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I commieblock sovietici

Approfondimento storico in una prospettiva critica

«Commieblock» è il nome, ironico e anglosassone, dei palazzi prefabbricati sovietici: milioni di pannelli di cemento montati in serie dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, in cui vive ancora oggi la maggioranza degli abitanti dell’ex URSS e di mezza Europa orientale. Cinque, nove, sedici piani, identici da Tallinn a Vladivostok, furono la risposta alla crisi degli alloggi e il paesaggio in cui è cresciuto un continente.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
I commieblock sovietici
palazzi prefabbricati a cinque piani, cortile fangoso con i panni stesi.

Che cosa sono

I palazzi a pannelli prefabbricati, «panel’nye doma», sono edifici assemblati con elementi di cemento armato prodotti in fabbrica, i combinati di costruzione, e montati con la gru in poche settimane: pareti, solai, scale, bagni interi arrivavano già pronti e numerati. Le «serie» standardizzate, dalla K-7 del 1958 alle P-44 degli anni Ottanta, definivano piante, altezze e finiture identiche in tutta l’Unione; l’architetto era sostituito dal catalogo, e i quartieri erano composti come con i mattoni di un gioco.

Perché nacquero

Nel 1955 il decreto contro gli «eccessi» in architettura chiuse l’epoca dei palazzi staliniani con le colonne e nel 1957 il partito promise di risolvere la crisi degli alloggi in dieci-dodici anni: milioni di famiglie vivevano in kommunalki, in baracche e in cantine. La soluzione fu l’industria: costruire case come automobili. Tra il 1957 e il 1970 l’URSS costruì oltre due miliardi di metri quadrati e trasferì decine di milioni di persone in appartamenti propri, il più grande programma edilizio della storia.

Le generazioni

Le prime furono le chruščëvke a cinque piani, senza ascensore, con soffitti bassi e cucine minuscole, pensate per durare venticinque anni; poi le brežnevke a nove piani con ascensore e balconi, dagli anni Sessanta; poi le torri a sedici e ventidue piani dei quartieri dormitorio degli anni Settanta e Ottanta, disposte nei microrajon con la scuola, l’asilo e il negozio. Le serie furono esportate nei paesi socialisti, dalla Germania Est a Cuba e al Vietnam, con le stesse fabbriche di pannelli.

Vivere nei pannelli

Gli appartamenti erano piccoli, uno o due stanze, con le pareti sottili che trasmettevano ogni rumore, le giunture dei pannelli che lasciavano passare il freddo, il riscaldamento centralizzato senza regolazione, i cortili di fango e poi di pioppi; ma erano propri, con la cucina e il bagno di famiglia, e per chi veniva da una kommunalka o da un villaggio erano la civiltà. Il film «L’ironia del destino» scherzava sui quartieri identici in cui un ubriaco poteva sbagliare città e aprire con la propria chiave la porta di un altro.

Dopo il 1991

Privatizzati negli anni Novanta, i pannelli sono diventati proprietà dei loro abitanti, che li mantengono come possono: milioni di edifici oltre la durata prevista, con i tetti, le tubature e gli ascensori da rifare. Mosca ha avviato nel 2017 la demolizione di migliaia di chruščëvke con la «rinnovazione», contestata dagli abitanti; altrove le facciate colorate dei programmi di isolamento, nel Baltico e in Polonia, cambiano l’aspetto senza cambiare la struttura. I commieblock resteranno il paesaggio dell’ex URSS per un’altra generazione.

Curiosità

  • Nel 1960 l’URSS costruì più appartamenti di qualsiasi altro paese al mondo: oltre due milioni e mezzo in un anno, quasi tutti a pannelli.
  • La serie P-44, con le torri di sedici piani, è la più diffusa a Mosca: ne esistono decine di migliaia di scale, costruite dagli anni Ottanta a oggi in versioni aggiornate.
  • Il termine «commieblock» è nato su Internet negli anni Duemila; in russo si dice semplicemente «panel’ka», la casetta di pannelli.
  • Il film «L’ironia del destino» del 1975 comincia con un cartone animato sull’architetto che progetta un palazzo bello e lo vede trasformato dalle commissioni in una scatola identica a tutte le altre.

Valutazione critica

I commieblock sono il risultato più visibile e più ambiguo del sistema: risolsero in una generazione una crisi abitativa disperata, dando a decine di milioni di persone la prima casa della loro vita, e lo fecero con un’uniformità che cancellava le città e con una qualità che non doveva durare. Furono il socialismo nella sua versione più concreta, una casa uguale per tutti, e nella sua versione più povera.

Che siano ancora abitati trent’anni dopo la fine della loro durata prevista, e che i loro proprietari non possano permettersi altro, è il conto che l’edilizia sovietica presenta ogni inverno.

FAQ – Domande frequenti

Che cos’è un commieblock? Un palazzo prefabbricato a pannelli di cemento costruito in serie nell’URSS e nei paesi socialisti dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta; il termine, ironico, è anglosassone, in russo si dice panel’ka.

Quante persone ci vivono? La maggioranza degli abitanti delle città dell’ex URSS: in Russia oltre metà del patrimonio abitativo è costituito da edifici costruiti tra il 1957 e il 1990, in gran parte a pannelli.

Quanto dovevano durare? Le prime serie erano progettate per venticinque anni, in attesa del comunismo; molte sono in uso da sessanta, e le demolizioni sono cominciate a Mosca solo nel 2017.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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