Bandiera sovietica
UNIONESOVIETICA.COM
Storia critica dell’URSS: potere, società e conseguenze
Tutte le macro-categorie
Storia dell’Unione Sovietica Repubbliche sovietiche Demografia dell’URSS Politica e istituzioni Gulag, repressioni e dissenso Società e vita quotidiana Case, quartieri e architettura Religioni e rapporto con le Chiese Economia, risorse minerarie, lavoro e rublo Industria, fabbriche e marchi Treni, ferrovie e trasporti Forze armate, armamenti e deterrenza nucleare Guerre, conflitti e Guerra fredda Spazio, scienza e tecnologia Stampa, giornali, televisione e radio Cultura, spettacolo e sport Leader e personaggi Patto di Varsavia e paesi del blocco orientale Comunismo in Europa e rapporti con il PCI URSS nel mondo: Cuba, Africa e Asia Energia, ambiente e disastri Simboli, oggetti, primati e curiosità Indice completo

Le armi nucleari sovietiche

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Dalla prima bomba del 29 agosto 1949, copiata dagli americani grazie alle spie, ai 45.000 ordigni del 1986, l’arsenale più grande della storia: le armi nucleari sovietiche furono la garanzia dello status di superpotenza e il buco nero dell’economia, nascoste nei silos, nei sottomarini, nei bombardieri, nelle testate da artiglieria e nei depositi dell’Europa orientale. Nel 1991 erano in quattro repubbliche; la Russia le ha ereditate tutte e ne minaccia l’uso in Ucraina.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Le armi nucleari sovietiche
Lanciatore mobile di missili intercontinentali su una strada nel bosco, scortato da camion militari.

Le bombe

L’RDS-1 esplosa a Semipalatinsk il 29 agosto 1949 era la copia della bomba di Nagasaki, ottenuta dai piani trasmessi da Klaus Fuchs e dagli altri informatori del progetto Manhattan; l’RDS-6 dell’agosto 1953, la «sloika» di Sacharov, fu la prima bomba con fusione trasportabile, e l’RDS-37 del novembre 1955 la prima bomba all’idrogeno sovietica a due stadi; la Bomba Zar del 30 ottobre 1961, con 50 megatoni, fu l’ordigno più potente mai esploso e un puro atto politico. Le testate furono poi miniaturizzate per i missili, con le ogive multiple degli anni Settanta.

L’arsenale

L’URSS partì con cinque bombe nel 1950, superò le mille nel 1959 e le diecimila nel 1968, raggiunse la parità con gli Stati Uniti negli anni Settanta e nel 1986 possedeva circa 45.000 ordigni, il massimo storico di qualsiasi paese, tra testate strategiche sui missili intercontinentali, sui sottomarini e sui bombardieri, e decine di migliaia di armi tattiche: proiettili d’artiglieria, mine, siluri, bombe, testate per i missili a corto raggio schierate con le truppe in Europa orientale. Il costo, segreto, assorbì per quarant’anni una quota enorme della scienza e dell’industria.

La dottrina

La dottrina sovietica non escluse per decenni l’uso delle armi nucleari sul campo di battaglia, con esercitazioni come quella di Tock del 1954 in cui 45.000 soldati manovrarono attraverso l’esplosione di una bomba reale; negli anni Settanta la parità portò alla deterrenza reciproca e nel 1982 Brežnev dichiarò all’ONU la rinuncia al primo uso, un impegno che la Russia ha abbandonato nel 1993. Il controllo era del Politburo, con i codici nella «valigetta» dal 1983 e il sistema automatico Perimetr per rispondere anche a un attacco che avesse ucciso i dirigenti.

Il 1991

Alla dissoluzione le armi nucleari erano in Russia, Ucraina, Kazakistan e Bielorussia: l’Ucraina ospitava il terzo arsenale del mondo con 1.900 testate strategiche e migliaia di tattiche, il Kazakistan oltre mille, la Bielorussia una parte dei missili mobili. Le tattiche furono ritirate in Russia nel 1992, le strategiche entro il 1996 con il memorandum di Budapest del 1994, in cui Russia, Stati Uniti e Regno Unito garantivano l’integrità dei tre paesi; la Russia ha violato la garanzia nel 2014 e nel 2022.

Oggi

La Russia possiede circa 5.500 testate, il maggior arsenale del mondo, con il New START sospeso nel 2023 e i missili tattici schierati in Bielorussia dallo stesso anno; la dottrina del 2024 ha abbassato la soglia di uso, e le minacce nucleari sono state lo sfondo della guerra in Ucraina, il paese che aveva ceduto il proprio arsenale in cambio di garanzie. Le testate sovietiche smantellate hanno fornito, con il programma Megatoni per megawatt, l’uranio di metà dell’elettricità nucleare americana per vent’anni.

Curiosità

  • Con l’accordo «Megatoni per megawatt» del 1993 l’uranio di 20.000 testate sovietiche smantellate, diluito, ha alimentato per vent’anni circa metà delle centrali nucleari americane: un decimo dell’elettricità degli Stati Uniti veniva dalle bombe dell’URSS.
  • Nel 1954 a Tock, negli Urali, l’esercito sovietico fece esplodere una bomba atomica reale sopra un’esercitazione con 45.000 soldati, che attraversarono la zona contaminata: le conseguenze furono segrete per decenni.
  • Nel 1986 l’URSS possedeva circa 45.000 ordigni nucleari, contro i 23.000 americani: il massimo mai raggiunto da un paese, e abbastanza da distruggere il pianeta più volte.
  • Il memorandum di Budapest del 5 dicembre 1994, con cui l’Ucraina cedette le sue 1.900 testate strategiche in cambio di garanzie, fu firmato per la Russia da El’cin; Putin ha dichiarato che non vincolava la Russia.

Valutazione critica

Le armi nucleari sovietiche furono lo strumento con cui un paese povero comprò la parità con il più ricco, a un costo che lo impoverì di più, e con esercitazioni e test che avvelenarono i propri cittadini in nome della sicurezza. L’arsenale di 45.000 ordigni non fu mai usato, e questo è il risultato che conta; la sua costruzione e il suo smantellamento sono la storia di un impero che sapeva fare bombe e non contarne il prezzo.

La cessione delle testate ucraine con le garanzie di Budapest, e la loro violazione nel 2014 e nel 2022, è la lezione che ogni paese ha imparato dall’eredità nucleare sovietica: chi rinuncia alle bombe non è più protetto.

FAQ – Domande frequenti

Quando l’URSS ebbe la bomba atomica? Il 29 agosto 1949, con l’RDS-1 esplosa a Semipalatinsk, copia della bomba americana ottenuta con lo spionaggio; la bomba all’idrogeno seguì nel 1953 e nel 1955.

Quante armi nucleari aveva l’URSS? Circa 45.000 ordigni nel 1986, il massimo storico di qualsiasi paese, tra testate strategiche e armi tattiche; la Russia ne possiede oggi circa 5.500.

Che fine fecero le armi nucleari in Ucraina? Le 1.900 testate strategiche e le migliaia di tattiche ereditate nel 1991 furono trasferite in Russia entro il 1996 con il memorandum di Budapest, che garantiva l’integrità ucraina: garanzia violata dal 2014.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

Altri articoli della stessa sottosezione