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Le kommunalki

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Una famiglia per stanza, una cucina per tutti, un bagno con il turno, un corridoio con le biciclette e i sospetti: la kommunalka, l’appartamento in coabitazione, fu la casa di gran parte delle città sovietiche dagli anni Venti agli anni Sessanta e di una minoranza fino alla fine. Nata dalla «condensazione» degli appartamenti borghesi, fu il laboratorio del collettivo e della delazione; a San Pietroburgo ne restano decine di migliaia.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Le kommunalki
palazzi prefabbricati a cinque piani, cortile fangoso con i panni stesi.

La condensazione

Dal 1918 il potere sovietico requisì gli appartamenti dei «borghesi» e vi insediò le famiglie operaie, una per stanza, con l’ex proprietario ridotto anche lui a una stanza: fu l’«uplotnenie», la condensazione, descritta da Bulgakov in «Cuore di cane». La norma sanitaria fissava nove metri quadrati a persona, poi ridotta nei fatti a sei; l’urbanizzazione degli anni Trenta portò nelle città milioni di contadini e le stanze si divisero ancora, con i letti separati da armadi e tende.

La vita in comune

La kommunalka aveva regole scritte e non scritte: il turno per il bagno e per il gabinetto, i fornelli assegnati in cucina, le lampadine pagate a rotazione, il telefono in corridoio con la lista delle chiamate, il «responsabile dell’appartamento» che raccoglieva le quote e riferiva al comitato di casa. Convivevano l’operaio, la vedova, l’ubriacone, l’insegnante, la famiglia con tre bambini in dodici metri, per decenni; le liti per una pentola potevano finire in tribunale, e le denunce del vicino negli anni Trenta finivano all’NKVD, che poi assegnava la stanza liberata a chi aveva denunciato.

La cultura della kommunalka

La letteratura sovietica ne fece un genere: i racconti di Zoščenko sui vicini, il «Maestro e Margherita» con la «questione degli alloggi» che ha rovinato i moscoviti, la canzone di Vysockij sulla kommunalka dove tutti si conoscono, i film degli anni Sessanta in cui la giovane coppia sogna una casa. Nella realtà la coabitazione produsse anche solidarietà, bambini cresciuti da tutto il piano, feste in corridoio; ma chi ne usciva per una chruščëvka non tornava indietro.

Il declino

Il programma edilizio di Chruščëv trasferì dagli anni Sessanta decine di milioni di persone in appartamenti propri, e le kommunalki divennero l’eccezione, concentrate nei centri storici di Leningrado e Mosca, negli appartamenti signorili troppo grandi per una famiglia sola: nel 1990 una parte consistente delle famiglie leningradesi viveva ancora in coabitazione. Il sistema delle liste d’attesa, con anni di anticamera e il punteggio per metri quadrati, decideva chi usciva.

Dopo il 1991

La privatizzazione ha reso le stanze proprietà dei loro inquilini, e le kommunalki sono sopravvissute come rompicapo immobiliare: per liberare un appartamento del centro bisogna comprare ogni stanza da ogni proprietario. San Pietroburgo ne conta ancora decine di migliaia, con programmi di «disgregazione» che avanzano lentamente; alcune sono diventate musei, alberghi o set fotografici, la maggior parte è ciò che era, con il turno per il bagno.

Curiosità

  • Nel 1926 a Leningrado la kommunalka media aveva quattro o cinque famiglie: negli anni Trenta ce n’erano appartamenti con venti stanze e cinquanta abitanti.
  • Il telefono in corridoio con la lista dei numeri e i turni per rispondere è la scena obbligata dei film sovietici ambientati nelle kommunalki.
  • A San Pietroburgo vivono ancora in coabitazione decine di migliaia di famiglie: il centro storico ha la più alta concentrazione di kommunalki della Russia.
  • L’espressione «questione degli alloggi», con cui Bulgakov nel «Maestro e Margherita» spiega la cattiveria dei moscoviti, è entrata nella lingua per indicare il rancore per lo spazio.

Valutazione critica

La kommunalka fu la forma abitativa del socialismo reale prima dell’industria: un’uguaglianza nella miseria imposta ai vinti della rivoluzione e ai nuovi arrivati, che il regime usò come strumento di controllo e come scuola di sospetto. La delazione del vicino per avere la sua stanza è tra i fatti più tristi della storia sovietica, e fu comune.

Che decine di migliaia di kommunalki esistano ancora nel centro di San Pietroburgo, trent’anni dopo, dice quanto la proprietà privata abbia risolto poco senza il denaro per esercitarla.

FAQ – Domande frequenti

Che cos’è una kommunalka? Un appartamento in coabitazione in cui ogni famiglia occupa una stanza e condivide cucina, bagno, gabinetto e corridoio: la forma abitativa più diffusa nelle città sovietiche fino agli anni Sessanta.

Quanto spazio aveva una famiglia? Una stanza, spesso di dodici o quindici metri quadrati per tre o quattro persone; la norma sanitaria era di nove metri a persona, raramente rispettata.

Esistono ancora? Sì, soprattutto a San Pietroburgo, dove decine di migliaia di famiglie vivono ancora in coabitazione nei palazzi del centro; i programmi per liberarle procedono lentamente.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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