memoriale sull’autonomia; Longo condannò nel 1968 l’invasione della Cecoslovacchia, la prima condanna pubblica di Mosca, e nel 1969 il partito espulse il gruppo del Manifesto da sinistra. Il PCI di Berlinguer, dal 1972, fu il partito del compromesso storico con la DC dopo il Cile e dell’eurocomunismo.

Berlinguer e il declino

Nel 1976 il PCI raggiunse il 34,4 per cento e sostenne dall’esterno i governi Andreotti, con il rapimento di Moro nel 1978 e la fine del compromesso; Berlinguer accettò la NATO, dichiarò nel 1981 esaurita la spinta propulsiva dell’ottobre, lanciò la «questione morale» contro i partiti di governo, e morì nel giugno 1984 durante un comizio a Padova, con il partito che alle europee superò la DC per l’unica volta, con il 33,3 per cento. Poi il declino con Natta e Occhetto, i finanziamenti sovietici alla corrente di Cossutta, e la perestrojka che il PCI applaudì.

La Bolognina e dopo

Il 12 novembre 1989, tre giorni dopo il Muro, Occhetto annunciò alla Bolognina di Bologna il cambio del nome, e dopo due congressi il 3 febbraio 1991 a Rimini il PCI divenne Partito democratico della sinistra, con Rifondazione comunista che ne raccolse l’ala; l’oro di Mosca fu ammesso nel 1993, e gli eredi sono passati per i DS fino al Partito democratico del 2007. Le feste dell’Unità continuano, il quotidiano è chiuso, le regioni rosse hanno cambiato colore, e il PCI è oggetto di nostalgia e di studi: il partito che fu insieme di Mosca e dell’Italia non ha eredi che lo rivendichino per intero.

Curiosità

  • Il 14 luglio 1948 lo studente Antonio Pallante sparò tre colpi a Togliatti davanti a Montecitorio: il paese fu attraversato dallo sciopero generale e da occupazioni, e la vittoria di Bartali al Tour de France, secondo la leggenda, aiutò a calmare gli animi.
  • Il manifesto dei 101 intellettuali del PCI contro l’intervento in Ungheria, del 29 ottobre 1956, fu firmato tra gli altri da Calvino, Natalia Ginzburg e Renzo De Felice; Togliatti lo definì una «pattuglia di intellettuali» e Calvino uscì dal partito nel 1957.
  • Alle europee del 17 giugno 1984, sei giorni dopo la morte di Berlinguer, il PCI ottenne il 33,3 per cento e superò la DC: fu l’unica volta in cui i comunisti furono il primo partito italiano.
  • Il nome «Bolognina» viene dal quartiere di Bologna in cui Occhetto, il 12 novembre 1989, annunciò a una sezione di ex partigiani che il partito avrebbe cambiato nome: la frase fu «grandi novità».

Valutazione critica

Il PCI fu due cose insieme, e la sua storia è il tentativo di tenerle: il partito di Mosca, che ricevette l’oro, approvò Budapest e tenne la corrente filosovietica fino alla fine, e il partito degli italiani più poveri e più organizzati, che scrisse la Costituzione, governò le regioni meglio degli altri e condannò Praga per primo. La sua grandezza fu reale e la sua contraddizione irrisolta.

Lo scioglimento del 1991, deciso dopo il Muro e prima dell’Unione, fu il riconoscimento che senza l’URSS il nome non aveva più senso; il fatto che nessun erede lo rivendichi per intero dice quanto quella contraddizione pesi ancora.

FAQ – Domande frequenti

Quando nacque e quando finì il PCI? Nacque a Livorno il 21 gennaio 1921 dalla scissione del partito socialista e si sciolse a Rimini il 3 febbraio 1991, diventando Partito democratico della sinistra; Rifondazione comunista ne raccolse una parte.

Quanto era grande? Il più grande partito comunista dell’Occidente: oltre due milioni di iscritti nel 1947, il 34,4 per cento dei voti nel 1976 e il 33,3 alle europee del 1984, quando superò la DC; governava l’Emilia, la Toscana e l’Umbria.

Che rapporto ebbe con l’URSS? Di dipendenza e di autonomia crescente: finanziato da Mosca, approvò l’intervento in Ungheria nel 1956 ma condannò l’invasione di Praga nel 1968, e con Berlinguer dichiarò nel 1981 esaurita la spinta dell’ottobre; Mosca finanziò allora la corrente di Cossutta.

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