Test nucleari
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Dal 29 agosto 1949 al 24 ottobre 1990 l’Unione Sovietica fece esplodere 715 ordigni nucleari: 456 nella steppa di Semipalatinsk, dove un milione e mezzo di kazaki furono esposti alle radiazioni senza saperlo, 130 sull’isola artica di Novaja Zemlja, compresa la Bomba Zar, e oltre cento «esplosioni pacifiche» per scavare laghi e sondare il sottosuolo. Le esplosioni in atmosfera finirono nel 1963; le vittime non furono mai contate; il poligono kazako fu chiuso nel 1991.
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Semipalatinsk
Il poligono di Semipalatinsk, 18.000 chilometri quadrati di steppa nel Kazakistan orientale scelti da Berija nel 1947, ospitò la prima bomba del 1949, la prima all’idrogeno del 1953 e in tutto 456 esplosioni, 116 in atmosfera e 340 sotterranee, fino al 1989. I villaggi intorno non furono evacuati: gli abitanti guardavano i funghi atomici dalle case e ricevevano le nubi radioattive, con i medici militari che registravano tumori e malformazioni in cartelle segrete. Il poligono fu chiuso dal Kazakistan il 29 agosto 1991, con il movimento antinucleare «Nevada-Semipalatinsk» del poeta Sulejmenov tra le prime organizzazioni civili dell’Unione.
Novaja Zemlja
L’arcipelago artico di Novaja Zemlja, evacuato dei suoi nenci nel 1955, fu il secondo poligono, per le bombe più grandi: 130 esplosioni tra il 1955 e il 1990, compresa la Bomba Zar del 30 ottobre 1961, e la maggior parte della potenza totale dei test sovietici, con le nubi che raggiungevano la Scandinavia e l’Alaska. È ancora un sito militare, mantenuto pronto per riprendere i test.
Le esplosioni pacifiche
Dal 1965 al 1988 il programma delle «esplosioni nucleari per l’economia nazionale» ne fece 124 in tutta l’Unione: per scavare il lago di Čagan in Kazakistan nel 1965, con un cratere di 400 metri riempito d’acqua radioattiva, per spegnere gli incendi dei pozzi di gas, per creare depositi sotterranei, per sondare la crosta terrestre, per stimolare i giacimenti; alcune, come quelle nel bacino della Pečora e a Ivanovo nel 1971, contaminarono la superficie. Gli americani fecero altrettanto con il programma Plowshare e si fermarono nel 1973; l’URSS continuò.
I trattati
Dopo le nubi radioattive degli anni Cinquanta il trattato di Mosca dell’agosto 1963 tra URSS, Stati Uniti e Regno Unito vietò i test in atmosfera, nello spazio e sott’acqua, e le esplosioni passarono sottoterra; il trattato del 1974 limitò la potenza a 150 chilotoni. L’ultimo test sovietico fu il 24 ottobre 1990 a Novaja Zemlja; Gorbačëv proclamò la moratoria nel 1991, il trattato per il bando totale del 1996 fu firmato dalla Russia e ratificato nel 2000; nel 2023 la Duma ha revocato la ratifica, per «parità» con gli Stati Uniti che non l’avevano mai ratificato.
Le vittime
Nessun bilancio ufficiale sovietico contò le vittime dei test: le stime kazake parlano di un milione e mezzo di persone esposte a Semipalatinsk, con tumori, malattie e malformazioni che colpiscono la terza generazione, e il Kazakistan ha una legge del 1992 per i sopravvissuti; i soldati dell’esercitazione di Tock del 1954, i tecnici dei poligoni, gli abitanti dell’Altaj e dell’Artico non ebbero nulla. La Russia ha riconosciuto i «veterani delle unità a rischio speciale»; i kazaki restano le vittime senza colpevole.
Curiosità
- Il lago di Čagan, in Kazakistan, fu creato nel gennaio 1965 con un’esplosione da 140 chilotoni per dimostrare l’uso pacifico dell’atomo: è ancora radioattivo, e il ministro dell’epoca vi fece il bagno davanti alle telecamere.
- Il movimento «Nevada-Semipalatinsk», fondato nel febbraio 1989 dal poeta Olžas Sulejmenov, raccolse in Kazakistan un milione di firme e ottenne la fine dei test nel poligono nel 1989 e la chiusura nel 1991.
- Novaja Zemlja fu evacuata dei suoi abitanti nenci nel 1955 e resta il poligono della Russia: nel 2023 le immagini satellitari hanno mostrato lavori per riattivarlo.
- Le 715 esplosioni sovietiche liberarono in totale una potenza di circa 285 megatoni, tre quarti nelle atmosfere degli anni Cinquanta e Sessanta e metà della sola Novaja Zemlja.
Valutazione critica
I test nucleari sovietici furono condotti su territori abitati da popoli che non contavano, i kazaki della steppa e i nenci dell’Artico, con la stessa logica delle deportazioni e del Gulag: il centro decideva e la periferia pagava, senza informazione né cura. Le esplosioni pacifiche, con i laghi radioattivi, aggiunsero l’assurdo alla colpa.
La chiusura di Semipalatinsk per iniziativa di un movimento civile kazako è uno dei rari casi in cui la società dell’Unione fermò lo Stato; la revoca russa della ratifica del bando dei test nel 2023 mostra che lo Stato non ha cambiato idea.
FAQ – Domande frequenti
Quanti test nucleari fece l’URSS? 715 esplosioni dal 1949 al 1990, di cui 456 a Semipalatinsk e 130 a Novaja Zemlja, oltre a 124 esplosioni «pacifiche» in altre regioni; 219 furono in atmosfera prima del trattato del 1963.
Quante persone furono colpite? A Semipalatinsk le stime parlano di un milione e mezzo di persone esposte alle radiazioni, con effetti sulla salute fino alla terza generazione; l’URSS non contò mai le vittime.
La Russia fa ancora test nucleari? No dal 1990, ma nel 2023 ha revocato la ratifica del trattato per il bando totale e mantiene pronto il poligono di Novaja Zemlja.
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