Sport
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Lo sport sovietico fu una macchina di Stato: la «cultura fisica» obbligatoria con le norme GTO, le società Dinamo della polizia segreta e CSKA dell’esercito, gli atleti «dilettanti» pagati come ufficiali, le scuole sportive per bambini, il doping organizzato e il primo posto nel medagliere olimpico in sei Giochi su nove tra il 1952 e il 1988. Le Olimpiadi di Mosca del 1980 furono boicottate, quelle di Los Angeles del 1984 disertate; la Russia di oggi ha ereditato il sistema e il doping, e i suoi atleti gareggiano senza bandiera.
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La cultura fisica
Il regime fece dello sport un dovere: le norme GTO, «pronto al lavoro e alla difesa», dal 1931, con i distintivi per chi superava le prove di corsa, tiro e nuoto, la ginnastica alla radio e in fabbrica, le parate degli sportivi sulla Piazza Rossa, le Spartachiadi di massa e il sistema delle società: la Dinamo, fondata nel 1923 dalla Čeka, la CSKA dell’esercito, lo Spartak dei sindacati e delle cooperative, i cui fondatori, i fratelli Starostin, furono arrestati nel 1942 e mandati nei campi per l’odio di Berija, capo della Dinamo, il Lokomotiv delle ferrovie, il Torpedo delle fabbriche. Lo stadio Lenin di Lužniki del 1956, con centomila posti, fu il tempio.
Le Olimpiadi
L’URSS entrò nelle Olimpiadi nel 1952 a Helsinki, dopo aver ignorato quelle «borghesi», e vinse il medagliere nel 1956, 1960, 1972, 1976, 1980 e 1988, seconda nel 1952, nel 1964 e nel 1968: ginnastica, sollevamento pesi, lotta, atletica, hockey, con Latynina, Vlasov, Alekseev, Borzov, Sal’nikov, la Tureva, e le vittorie come prova del sistema. Gli atleti erano ufficialmente dilettanti, in realtà mantenuti dalle società con stipendi, alloggi e privilegi, e la medaglia valeva un appartamento e un’automobile; i vincitori erano Eroi e i perdenti tornavano nell’anonimato.
Il 1980 e il 1984
Le Olimpiadi di Mosca del luglio 1980, le prime in un paese socialista, furono boicottate da sessantacinque paesi guidati dagli Stati Uniti per l’Afghanistan, con Mosca ripulita dai dissidenti e dai bambini mandati nelle colonie, l’orsetto Miša che piangeva alla chiusura e i funerali di Vysockij tra le gare; nel 1984 l’URSS e il blocco disertarono Los Angeles per rappresaglia e organizzarono i «Giochi dell’amicizia». Nel 1988 a Seul l’Unione vinse per l’ultima volta; nel 1992 a Barcellona la «squadra unificata» degli Stati eredi salì sul podio senza inno.
Il sistema e il doping
Le scuole sportive per bambini, le DJuSŠ, con milioni di iscritti, selezionavano i talenti dai sei anni, gli allenatori di Stato con i metodi scientifici e i centri come Novogorsk producevano i campioni, e dagli anni Settanta i programmi di doping con gli steroidi anabolizzanti, documentati dai rapporti interni del 1983 in vista di Los Angeles, integrarono il sistema; la Germania Est fu l’esempio estremo. La Russia ha ereditato tutto, compreso il doping di Stato di Soči 2014 con i campioni scambiati attraverso un buco nel muro, scoperto nel 2015-16, che ha portato alle esclusioni e alla bandiera neutra.
L’eredità
Lo sport sovietico ha lasciato le scuole di ginnastica, di hockey, di lotta e di scacchi che dominano ancora, le società Dinamo e CSKA come squadre di calcio e di hockey, gli allenatori emigrati che formano gli atleti di mezzo mondo e la convinzione che la medaglia sia una prova politica; la Russia di Putin ha usato Soči 2014 e i Mondiali di calcio del 2018 come l’URSS usò Mosca 1980, ed è esclusa dallo sport mondiale dal 2022. Gli atleti russi gareggiano come «neutrali», come i sovietici del 1992.
Curiosità
- Nikolaj Starostin, fondatore dello Spartak, fu arrestato nel 1942 con i fratelli per «propaganda dello sport borghese» e passò dieci anni tra i campi, dove allenava le squadre dei comandanti; Berija, che tifava Dinamo, non gli perdonò le vittorie.
- L’URSS vinse il medagliere olimpico in sei edizioni estive su nove, dal 1956 al 1988: a Seul 1988, l’ultima, 55 ori contro i 36 americani.
- Il documento del 1983 del vice ministro dello sport, pubblicato dal New York Times nel 2016, prescriveva gli anabolizzanti per gli atleti di atletica in vista di Los Angeles: la prova che il doping era di Stato già in epoca sovietica.
- L’orsetto Miša, la mascotte di Mosca 1980, salutò con una lacrima disegnata alla cerimonia di chiusura: la sua immagine che vola via con i palloncini è ricordata più del boicottaggio.
Valutazione critica
Lo sport sovietico fu la vetrina più efficace del sistema, con i medaglieri come prova di superiorità e gli atleti come soldati mantenuti, selezionati da bambini e dopati da adulti in nome del paese: funzionò, e lasciò scuole che il mondo copia, al prezzo di una menzogna, il dilettantismo, e di una pratica, il doping di Stato, che la Russia ha ereditato con orgoglio.
Le esclusioni russe dal 2016 e dal 2022 chiudono il cerchio con il 1984: uno sport che era politica torna a essere escluso per ragioni politiche, e gli atleti pagano come allora.
FAQ – Domande frequenti
Quanto vinceva l’URSS alle Olimpiadi? Il primo posto nel medagliere in sei Giochi estivi su nove tra il 1952 e il 1988, con il record di 80 ori a Mosca 1980 in assenza degli americani e 55 a Seul 1988.
Gli atleti sovietici erano dilettanti? Ufficialmente sì, per le regole olimpiche; in realtà erano mantenuti dalle società sportive di Stato, dall’esercito e dalla polizia con stipendi e privilegi: i «dilettanti di Stato».
Che cosa accadde nel 1980 e nel 1984? Le Olimpiadi di Mosca 1980 furono boicottate da 65 paesi per l’invasione dell’Afghanistan; nel 1984 l’URSS e il blocco orientale disertarono Los Angeles per rappresaglia.
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