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Magadan

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Magadan nacque nel 1929 come porto e capitale del Dal’stroj, l’impresa dell’NKVD che sfruttava l’oro della Kolyma con i detenuti: la «porta dell’inferno», dove le navi scaricavano i prigionieri dalla stiva e la strada delle ossa cominciava. Città dal 1939, capoluogo di regione, ha perso quasi metà degli abitanti dal 1991; sulla collina la «Maschera del dolore» di Neizvestnyj ricorda chi non tornò.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Magadan
Kolyma: colline spoglie di permafrost con scavi minerari e macchinari arrugginiti.

La porta della Kolyma

Nel 1929 sulla baia di Nagaevo, sul mare di Ochotsk, fu fondata una base per le spedizioni geologiche; nel 1932 il Dal’stroj vi installò il proprio quartier generale e cominciò a costruire il porto, la città e la strada verso i giacimenti. Magadan fu edificata dai detenuti che vi arrivavano per nave da Vanino, dopo settimane di treno e giorni nella stiva: il porto era l’unico accesso alla Kolyma e la città il centro di smistamento di un territorio grande quanto mezza Europa.

La capitale del Dal’stroj

Città dal 1939, Magadan ebbe uffici, un teatro con attori detenuti, scuole e case per i dirigenti e le guardie, accanto ai campi di transito sulle colline. Nel 1944 il vicepresidente americano Wallace vi fu accolto con vetrine piene e operai in abiti nuovi, e non capì nulla. Dopo la guerra la città crebbe con i lavoratori liberi e i «liberati» senza diritto di partire; nel 1953 divenne capoluogo della nuova regione di Magadan, e nel 1957, con lo scioglimento del Dal’stroj, una città civile dell’Estremo Oriente.

La città sovietica

Negli anni Sessanta e Settanta Magadan fu una città dei salari del Nord, con 152.000 abitanti nel 1989: palazzi di prefabbricati sulle colline, un porto attivo, l’università, l’unica strada verso l’interno, la Kolyma, percorribile per duemila chilometri fino a Jakutsk. Il cantante Vadim Kozin, confinato dopo il campo, vi restò fino alla morte nel 1994 e ne divenne la leggenda; Vysockij le dedicò una canzone, e il nome della città entrò nella lingua come sinonimo dell’estremo.

Il declino

Con la fine dei sussidi sovietici la popolazione è scesa a circa 92.000 abitanti: chi ha potuto è partito per la Russia europea, i villaggi minerari intorno si sono svuotati, il porto ha perso traffico. L’oro si estrae ancora, con imprese private e lavoratori stagionali, e Magadan resta l’unico centro urbano in un territorio grande come la Francia con meno di 140.000 abitanti.

La memoria

Nel 1996 sulla collina sopra la città è stata inaugurata la «Maschera del dolore», il monumento alto quindici metri dello scultore Ernst Neizvestnyj, con un volto in pianto e, all’interno, una cella e i simboli delle religioni delle vittime: è il principale memoriale delle vittime della Kolyma. Il museo regionale conserva la memoria del Dal’stroj; i resti dei campi di transito sono in gran parte scomparsi sotto la città.

Curiosità

  • Il primo verso della canzone di Vysockij, «il mio amico è partito per Magadan», divenne un modo di dire per chi finiva in un luogo estremo: nell’URSS non serviva spiegare.
  • Vadim Kozin, il tenore più popolare degli anni Trenta, arrestato nel 1944, non lasciò più Magadan dopo la liberazione e vi cantò fino a novant’anni.
  • La strada della Kolyma, che parte da Magadan, resta in gran parte sterrata e attraversa Ojmjakon, il luogo abitato più freddo del mondo.
  • Nel 1944 la messa in scena per il vicepresidente Wallace comprese una mostra di ricami «delle mogli dei minatori»: erano detenute vestite per l’occasione.

Valutazione critica

Magadan fu la capitale amministrativa della morte per lavoro: la città da cui si dirigeva la Kolyma e in cui si scaricavano i detenuti per mandarli a morire nelle miniere, con teatri e uffici a pochi chilometri dai campi di transito. Che sia diventata una normale città sovietica dei salari del Nord dice quanto il sistema sapesse riciclare i propri luoghi.

La Maschera del dolore, unico grande monumento alle vittime della Kolyma, è opera di uno scultore emigrato e finanziata negli anni Novanta: nella Russia attuale non sarebbe più costruita.

FAQ – Domande frequenti

Dove si trova Magadan? Nell’Estremo Oriente russo, sul mare di Ochotsk, all’inizio della strada della Kolyma: a otto fusi orari da Mosca, raggiungibile in aereo o via nave.

Quanti abitanti ha? Circa 152.000 nel 1989, oggi intorno ai 92.000: la città ha perso quasi metà della popolazione dalla fine dell’URSS.

Che cos’è la Maschera del dolore? Il memoriale delle vittime della Kolyma inaugurato nel 1996 sulla collina di Magadan: un volto in pianto alto quindici metri, opera di Ernst Neizvestnyj.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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