Calcio
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il calcio fu lo sport del popolo sovietico e la sua passione più difficile da controllare: lo Spartak dei fratelli Starostin contro la Dinamo di Berija, la Dinamo Mosca in tournée a Londra nel 1945, l’Europeo vinto nel 1960 con Jašin, il portiere del Pallone d’oro, la Dinamo Kiev di Lobanovs’kyj, i 66 morti del Lužniki nel 1982 nascosti per anni. L’URSS non vinse mai un Mondiale; le sue squadre sono oggi russe, ucraine e georgiane, e in guerra tra loro.
In questa pagina
Le società
Il calcio sovietico si organizzò negli anni Trenta con il campionato del 1936 e le società di apparato: la Dinamo Mosca della polizia segreta, cara a Berija, la CSKA dell’esercito, il Torpedo della ZIL, il Lokomotiv delle ferrovie, e lo Spartak, fondato dai quattro fratelli Starostin per i sindacati e le cooperative, la squadra «del popolo» che riempiva gli stadi contro le squadre dello Stato; nel 1942 gli Starostin furono arrestati e mandati nei campi, dove allenarono le squadre dei comandanti fino al 1954. Le squadre delle repubbliche, la Dinamo Kiev, la Dinamo Tbilisi, l’Ararat Erevan, l’Ararat campione nel 1973, erano le nazionali non dichiarate.
La nazionale
La nazionale dell’URSS vinse l’oro olimpico a Melbourne nel 1956 e il primo Campionato europeo nel 1960 a Parigi, dopo che la Spagna di Franco aveva rifiutato di giocare i quarti con i sovietici; fu finalista nel 1964, nel 1972 e nel 1988, quarta al Mondiale del 1966 in Inghilterra, con Lev Jašin, il «ragno nero» della Dinamo Mosca, unico portiere a vincere il Pallone d’oro nel 1963, e Eduard Strel’cov, il talento del Torpedo condannato a dodici anni di campo nel 1958 con un’accusa di stupro mai chiarita, a vent’anni, alla vigilia del Mondiale. L’oro olimpico di Seul 1988 fu l’ultimo trofeo dell’Unione.
La Dinamo Kiev
Negli anni Settanta e Ottanta la squadra dell’Unione fu la Dinamo Kiev di Valerij Lobanovs’kyj, l’allenatore-scienziato con i computer e la preparazione atletica, che vinse la Coppa delle Coppe nel 1975 e nel 1986 e la Supercoppa contro il Bayern, con Oleh Blochin, Pallone d’oro nel 1975, e Ihor Belanov, Pallone d’oro nel 1986, e che formò la nazionale sovietica finalista dell’Europeo del 1988; la Dinamo Tbilisi vinse la Coppa delle Coppe nel 1981. Le squadre delle repubbliche erano più forti di quelle di Mosca, e i tifosi lo sapevano.
Gli stadi
Il calcio sovietico era la valvola: gli stadi da centomila posti, il Lužniki di Mosca, il Repubblicano di Kiev, lo stadio di Tbilisi, con i biglietti a copechi, la birra e le risse tra i tifosi delle società, e la violenza nascosta dai giornali. Il 20 ottobre 1982, allo Lužniki, nella calca all’uscita di una partita di Coppa UEFA dello Spartak contro l’Haarlem morirono 66 persone, ufficialmente sessantasei, secondo altre fonti centinaia: la notizia fu data in poche righe e la verità uscì con la glasnost nel 1989. Le tournée all’estero, dalla Dinamo Mosca a Londra nel 1945, erano diplomazia.
Dopo il 1991
L’URSS giocò l’Europeo del 1992 come «Comunità degli Stati indipendenti» e poi si divise in quindici nazionali: la Russia, con il campionato degli oligarchi e del gas, arrivò in semifinale all’Europeo del 2008 e ospitò il Mondiale del 2018, ed è esclusa dalle competizioni dal 2022; l’Ucraina, con lo Šachtar Donec’k dell’oligarca Achmetov in esilio da Donec’k dal 2014 e la Dinamo Kiev, gioca le sue partite in Europa in guerra; la Georgia si è qualificata all’Europeo del 2024. Lo Spartak contro la Dinamo è ancora il derby di Mosca, con gli Starostin nel nome della via.
Curiosità
- Nel novembre 1945 la Dinamo Mosca fece una tournée in Gran Bretagna: pareggiò con il Chelsea, batté l’Arsenal nella nebbia e il Cardiff 10 a 1, e Orwell scrisse che lo sport era «guerra senza spari».
- Lev Jašin, il «ragno nero», giocò tutta la carriera nella Dinamo Mosca con oltre 150 rigori parati e vinse il Pallone d’oro nel 1963: è ancora l’unico portiere a riceverlo, e il premio al miglior portiere porta il suo nome.
- Eduard Strel’cov, il «Pelé russo» del Torpedo, fu condannato nel 1958 a dodici anni di Gulag; tornò nel 1965 e fu due volte calciatore dell’anno, senza mai giocare un Mondiale.
- La tragedia dello Lužniki del 20 ottobre 1982, con 66 morti nella calca sulle scale ghiacciate, fu riportata in poche righe dalla «Sera di Mosca» e taciuta per sette anni; il monumento è del 1992.
Valutazione critica
Il calcio sovietico fu lo sport in cui il sistema controllava meno e il popolo esprimeva di più: le società dell’apparato, gli Starostin nel Gulag e la tragedia nascosta dello Lužniki raccontano lo Stato, gli stadi pieni e lo Spartak «del popolo» raccontano il paese. La nazionale fu forte e mai vincente ai Mondiali, come l’Unione: grande per il sistema, fragile nel momento decisivo.
Le squadre dell’Unione oggi divise e in guerra, con lo Šachtar in esilio e la Russia esclusa, sono l’eredità più visibile: il calcio ha seguito la politica, come sempre.
FAQ – Domande frequenti
Che cosa vinse la nazionale sovietica? L’oro olimpico nel 1956 e nel 1988 e il primo Campionato europeo nel 1960; fu finalista nel 1964, nel 1972 e nel 1988 e quarta al Mondiale del 1966. Non vinse mai un Mondiale.
Chi era Lev Jašin? Il portiere della Dinamo Mosca e della nazionale dal 1950 al 1970, il «ragno nero», unico portiere ad aver vinto il Pallone d’oro, nel 1963.
Che cosa accadde allo Lužniki nel 1982? Il 20 ottobre 1982, all’uscita della partita Spartak-Haarlem di Coppa UEFA, 66 persone morirono nella calca sulle scale: la tragedia fu nascosta fino al 1989.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.