Mongolia
Approfondimento storico in una prospettiva critica
La Mongolia fu il secondo Stato comunista del mondo, dal 1924, e il satellite più completo: liberata dai cinesi e dai bianchi dall’Armata Rossa nel 1921, governata per settant’anni dai dirigenti scelti a Mosca, con le purghe di Čojbalsan che uccisero decine di migliaia di persone e diciassettemila lama, i settecento monasteri distrutti, l’alfabeto cirillico, le truppe sovietiche contro la Cina e la miniera di Erdenet. Fece la sua rivoluzione democratica nel 1990 senza un morto; oggi vive tra la Russia e la Cina, con lo yak e il Kalašnikov nei musei.
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La rivoluzione del 1921
Nel 1921 la Mongolia esterna, autonoma dalla Cina dal 1911 e occupata dai cinesi e poi dal barone bianco Ungern-Sternberg, fu liberata dall’Armata Rossa e dai partigiani mongoli di Sükhbaatar, con il governo rivoluzionario del luglio 1921 sotto il Bogd Khan, il sovrano teocratico lasciato in carica come monarca costituzionale; alla sua morte, nel 1924, fu proclamata la Repubblica popolare mongola, il secondo Stato comunista dopo l’URSS, riconosciuto solo da Mosca e considerato dalla Cina una provincia ribelle fino al 1946. Il Comintern e i consiglieri sovietici scrivevano le leggi.
Čojbalsan e il terrore
Chorloogijn Čojbalsan, il «Stalin mongolo», governò dal 1936 al 1952 con i metodi del maestro: le purghe del 1937-39, dirette dagli emissari dell’NKVD, uccisero tra 20.000 e 35.000 persone su una popolazione di 700.000, con il primo ministro Genden fucilato a Mosca, i vertici dell’esercito e del partito, e soprattutto i lama, diciassettemila fucilati e i monasteri, oltre settecento, distrutti fino all’ultimo, con il buddhismo tibetano cancellato dal paese che ne era stato il centro dopo il Tibet. Il cirillico sostituì l’alfabeto mongolo nel 1941, e le fosse comuni sono state trovate negli anni Novanta.
La frontiera
Nel 1939 a Chalchin Gol l’esercito sovietico di Žukov e i mongoli batterono i giapponesi in una guerra non dichiarata che tenne Tokyo lontana dalla Siberia; nel 1945 la Mongolia entrò in guerra contro il Giappone, e il referendum sull’indipendenza, con il 100 per cento dei sì, fu accettato da Chiang Kai-shek. Con la rottura sino-sovietica la Mongolia divenne il fronte: dal 1966 le divisioni sovietiche, fino a 75.000 uomini, furono schierate contro la Cina, e la miniera di rame di Erdenet del 1978, la quarta del mondo, e il Comecon dal 1962 legarono l’economia a Mosca al 90 per cento.
La rivoluzione del 1990
Nel dicembre 1989 i giovani dell’Unione democratica manifestarono a Ulan Bator con lo sciopero della fame in piazza Sükhbaatar, e nel marzo 1990 il Politburo si dimise in blocco: le prime elezioni libere del luglio 1990, vinte dagli ex comunisti, la costituzione del 1992 e la partenza delle truppe sovietiche nello stesso anno fecero della Mongolia l’unica democrazia dell’Asia interna, senza un morto, con la fine dei sussidi sovietici che produsse la crisi degli anni Novanta e il ritorno del buddhismo con i monasteri ricostruiti.
Oggi
La Mongolia vive del rame, del carbone e dell’oro venduti alla Cina, che assorbe il 90 per cento delle esportazioni, dipende dalla Russia per il carburante e l’elettricità, con la cancellazione del debito sovietico nel 2003, e pratica la «politica del terzo vicino» con gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea; nel 2024 ha ricevuto Putin senza arrestarlo malgrado il mandato della Corte penale internazionale. Il cirillico resta l’alfabeto, con il mongolo tradizionale reintrodotto a scuola, e le statue di Lenin sono state tolte, l’ultima a Ulan Bator nel 2012.
Curiosità
- Delle 700 lamaserie della Mongolia nel 1937 ne sopravvisse una, Gandan a Ulan Bator, riaperta nel 1944 come vetrina; le altre furono demolite e i 17.000 lama fucilati sono ricordati dal museo delle vittime nella casa dell’ex primo ministro Genden.
- Il referendum del 20 ottobre 1945 sull’indipendenza registrò il 100 per cento di sì con il 98 per cento di affluenza: la Cina nazionalista riconobbe la Mongolia nel 1946 e la Cina popolare nel 1949.
- Il monumento di Zaisan, sulla collina sopra Ulan Bator, con il mosaico circolare dei soldati sovietici e mongoli, fu costruito nel 1971 per l’amicizia e resta il luogo più visitato della capitale.
- Nel settembre 2024 la Mongolia, membro della Corte penale internazionale, ha accolto Putin con gli onori senza eseguire il mandato d’arresto: la prima volta in un paese aderente.
Valutazione critica
La Mongolia fu il satellite perfetto perché non aveva alternative: stretta tra l’URSS e la Cina, ricevette da Mosca l’indipendenza, il terrore, l’alfabeto e la distruzione del buddhismo, e in cambio la protezione da Pechino. Il suo comunismo fu quello sovietico applicato a un popolo di nomadi, con i lama al posto dei kulaki, e le fosse comuni scoperte negli anni Novanta ne sono il conto.
La rivoluzione del 1990 senza un morto e la democrazia tra due autocrazie sono il merito dei mongoli; la visita di Putin del 2024 senza arresto dice quanto la dipendenza dal carburante russo pesi ancora.
FAQ – Domande frequenti
Quando la Mongolia divenne comunista? Nel 1921, con la rivoluzione sostenuta dall’Armata Rossa che cacciò i cinesi e il barone Ungern, e nel 1924 con la proclamazione della Repubblica popolare, il secondo Stato comunista del mondo dopo l’URSS.
Che cosa furono le purghe mongole? Il terrore del 1937-39 diretto da Čojbalsan e dagli emissari dell’NKVD, con tra 20.000 e 35.000 vittime su 700.000 abitanti, tra cui 17.000 lama, e la distruzione di oltre 700 monasteri buddhisti.
Come finì il comunismo in Mongolia? Con le manifestazioni dell’inverno 1989-90 a Ulan Bator, le dimissioni del Politburo nel marzo 1990 e le prime elezioni libere del luglio 1990, senza vittime; le truppe sovietiche partirono nel 1992.
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