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Corsa agli armamenti

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Dalla bomba americana del 1945 a quella sovietica del 1949, dai bombardieri ai missili, dalle testate multiple alle «guerre stellari»: per quarant’anni le due superpotenze si rincorsero in una gara che produsse settantamila ordigni nucleari, 53.000 carri armati sovietici e una spesa militare che assorbiva un quinto dell’economia dell’URSS. L’ Unione la sostenne con un prodotto che era un terzo di quello americano, e fu la corsa, insieme al petrolio e alla penuria, a fiaccarla.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Corsa Agli Armamenti
Lanciatore mobile di missili intercontinentali su una strada nel bosco, scortato da camion militari.

La rincorsa atomica

Gli Stati Uniti ebbero la bomba nel 1945 e il monopolio fino al 1949, quando l’URSS esplose la sua copia; la bomba all’idrogeno americana del 1952 fu seguita da quella sovietica trasportabile del 1953, e negli anni Cinquanta la gara fu dei bombardieri, con il «gap» inventato dagli americani, e poi dei missili, con lo Sputnik del 1957 che fece credere a un vantaggio sovietico inesistente. Chruščëv bluffava con i missili «come salsicce»; la crisi di Cuba del 1962 mostrò che gli Stati Uniti avevano dieci volte più testate strategiche.

La parità

Dopo Cuba Brežnev decise di non subire più: negli anni Sessanta e Settanta l’URSS costruì centinaia di silos, i sottomarini lanciamissili, le testate multiple e i missili pesanti, fino a raggiungere la parità nel numero di vettori riconosciuta dal SALT I del 1972 e a superare gli americani nelle testate negli anni Ottanta, con 45.000 ordigni nel 1986 contro 23.000. La corsa era anche convenzionale, con 53.000 carri, 8.000 aerei da combattimento e cinque milioni di uomini contro una NATO che rispondeva con la tecnologia e le armi nucleari tattiche.

La seconda Guerra fredda

Gli SS-20 sovietici del 1976 e i Pershing e i Cruise americani del 1983 in Europa, l’Afghanistan, il riarmo di Reagan con i bombardieri B-1 e i missili MX, e nel marzo 1983 l’Iniziativa di difesa strategica, le «guerre stellari» con i laser nello spazio, aprirono l’ultima fase: Andropov temette l’attacco a sorpresa, l’URSS rispose con nuovi missili e con la ricerca di contromisure, e la spesa, già insostenibile, crebbe. Gli storici discutono quanto la SDI abbia pesato sul crollo; i dirigenti sovietici la temettero come un salto tecnologico che non potevano seguire.

Il costo

Il complesso militare-industriale sovietico, con nove ministeri, milioni di dipendenti e le fabbriche migliori del paese, assorbiva secondo le stime occidentali tra il 15 e il 25 per cento del prodotto, contro il 6 americano, in un’economia grande un terzo o la metà di quella degli Stati Uniti: la corsa fu pagata con i beni di consumo, con la sanità, con l’agricoltura, e con la tecnologia civile sacrificata a quella militare. Gorbačëv lo disse nel 1985: il paese non poteva più permettersi la gara, e la perestrojka nacque anche per questo.

La fine e il ritorno

Il trattato INF del 1987, lo START I del 1991 e le riduzioni unilaterali chiusero la corsa con la fine dell’Unione, e gli anni Novanta furono il decennio dello smantellamento, con i fondi americani per demolire i missili e i sottomarini sovietici. Dal 2007 la Russia ha riarmato, con i nuovi missili, i sottomarini e le armi «invincibili» annunciate da Putin nel 2018, e dal 2019 la fine dell’INF e la sospensione del New START hanno riaperto la gara, con la Cina come terzo corridore; l’Ucraina ha mostrato che la Russia ha ereditato la quantità sovietica senza il complesso industriale che la produceva.

Curiosità

  • Il «missile gap» del 1957-60, il presunto vantaggio sovietico che dominò la campagna elettorale di Kennedy, era inventato: nel 1961 l’URSS aveva quattro missili intercontinentali operativi contro decine americani.
  • Nel 1986 le due superpotenze possedevano insieme circa 70.000 ordigni nucleari, il massimo della storia; oggi ne restano circa 12.000, per nove decimi russi e americani.
  • Il complesso militare-industriale sovietico comprendeva nove ministeri e occupava, con l’indotto, secondo le stime fino a un quarto della forza lavoro industriale dell’Unione.
  • Reagan annunciò la SDI il 23 marzo 1983 senza consultare gli alleati né gli scienziati; i sovietici la presero sul serio più degli americani, e a Reykjavik nel 1986 fu l’ostacolo al disarmo totale.

Valutazione critica

La corsa agli armamenti fu la competizione in cui l’URSS scelse di misurarsi con un avversario tre volte più ricco, e la sostenne per quarant’anni pagandola con il benessere dei propri cittadini: i 45.000 ordigni del 1986 sono la prova di ciò che il sistema sapeva fare e di ciò che non gli importava. Non fu la corsa da sola a far crollare l’Unione, ma fu la corsa a impedirle di fare altro.

Il ritorno della gara dopo il 2019, con la Russia che riarma su un’economia ancora più piccola, ripete lo schema con lo stesso esito prevedibile e con una guerra reale in corso.

FAQ – Domande frequenti

Quanto spendeva l’URSS per le armi? Secondo le stime occidentali tra il 15 e il 25 per cento del prodotto nazionale, contro circa il 6 per cento degli Stati Uniti; il complesso militare-industriale comprendeva nove ministeri e le fabbriche migliori del paese.

L’URSS superò gli Stati Uniti? Nel numero di testate sì, con 45.000 ordigni contro 23.000 nel 1986, e nei carri armati e negli uomini; non nella tecnologia, nell’economia e nella precisione dei sistemi.

Fu la corsa agli armamenti a far crollare l’URSS? Contribuì, insieme alla crisi economica, al crollo del petrolio e ai nazionalismi: la spesa militare sottrasse per decenni risorse ai consumi e alla tecnologia civile, e Gorbačëv la riconobbe come insostenibile.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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