Guerra civile russa
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Tra il 1918 e il 1921 la Russia fu devastata da una guerra civile che oppose l’Armata Rossa dei bolscevichi agli eserciti bianchi, alle armate contadine, ai movimenti nazionali e ai contingenti stranieri. Costò, con la carestia e le epidemie che ne seguirono, milioni di vite e diede al regime sovietico la sua impronta militare e poliziesca.
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Chi combatteva
Da una parte i «rossi», con l’Armata Rossa organizzata da Trockij e la Čeka; dall’altra i «bianchi», una coalizione di ex ufficiali zaristi, monarchici e liberali guidata da Kolčak in Siberia, Denikin nel sud, Judenič nel nord-ovest e Vrangel’ in Crimea. In mezzo i «verdi», le armate contadine come quella anarchica di Machno in Ucraina, i movimenti nazionali dei popoli dell’impero e le potenze straniere, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Giappone, che sbarcarono truppe ma senza volontà di combattere davvero. Nel 1920 si aggiunse la guerra con la Polonia.
Le fasi
Nel maggio 1918 la rivolta della Legione cecoslovacca lungo la Transiberiana diede ai bianchi il controllo della Siberia; in novembre l’ammiraglio Kolčak si proclamò «supremo reggitore». Il 1919 fu l’anno decisivo: in ottobre Denikin arrivò a Orël, a 350 chilometri da Mosca, e Judenič alle porte di Pietrogrado, ma entrambi furono respinti. Kolčak fu catturato e fucilato nel febbraio 1920; Vrangel’ evacuò la Crimea nel novembre 1920 con 146.000 persone. Le rivolte di Kronštadt e di Tambov nel 1921 furono le ultime battaglie; nell’Estremo Oriente i combattimenti durarono fino all’ottobre 1922.
Terrore rosso e terrore bianco
La guerra fu combattuta senza regole. La Čeka fucilò ostaggi e sospetti a decine di migliaia; in Crimea, dopo la partenza di Vrangel’, i rossi uccisero decine di migliaia di prigionieri e civili. I bianchi fucilarono i commissari e i contadini sospetti e furono responsabili, con le bande ucraine, dei pogrom che uccisero tra i 50.000 e i 100.000 ebrei nel 1918-20. I contadini si vendicarono su entrambi. La brutalità divenne il linguaggio comune della politica russa per i decenni successivi.
Il comunismo di guerra
Per rifornire l’esercito i bolscevichi nazionalizzarono l’industria, requisirono il grano con le squadre armate, militarizzarono il lavoro e abolirono di fatto la moneta. Nel 1920 la produzione industriale era un quinto di quella del 1913, le città si erano svuotate, i contadini nascondevano i raccolti. La carestia del 1921-22 sul Volga, con circa cinque milioni di morti, fu il risultato delle requisizioni sommate alla siccità.
Perché vinsero i rossi
I bolscevichi controllavano il centro del paese, con le fabbriche e i nodi ferroviari, e potevano spostare le truppe lungo linee interne. Trockij costruì in due anni un esercito di cinque milioni di uomini inquadrando decine di migliaia di ex ufficiali zaristi, sorvegliati dai commissari e tenuti in riga con le famiglie in ostaggio. I bianchi erano divisi, dispersi su fronti lontani, privi di un programma che non fosse la restaurazione dei proprietari terrieri, e alienarono i popoli non russi rifiutando ogni autonomia. Gli interventi stranieri, tiepidi, servirono soprattutto alla propaganda bolscevica.
Curiosità
- La Legione cecoslovacca, 40.000 ex prigionieri di guerra, controllò per mesi la Transiberiana e consegnò Kolčak ai suoi carnefici in cambio del passaggio verso Vladivostok.
- Kolčak ebbe con sé la riserva aurea dell’impero, catturata a Kazan’ nel 1918: una parte non fu mai ritrovata.
- Trockij diresse la guerra da un treno blindato con tipografia, radio, garage e guardia personale, percorrendo oltre centomila chilometri.
- La flotta di Vrangel’ finì a Biserta, in Tunisia, dove le navi furono smantellate negli anni Venti.
Valutazione critica
La guerra civile fu il crogiolo del sistema sovietico: da essa uscirono il partito militarizzato, la polizia politica onnipotente, l’abitudine a governare con la requisizione e la fucilazione, il mito dell’accerchiamento. Chi la vinse aveva combattuto contro i contadini che diceva di rappresentare, e continuò a farlo nel decennio successivo.
I bianchi non erano un’alternativa democratica: reazionari, antisemiti, divisi, avrebbero restaurato un ordine che il paese aveva rifiutato. La tragedia della Russia del 1918 fu che le forze democratiche, dai socialisti rivoluzionari ai liberali, furono schiacciate tra i due estremi.
FAQ – Domande frequenti
Quando finì la guerra civile? Nella Russia europea con l’evacuazione della Crimea nel novembre 1920 e la repressione delle rivolte contadine nel 1921; nell’Estremo Oriente con la presa di Vladivostok nell’ottobre 1922.
Quante persone morirono? Le stime complessive, compresi carestia, epidemie e terrore, vanno da sette a dodici milioni di morti; i caduti militari furono oltre un milione. Circa due milioni di persone emigrarono.
Che ruolo ebbero le potenze straniere? Marginale sul piano militare: sbarcarono truppe a Murmansk, Arcangelo, Odessa e Vladivostok e rifornirono i bianchi, ma senza impegnarsi in una vera guerra. Servirono però ai bolscevichi per presentarsi come difensori della patria.
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