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Kolyma

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Kolyma è il nome del fiume, della regione all’estremo nord-est dell’URSS e del più letale dei complessi del Gulag: dal 1932 il trust Dal’stroj vi estrasse l’oro con centinaia di migliaia di detenuti, a sessanta gradi sotto zero, lungo la «strada delle ossa». Šalamov, Ginzburg e Solženicyn ne fecero il simbolo del sistema; le stime dei morti vanno da oltre centomila a diverse centinaia di migliaia.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Kolyma
Kolyma: colline spoglie di permafrost con scavi minerari e macchinari arrugginiti.

Dal’stroj

Nel novembre 1931 il Politburo creò il trust Dal’stroj, «costruzione dell’Estremo Oriente», per sfruttare i giacimenti d’oro scoperti nel bacino della Kolyma: un’impresa dell’OGPU e poi dell’NKVD con manodopera detenuta, guidata dal 1932 dal lettone Eduard Berzin, che costruì Magadan, il porto e la strada verso l’interno. Il primo direttore fu fucilato nel 1938, e con lui il regime relativamente mite dei primi anni: sotto Garanin, nel 1938, le fucilazioni e le norme mortali trasformarono la Kolyma nell’inferno descritto dai sopravvissuti.

I detenuti e l’oro

I detenuti arrivavano per nave dal porto di Vanino, dopo settimane di treno, nelle stive dei piroscafi; da Magadan la strada di duemila chilometri, costruita a mano, portava ai campi delle miniere. Il complesso arrivò a contare circa 190.000 detenuti nel 1941 e vide passare, in vent’anni, ottocentomila persone. L’oro estratto a mano, con picconi e carriole nel permafrost, arrivò a ottanta tonnellate l’anno nel 1940, una quota decisiva della produzione sovietica; poi l’uranio, lo stagno e il carbone.

Le condizioni

Il freddo della Kolyma, con inverni a cinquanta e sessanta gradi sotto zero, e le norme di produzione impossibili facevano dei campi delle miniere i più mortali del Gulag: la mortalità nel 1938 e nel 1942-43 raggiunse livelli che gli archivi registrano parzialmente. Chi non raggiungeva la norma finiva nelle brigate punitive; il colle di Serpantinka, presso Magadan, fu il luogo delle fucilazioni di massa del 1938. Šalamov, che vi lavorò nelle miniere e in ospedale, scrisse che bastavano tre settimane di lavoro in miniera per trasformare un uomo sano in un moribondo.

I testimoni

Varlam Šalamov passò alla Kolyma dal 1937 al 1951 e ne trasse i «Racconti»; Evgenija Ginzburg vi arrivò nel 1939 e vi rimase, come detenuta e poi confinata, fino al 1955; il futuro costruttore delle astronavi Sergej Korolëv lavorò nella miniera d’oro di Mal’djak nel 1939 e ne uscì con i denti persi per lo scorbuto. Nel 1944 il vicepresidente americano Henry Wallace visitò Magadan e la Kolyma e tornò in patria convinto di aver visto operai volontari e negozi pieni: l’NKVD aveva organizzato la messa in scena.

Dopo

Il Dal’stroj fu sciolto nel 1957 e le miniere passate all’industria civile, che continuò con lavoratori liberi attratti dai salari del Nord; Magadan crebbe, la strada della Kolyma restò l’unica via di terra. Con la fine dell’URSS la regione ha perso metà degli abitanti; l’oro si estrae ancora, e la «Maschera del dolore» di Ernst Neizvestnyj, inaugurata a Magadan nel 1996, guarda dalla collina la città costruita dai detenuti.

Curiosità

  • La strada della Kolyma, da Magadan a Jakutsk, è chiamata «strada delle ossa» perché i detenuti morti durante la costruzione furono sepolti nel terrapieno, dove il permafrost li conserva.
  • Nel 1940 la Kolyma produsse circa ottanta tonnellate d’oro: il metallo con cui l’URSS pagò le importazioni di macchinari e, durante la guerra, gli aiuti americani.
  • Sergej Korolëv, il padre dello Sputnik, sopravvisse alla miniera di Mal’djak grazie a un trasferimento a Mosca ottenuto dopo le proteste di Tupolev e della madre.
  • Il vicepresidente Wallace elogiò nel 1944 «i robusti giovani» delle miniere d’oro di Kolyma: erano guardie dell’NKVD in abiti da lavoro.

Valutazione critica

La Kolyma fu il Gulag portato alle sue conseguenze: un territorio grande come mezza Europa in cui lo Stato spedì centinaia di migliaia di persone a scavare oro con le mani nel permafrost, sapendo che il freddo e la norma le avrebbero uccise, e contando i morti come costi di produzione. L’oro fu reale e pagò l’industrializzazione; nulla può giustificarne il prezzo.

Il fatto che le stime dei morti oscillino ancora tra centomila e diverse centinaia di migliaia non attenua il giudizio: dice solo quanto poco al sistema importasse contarli.

FAQ – Domande frequenti

Dove si trova la Kolyma? All’estremo nord-est della Russia, nella regione di Magadan, sul mare di Ochotsk: il fiume Kolyma sfocia nell’oceano Artico, e la regione ha uno dei climi più freddi del pianeta.

Quanti morirono nei campi della Kolyma? Le stime vanno da oltre centomila a diverse centinaia di migliaia: gli archivi registrano solo una parte dei decessi, e i sopravvissuti parlano di mortalità altissima negli anni 1938 e 1942-43.

Che cosa si estraeva? Soprattutto oro, fino a ottanta tonnellate l’anno nel 1940, poi uranio, stagno, tungsteno e carbone; l’oro fu la principale fonte di valuta dell’URSS.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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