Le khrushchevka
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Cinque piani senza ascensore, soffitti a due metri e mezzo, cucina di cinque metri quadrati, bagno e gabinetto insieme, pareti che lasciano passare le conversazioni dei vicini: la chruščëvka fu la casa più diffusa dell’Unione Sovietica e la più desiderata, perché per la prima volta era di una sola famiglia. Costruite in milioni di esemplari dal 1958 con una durata prevista di venticinque anni, ci vivono ancora decine di milioni di persone.
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La crisi degli alloggi
Nel 1955 la città sovietica viveva in coabitazione: kommunalki con una famiglia per stanza, baracche di cantiere, seminterrati, dormitori di fabbrica, con una media di quattro metri quadrati a persona nelle grandi città. Chruščëv, che aveva costruito la metropolitana di Mosca, scelse la via industriale: nel 1955 il decreto contro gli «eccessi» in architettura, nel 1957 il programma che prometteva un appartamento a ogni famiglia entro dodici anni.
Il progetto
L’ingegnere Vitalij Lagutenko progettò nel 1957 la serie K-7, il primo palazzo interamente a pannelli: cinque piani, perché oltre i cinque la legge imponeva l’ascensore, scale strette, appartamenti da 30 a 45 metri quadrati con una o due stanze, cucina di cinque o sei metri, bagno e gabinetto uniti, balconi minimi, soffitti a 2,5 metri; montaggio in dodici giorni. Il primo quartiere sperimentale fu Novye Čerëmuški a Mosca, nel 1956-58, e in pochi anni le fabbriche di pannelli di ogni città ne ripeterono le serie per tutta l’Unione.
L’appartamento proprio
Chi entrava in una chruščëvka lasciava una stanza in coabitazione: la cucina propria, in cui si poteva parlare, il bagno senza turni, la porta che si chiudeva, il balcone con i vasi, i mobili componibili e la televisione. La privacy nacque nell’URSS in quegli appartamenti, e con essa una cultura domestica, dalle cucine come luogo delle amicizie ai tappeti al muro; per decine di milioni di persone la chruščëvka fu la prima e spesso l’unica casa, ottenuta dal posto di lavoro dopo anni di lista d’attesa.
I difetti
Le pareti sottili, le giunture dei pannelli da cui entrava il freddo, i soffitti bassi, le cucine in cui due persone non stavano, i bagni in cui bisognava scegliere tra la vasca e il lavandino, l’assenza di ascensore per gli anziani: la «chruščoba», tra Chruščëv e «truščoba», tugurio, fu il soprannome popolare. Le case erano pensate per durare venticinque anni, in attesa del comunismo del 1980, e superate dalle brežnevke a nove piani già negli anni Sessanta.
Dopo il 1991
Privatizzate gratuitamente ai loro abitanti, le chruščëvke sono diventate il patrimonio immobiliare dei poveri: nei paesi baltici e in Europa orientale molte sono state isolate e ridipinte, in Russia sono in uso ben oltre la scadenza. Nel 2017 Mosca ha avviato la «rinnovazione», la demolizione di oltre cinquemila palazzi con il trasferimento degli abitanti in torri nuove, tra proteste e accuse di speculazione; nel resto del paese resteranno per decenni.
Curiosità
- Il quartiere di Čerëmuški a Mosca, il primo di chruščëvke, ispirò nel 1959 l’operetta di Šostakovič «Mosca, Čerëmuški», su una giovane coppia che ottiene finalmente un appartamento.
- Nelle cucine da cinque metri delle chruščëvke nacque la «cultura della cucina»: le conversazioni notturne tra amici che erano lo spazio della libertà sovietica.
- La finestra tra il bagno e la cucina, presente in molte chruščëvke, serviva a illuminare il bagno senza corrente e fu oggetto di decenni di battute.
- Tra il 1959 e il 1985 furono costruiti in URSS circa 290 milioni di metri quadrati di chruščëvke: un decimo del patrimonio abitativo urbano.
Valutazione critica
La chruščëvka è il paradosso sovietico in cemento: la casa più brutta e più amata, costruita male per durare poco e vissuta per sessant’anni, che restituì la vita privata a un popolo che l’aveva persa nelle kommunalki. Chruščëv risolse con l’industria un problema che lo stalinismo aveva creato e ignorato, e per questo la sua casa porta il suo nome anche nell’insulto.
Il fatto che milioni di persone non possano lasciarle, trent’anni dopo la fine dell’URSS, è il giudizio più severo sulla transizione: la casa uguale per tutti è diventata la casa di chi non ha alternative.
FAQ – Domande frequenti
Che cos’è una chruščëvka? Un palazzo di cinque piani senza ascensore, a pannelli o mattoni, costruito in serie dal 1958 con piccoli appartamenti unifamiliari: la risposta di Chruščëv alla crisi degli alloggi.
Quanto era grande un appartamento? Tra 30 e 45 metri quadrati per una o due stanze, con cucina di cinque o sei metri, bagno e gabinetto uniti e soffitti a 2,5 metri.
Esistono ancora? Sì, in tutta l’ex URSS: a Mosca è in corso dal 2017 la demolizione di oltre cinquemila palazzi, altrove sono ristrutturate o lasciate invecchiare.
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