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Vorkuta

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Vorkuta, oltre il circolo polare artico nella Repubblica dei Komi, fu costruita dal Gulag per il carbone: il Vorkutlag arrivò a contare oltre settantamila detenuti, la ferrovia che la collegava alla Russia fu posata dai prigionieri, e nel 1953 lo sciopero dei detenuti fu spezzato a fucilate. Oggi è una città che si svuota, con i villaggi minerari abbandonati e i memoriali delle vittime accanto alle miniere ancora attive.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Vorkuta
Kolyma: colline spoglie di permafrost con scavi minerari e macchinari arrugginiti.

Il carbone e il campo

I giacimenti di carbone del bacino della Pečora furono individuati nel 1930 e la prima miniera aperta nel 1932 dai detenuti dell’Uchtpečlag; nel 1938 nacque il Vorkutlag, il complesso dei campi di Vorkuta, e nel 1943 l’insediamento ricevette lo status di città. La ferrovia della Pečora, oltre mille chilometri fino a Kotlas, fu costruita dal 1937 al 1941 dai prigionieri nel permafrost e completata in tempo per portare a Leningrado assediata il carbone di Vorkuta, quando il Donbass era occupato.

I detenuti

Il Vorkutlag ospitò politici dell’articolo 58, criminali, prigionieri di guerra tedeschi, ucraini e baltici del dopoguerra, comunisti stranieri e italiani come Dante Corneli: al culmine, nel 1951, contava 73.000 detenuti, e in vent’anni ne passarono centinaia di migliaia. Le miniere, l’edilizia e la ferrovia consumavano le brigate; il buio polare per mesi, i venti a cinquanta gradi sotto zero e la fame facevano il resto. Nel gennaio 1942 un gruppo di detenuti guidato da Retjunin insorse nel campo di Ust’-Usa e tenne per settimane la taiga contro le truppe: fu la prima rivolta armata del Gulag.

Lo sciopero del 1953

Dopo la morte di Stalin e l’arresto di Berija, nel luglio 1953 i detenuti politici di Vorkuta, in maggioranza ucraini e baltici, si rifiutarono di lavorare e presentarono richieste: revisione dei processi, giornate di otto ore, corrispondenza. Lo sciopero coinvolse decine di migliaia di persone e fu trattato per settimane; il 1° agosto le guardie spararono sui detenuti della miniera 29, uccidendone almeno cinquantatré e ferendone centinaia. Insieme alle rivolte di Noril’sk e di Kengir, fu lo sciopero che convinse Mosca a smantellare il sistema.

La città

Dopo il 1953 i campi furono chiusi gradualmente e Vorkuta divenne una città mineraria con lavoratori liberi attirati dai salari del Nord: nel 1989 aveva 116.000 abitanti, con un anello di villaggi minerari intorno, teatri, una piscina, una linea di autobus sul permafrost. Il carbone alimentava la siderurgia di Čerepovec, e la città era una delle più ricche dell’Artico.

Il declino

Con la fine dei sussidi sovietici le miniere hanno chiuso una dopo l’altra: Vorkuta ha perso più di metà degli abitanti, i villaggi dell’anello sono stati abbandonati con le case ancora arredate, e lo Stato paga chi se ne va. Restano quattro miniere, i memoriali ai detenuti di varie nazionalità presso la miniera 29, il cimitero dei tedeschi e degli ungheresi, e una memoria che i minatori di oggi, spesso discendenti dei prigionieri, hanno più a cuore delle autorità.

Curiosità

  • La ferrovia della Pečora fu completata nel dicembre 1941, mentre Leningrado era assediata: i primi treni di carbone di Vorkuta arrivarono in città attraverso il lago Ladoga ghiacciato.
  • Nel 1953 i detenuti in sciopero elessero comitati con rappresentanti di ogni nazionalità e organizzarono i turni per tenere le miniere in sicurezza, per non essere accusati di sabotaggio.
  • Dante Corneli, il comunista di Tivoli, scontò a Vorkuta parte dei suoi ventidue anni di Gulag e confino, e ne descrisse le miniere nei suoi libri.
  • I villaggi abbandonati intorno a Vorkuta, con le scuole e i cinema vuoti nel permafrost, sono diventati meta di fotografi di rovine.

Valutazione critica

Vorkuta esiste perché il Gulag l’ha costruita, e ha prosperato finché lo Stato ha pagato per tenere in vita una città dove nessuno avrebbe voluto vivere: il suo declino dopo il 1991 non è una crisi ma il ritorno alla realtà di un progetto che aveva senso solo con il lavoro forzato e i sussidi. Le case abbandonate con i mobili dentro sono l’immagine di questa storia.

Lo sciopero del 1953 merita di essere ricordato quanto le miniere: i detenuti che chiesero otto ore di lavoro e un processo, e furono fucilati per questo, ottennero con la loro morte la fine del sistema che li aveva rinchiusi.

FAQ – Domande frequenti

Dove si trova Vorkuta? Nel nord-est della Repubblica dei Komi, in Russia, oltre il circolo polare artico, ai piedi degli Urali settentrionali: una delle città più a nord del paese.

Quanti detenuti ebbe il Vorkutlag? Fino a 73.000 nel 1951; in vent’anni centinaia di migliaia di persone passarono per i suoi campi, e decine di migliaia vi morirono.

Che cosa accadde nel 1953? I detenuti politici scioperarono per settimane chiedendo la revisione dei processi e condizioni umane; il 1° agosto le guardie spararono alla miniera 29 uccidendo almeno cinquantatré persone.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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