Elezioni
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Un candidato per ogni seggio, il 99,9 per cento di affluenza, il 99 per cento di sì: le elezioni sovietiche furono per cinquant’anni un rito di conferma in cui votare significava deporre una scheda senza toccarla, e usare la cabina era un atto sospetto. Nel marzo 1989 le prime elezioni con candidature concorrenti rovesciarono il rito: decine di segretari di partito furono bocciati, e due anni dopo l’Unione non c’era più.
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Le elezioni senza scelta
Dalla Costituzione del 1936 il suffragio fu universale, uguale, diretto e segreto, e le elezioni si tennero regolarmente per il Soviet supremo e per i soviet locali: nel 1937, nel 1946 e poi ogni quattro o cinque anni. In ogni collegio c’era un solo candidato, designato dal partito e presentato dal «blocco dei comunisti e dei senza partito»; la scheda si depositava nell’urna senza segni, e il voto contrario richiedeva di entrare nella cabina per cancellare il nome, sotto gli occhi della commissione. L’affluenza dichiarata sfiorava il cento per cento, con squadre di agitatori che portavano l’urna a domicilio ai malati e agli assenti.
A che cosa servivano
Le elezioni erano una prova di mobilitazione e di lealtà: la campagna elettorale serviva a diffondere le parole d’ordine del piano, i seggi erano decorati e riforniti di generi rari, e votare presto era un dovere civico controllato dal luogo di lavoro. Il risultato, sempre superiore al 99 per cento, dimostrava «l’unità morale e politica del popolo sovietico». I deputati eletti rappresentavano categorie, non elettori: tanti operai, tante contadine, tanti giovani, tanti membri di ciascuna nazionalità, accanto ai dirigenti che contavano davvero.
Il 1989
La legge elettorale del dicembre 1988 permise per la prima volta più candidati per seggio, sia pure attraverso assemblee di selezione controllate, e riservò un terzo dei 2.250 seggi del Congresso dei deputati del popolo alle organizzazioni sociali, cento dei quali al partito. Il 26 marzo 1989 gli elettori usarono la cabina: furono bocciati il capo del partito di Leningrado, i sindaci di Mosca e Kiev, decine di primi segretari e generali, mentre El’cin ottenne a Mosca l’89 per cento dei voti contro il candidato ufficiale. Le repubbliche baltiche elessero i candidati dei fronti popolari.
Il 1990-91
Nel marzo 1990 le elezioni dei parlamenti delle repubbliche portarono al potere le opposizioni nel Baltico, in Georgia, in Armenia, in Moldavia e in Ucraina occidentale, e in Russia il gruppo di El’cin, che divenne presidente del parlamento; nel giugno 1991 El’cin fu eletto presidente della Russia con il 57 per cento dei voti, primo capo di Stato russo scelto dal popolo. Il referendum del marzo 1991 sull’Unione fu l’unico voto nazionale libero nella storia dell’URSS, e sei repubbliche lo boicottarono. Gorbačëv non affrontò mai un’elezione popolare.
Dopo il 1991
Le elezioni post-sovietiche hanno preso strade diverse: libere e alternate nei paesi baltici, in Moldavia, in Ucraina e in Georgia; rituali nei regimi dell’Asia centrale, in Bielorussia e in Azerbaigian, dove i presidenti vincono con percentuali sovietiche; in Russia, dopo il pluralismo degli anni Novanta, sempre più controllate, con la reintroduzione delle percentuali bulgare e delle candidature senza avversari reali.
Curiosità
- Nelle elezioni del 1984 al Soviet supremo l’affluenza dichiarata fu del 99,99 per cento e i voti favorevoli del 99,94: i contrari furono poco più di centomila su 184 milioni.
- Chi entrava nella cabina elettorale per cancellare il nome del candidato veniva annotato dalla commissione: per questo quasi nessuno lo faceva.
- Nel 1989 l’ammiraglio comandante della flotta del Nord e il primo segretario di Leningrado furono bocciati pur essendo candidati unici: gli elettori cancellarono il loro nome.
- Gorbačëv, presidente dell’URSS dal 1990, fu eletto dal Congresso dei deputati con 1.329 voti su 2.245, senza avversari: la sua unica elezione.
Valutazione critica
Le elezioni sovietiche furono il rito che sostituiva il consenso: obbligatorie, unanimi e vuote, servivano a dimostrare al regime che nessuno osava dire di no, e ai cittadini che il regime lo sapeva. La cabina inutilizzata è la migliore immagine della vita pubblica sovietica.
Il 1989 mostrò che cosa accade quando un voto diventa vero: in un solo giorno il partito perse la legittimità che aveva costruito in mezzo secolo di percentuali bulgare. La lezione non è andata perduta nella Russia attuale, che ha ripristinato il rito.
FAQ – Domande frequenti
Si votava in URSS? Sì, regolarmente, ma con un solo candidato per seggio scelto dal partito; il voto contrario richiedeva di cancellare il nome in cabina, un gesto notato e rischioso.
Quando ci furono elezioni vere? Nel marzo 1989 per il Congresso dei deputati del popolo, con più candidati in due terzi dei seggi, e nel 1990 per i parlamenti delle repubbliche; nel giugno 1991 la Russia elesse El’cin a suffragio universale.
Gorbačëv fu mai eletto dal popolo? No: fu eletto presidente dell’URSS dal Congresso dei deputati nel marzo 1990, senza avversari. Nel 1996 si candidò alle presidenziali russe e ottenne lo 0,5 per cento.
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