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NEP

Approfondimento storico in una prospettiva critica

La Nuova politica economica, NEP, fu la parziale riapertura al mercato decisa da Lenin nel marzo 1921 per salvare un paese affamato dal comunismo di guerra. Per sette anni contadini, artigiani e commercianti privati convissero con lo Stato padrone dell’industria pesante; nel 1928-29 Stalin la liquidò. Resta la prova che il sistema poteva nutrirsi da solo, se lo voleva.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
NEP
Petrograd nell’inverno del 1917: operai e soldati con bandiere rosse davanti a un’autoblindo.

Che cosa fu

Al X Congresso del partito, mentre a Kronštadt si combatteva, Lenin fece approvare la sostituzione delle requisizioni con un’imposta in natura: consegnata la quota allo Stato, il contadino poteva vendere il resto. Seguirono la libertà di commercio, l’affitto ai privati delle piccole imprese, le concessioni a società straniere e, nel 1922, una moneta stabile ancorata all’oro, il červonec. Lo Stato conservò le «alture dominanti»: grande industria, banche, trasporti, commercio estero. Lenin la definì una ritirata «seria e per lungo tempo».

Perché fu adottata

Nel 1921 la Russia bolscevica era in ginocchio: la produzione industriale ridotta a un quinto, le città spopolate, i contadini in rivolta a Tambov e in Siberia, i marinai di Kronštadt insorti contro la «commissariocrazia», la carestia alle porte. Il comunismo di guerra aveva dimostrato che si poteva vincere una guerra requisendo il grano ma non governare un paese. La NEP fu una scelta di sopravvivenza, non di principio, e il partito la accettò con riluttanza.

I nepmen e le campagne

Nel giro di cinque anni l’agricoltura tornò ai livelli del 1913 e i mercati si riempirono. Emersero i «nepmen», commercianti e piccoli imprenditori, invisi al partito e alla propaganda, e nelle campagne i contadini più prosperi, i futuri «kulaki». Le contraddizioni non mancarono: la «crisi delle forbici» del 1923, quando i prezzi industriali salirono e quelli agricoli scesero, la disoccupazione urbana, le disuguaglianze. Nel 1925 Bucharin lanciò ai contadini la parola d’ordine «arricchitevi!», subito sconfessata.

Una società a due velocità

Nell’economia c’era spazio per il mercato, nella politica no: gli anni della NEP furono anche quelli del processo ai socialisti rivoluzionari, della censura, dell’espulsione degli intellettuali, del consolidamento della GPU. La cultura conobbe però una relativa libertà, con le avanguardie, il cinema di Ejzenštejn, le satire di Il’f e Petrov e i romanzi di Bulgakov, prima della chiusura degli anni Trenta.

La fine

Nel 1927-28 i contadini, davanti a prezzi bassi e negozi vuoti, trattennero il grano. Stalin rispose con le requisizioni del «metodo degli Urali e della Siberia», poi con la collettivizzazione: nel 1929 la NEP era finita, insieme al gruppo dirigente che l’aveva difesa, Bucharin, Rykov e Tomskij. Gli storici ne hanno discusso per decenni come dell’alternativa mancata allo stalinismo; Gorbačëv la citò nel 1987 come modello per la perestrojka.

Curiosità

  • L’americano Armand Hammer ottenne nel 1921 una concessione per l’amianto e poi una fabbrica di matite; fece affari con l’URSS per settant’anni.
  • Tra il 1921 e il 1928 a Mosca furono legali i casinò, chiusi con la fine della NEP.
  • Lo slogan di Lenin ai comunisti fu «imparate a commerciare»: per molti di loro fu uno scandalo.
  • «Le dodici sedie» di Il’f e Petrov, pubblicato nel 1928, resta la satira più celebre dell’epoca dei nepmen.

Valutazione critica

La NEP mostrò che le campagne russe, lasciate libere di produrre e vendere, sfamavano il paese in pochi anni, e che il potere sovietico poteva convivere con un mercato limitato. La sua fine non fu dettata da un fallimento economico ma dalla volontà politica di controllare i contadini e di finanziare l’industrializzazione a loro spese.

Come alternativa allo stalinismo la NEP aveva un limite di fondo: lasciava intatto il monopolio del partito, che poteva revocarla in qualsiasi momento, e infatti lo fece. Un mercato senza diritti non è mai al sicuro.

FAQ – Domande frequenti

Che cosa significa NEP? Novaja ekonomičeskaja politika, «Nuova politica economica»: il ritorno parziale al mercato deciso nel marzo 1921.

Quanto durò? Dal 1921 al 1928-29, quando le requisizioni e poi la collettivizzazione la resero di fatto inoperante.

Era capitalismo? Un capitalismo limitato e sorvegliato: piccola impresa e commercio privati, ma industria pesante, banche e commercio estero in mano allo Stato, e nessuna libertà politica.

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