Enrico Berlinguer
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Enrico Berlinguer, il sardo di famiglia nobile che guidò il PCI dal 1972 alla morte sul palco di Padova nel 1984, portò il partito al 34 per cento con il compromesso storico, disse a Mosca che la democrazia era un valore universale, accettò l’ombrello della NATO e nel 1981 dichiarò esaurita la spinta propulsiva dell’ottobre: il comunista più amato d’Italia e il più scomodo per il Cremlino, che gli mandò i soldi alla corrente rivale e forse un camion in Bulgaria. Un milione di persone ai funerali; sei giorni dopo, il PCI primo partito.
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La formazione
Nato a Sassari il 25 maggio 1922 in una famiglia dell’aristocrazia sarda, con il padre deputato antifascista e il cugino Cossiga, entrò nel partito nel 1943, fu arrestato nel 1944 per i moti del pane a Sassari e passò alla scuola di Salerno con Togliatti; segretario della Federazione giovanile dal 1949 al 1956, con i viaggi a Mosca e le scuole di partito, poi nella segreteria, vicesegretario dal 1969 e segretario nel marzo 1972, dopo Longo. Riservato, austero, con la moglie cattolica e i quattro figli, era l’opposto del tribuno.
Il compromesso storico
Dopo il golpe cileno del settembre 1973 scrisse su Rinascita tre articoli con la tesi che una sinistra al 51 per cento non potesse governare l’Italia contro la DC e la Chiesa, e propose il «compromesso storico» tra comunisti, socialisti e cattolici; nell’ottobre 1973 in Bulgaria l’auto che lo portava fu speronata da un camion, con l’interprete morto e il sospetto, mai provato, di un attentato dei servizi. Nel 1975 i comunisti presero le regioni e nel giugno 1976 il PCI arrivò al 34,4 per cento, con il governo Andreotti della «non sfiducia» e Moro come interlocutore; il rapimento e l’uccisione di Moro nel 1978 chiusero la strada.
L’eurocomunismo e Mosca
Nel giugno 1976 disse al Corriere che si sentiva più sicuro sotto l’ombrello della NATO che nel Patto di Varsavia, e nel marzo 1977 firmò a Madrid con Carrillo e Marchais la dichiarazione eurocomunista; nel novembre 1977 a Mosca, per i sessant’anni dell’ottobre, disse davanti a Brežnev che la democrazia era un valore storicamente universale, e la sala tacque. Il Cremlino ridusse i finanziamenti al partito e li dirottò sulla corrente di Cossutta, mentre Berlinguer difendeva i dissidenti e riceveva le lettere dei partiti fratelli; nel 1979 la Pravda lo trattava con freddezza.
Lo strappo e la questione morale
Il 15 dicembre 1981, con la legge marziale in Polonia, dichiarò in televisione che la spinta propulsiva dell’ottobre si era esaurita e che i paesi dell’Est non erano modelli: lo «strappo», approvato dal Comitato centrale e attaccato dalla Pravda; nel luglio 1981, con Scalfari, aveva posto la «questione morale», i partiti che occupavano lo Stato e la diversità dei comunisti, e nel 1980 era andato ai cancelli della Fiat a sostenere i trentacinque giorni. Il partito, isolato dalla DC e da Mosca, scendeva al 30 per cento; la sua popolarità cresceva, con i giovani e i cattolici che non lo avrebbero mai votato.
Padova
Il 7 giugno 1984, durante un comizio a Padova per le europee, fu colpito da un ictus davanti alla folla e continuò a parlare per minuti con le parole che si confondevano; morì l’11 giugno, e ai funerali a Roma il 13 giugno oltre un milione di persone riempirono piazza San Giovanni, con Almirante che rese omaggio alla camera ardente. Il 17 giugno il PCI ottenne il 33,3 per cento e superò la DC per l’unica volta; Natta gli succedette, e il partito che aveva strappato da Mosca si sciolse sette anni dopo. Berlinguer è ricordato come l’ultimo comunista italiano credibile, e come l’uomo che la Repubblica non lasciò governare.
Curiosità
- Il 3 ottobre 1973 a Sofia un camion militare speronò l’auto di Berlinguer, uccidendo l’interprete e ferendo il segretario: il caso fu chiuso come incidente, e il sospetto di un attentato del KGB e dei servizi bulgari è rimasto, alimentato nel 1991 da Cossutta.
- Nell’intervista al Corriere della Sera del 15 giugno 1976 Berlinguer disse di sentirsi «più sicuro» sotto l’ombrello della NATO: la frase, cinque giorni prima delle elezioni, fu letta a Mosca come un tradimento.
- Il comizio di Padova del 7 giugno 1984 è filmato: colpito dall’ictus, Berlinguer continuò per otto minuti con la voce che cedeva, e i compagni sul palco lo lasciarono finire prima di portarlo via.
- Ai funerali del 13 giugno 1984 Giorgio Almirante, segretario del MSI, andò a rendere omaggio alla salma alle Botteghe oscure e fu applaudito dai militanti comunisti: la scena è tra le più citate della Prima Repubblica.
Valutazione critica
Berlinguer fu il dirigente comunista occidentale che andò più lontano da Mosca senza rompere il legame, e il costo fu l’isolamento: i sovietici lo punirono con i soldi alla corrente rivale, la DC non gli aprì il governo, e il partito che lasciò era al 30 per cento e senza strada. Fu onesto, popolare e sconfitto, e la sua diversità morale è ricordata più delle sue scelte politiche.
Il compromesso storico e lo strappo, letti con gli archivi, sono le due metà di un progetto incompiuto: un comunismo democratico che non poteva più chiamarsi comunismo, come il PCI scoprì nel 1991.
FAQ – Domande frequenti
Chi era Enrico Berlinguer? Il segretario del Partito comunista italiano dal 1972 alla morte, nel giugno 1984: nato a Sassari nel 1922, fu l’autore del compromesso storico, dell’eurocomunismo e dello strappo da Mosca del 1981, e portò il PCI al 34 per cento.
Che cosa fu il compromesso storico? La proposta del 1973, dopo il golpe cileno, di un’intesa di governo tra comunisti, socialisti e cattolici per evitare la contrapposizione frontale; portò al sostegno esterno al governo Andreotti del 1976-79 e finì con il rapimento di Moro.
Perché Mosca lo osteggiava? Per l’eurocomunismo, il discorso sulla democrazia del 1977, l’ombrello della NATO e lo strappo del 1981: il Cremlino ridusse i finanziamenti al PCI e li dirottò sulla corrente filosovietica di Cossutta.
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