Partiti comunisti europei
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Nati tra il 1919 e il 1921 dalle scissioni socialiste imposte dalle ventuno condizioni di Lenin, i partiti comunisti dell’Europa occidentale furono per settant’anni le sezioni di un movimento con il centro a Mosca: bolscevizzati negli anni Venti, decimati dal terrore, eroi della Resistenza, esclusi dai governi nel 1947, divisi dal 1956 e dal 1968, riformati dall’eurocomunismo e sciolti o ridotti a sigle con l’Unione. Il PCI fu il più grande, con il 34 per cento nel 1976; i francesi e i greci i più fedeli; tutti presero il denaro del Cremlino.
In questa pagina
Le origini
Il secondo congresso del Comintern del 1920 pose le ventuno condizioni per l’ammissione, dalla rottura con i riformisti alla disciplina verso Mosca, e i partiti socialisti si spaccarono: Tours nel dicembre 1920 per il PCF, Livorno nel gennaio 1921 per il PCI, con la KPD tedesca già nata nel 1918 e i partiti spagnolo, britannico, greco, portoghese e scandinavi. La «bolscevizzazione» del 1924-25 li trasformò in copie del partito russo, con le cellule, il centralismo e i dirigenti scelti a Mosca, e il «terzo periodo» dal 1928 li mandò contro i socialisti «socialfascisti», con la Germania che pagò il conto nel 1933.
Fronti popolari e terrore
Nel 1935 il VII congresso rovesciò la linea con i fronti popolari, e i comunisti francesi e spagnoli entrarono nelle alleanze antifasciste, mentre il terrore uccideva a Mosca gli emigrati: la dirigenza della KPD in esilio, i polacchi con il partito sciolto nel 1938, gli italiani e gli ungheresi dell’Hotel Lux, con i partiti fratelli che approvavano. Il patto del 1939 li costrinse a giustificare Hitler e a chiamare «imperialista» la guerra della Francia; il 22 giugno 1941 li rimise nella Resistenza, dove il PCI e il PCF conquistarono la legittimità con i partigiani e i fucilati.
Il dopoguerra
Nel 1945-47 i comunisti furono al governo in Francia, in Italia, in Belgio, in Finlandia, con il 28 per cento del PCF e il 19 del PCI, e ne furono espulsi nel maggio 1947 con l’inizio della Guerra fredda e il piano Marshall; il Cominform li richiamò all’ordine, la Grecia finì in guerra civile, e i partiti si chiusero nella fedeltà a Mosca, con la Corea, la pace di Stalin e il processo a Tito. Il 1956, con il rapporto segreto e Budapest, produsse le prime uscite degli intellettuali; il 1968 le prime condanne di Mosca, con il PCI e il PCF che disapprovarono l’invasione di Praga.
L’eurocomunismo e il declino
Negli anni Settanta i partiti italiano, spagnolo e francese cercarono una via democratica con l’«eurocomunismo», e il PCI di Berlinguer raggiunse il 34 per cento nel 1976; ma il PCF di Marchais tornò a Mosca dopo l’Afghanistan, il PCE di Carrillo crollò, e negli anni Ottanta i partiti persero voti ovunque, con i finanziamenti sovietici che continuavano e i giovani che se ne andavano. Il PCI condannò la Polonia nel 1981 e dichiarò esaurita la «spinta propulsiva» dell’ottobre; i greci e i portoghesi restarono ortodossi.
Dopo il 1991
Con l’URSS finirono i partiti: il PCI si sciolse nel 1991 nel PDS, il PCE nella coalizione di Izquierda Unida, il PCF sopravvive con il 2 per cento, i greci del KKE, i portoghesi, i ciprioti dell’AKEL e i cechi restano comunisti con i loro voti, e la Linke tedesca è l’erede della SED. Le carte di Mosca del 1991-92 rivelarono i pagamenti fino agli ultimi anni, e gli eredi hanno cambiato nome; la nostalgia del comunismo in Occidente non passa più dai partiti.
Curiosità
- Il PCI arrivò nel 1947 a 2,2 milioni di iscritti e nel 1976 al 34,4 per cento dei voti: il partito comunista più grande dell’Occidente, con i festival dell’Unità e le regioni rosse come Stato nello Stato.
- L’Hotel Lux di Mosca, sulla via Gor’kij, ospitava i dirigenti comunisti stranieri del Comintern: negli anni del terrore gli arresti avvenivano di notte nelle sue stanze, e i tedeschi furono decimati.
- Il KKE greco e il PCP portoghese sono gli ultimi partiti comunisti dell’Europa occidentale rimasti fedeli alla dottrina: il KKE definisce ancora il crollo dell’URSS una «controrivoluzione».
- Nel 1947 i ministri comunisti furono espulsi dai governi di Bruxelles in marzo e di Parigi e Roma in maggio: la Guerra fredda in Europa occidentale cominciò nella stessa primavera.
Valutazione critica
I partiti comunisti occidentali furono per settant’anni la voce di Mosca nelle democrazie e insieme i partiti dei lavoratori, degli antifascisti e dei poveri: la contraddizione fu reale, e la loro grandezza come dei loro limiti. Presero il denaro del Cremlino e giustificarono Budapest, e insieme conquistarono i diritti e le case che i loro elettori ricordano.
La loro dissoluzione nel 1991 fu la conferma della dipendenza: senza il centro, il movimento non aveva ragione di esistere, e gli eredi hanno cambiato nome per restare.
FAQ – Domande frequenti
Quando nacquero i partiti comunisti europei? Tra il 1918 e il 1921, dalle scissioni dei partiti socialisti imposte dalle ventuno condizioni del Comintern: la KPD tedesca nel 1918, il PCF a Tours nel 1920, il PCI a Livorno nel 1921.
Qual era il più grande? Il PCI, con 2,2 milioni di iscritti nel 1947 e il 34,4 per cento dei voti nel 1976; il PCF raggiunse il 28 per cento nel 1946 e il KKE greco combatté una guerra civile.
Che fine hanno fatto? Il PCI si è sciolto nel 1991, il PCE si è fuso in Izquierda Unida, il PCF sopravvive con pochi voti; i partiti greco, portoghese, cipriota e ceco restano comunisti, marginali.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.