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Disarmo nucleare

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Dal trattato del 1963 che fermò i funghi atomici allo START del 1991 che dimezzò le testate, il disarmo fu l’unico campo in cui URSS e Stati Uniti costruirono qualcosa insieme: il trattato di non proliferazione, i SALT, l’INF che eliminò un’intera categoria di missili, le ispezioni reciproche, e nel 1991 il ritiro delle armi tattiche e lo smantellamento pagato dagli americani. Il Nobel per la pace a Gorbačëv chiuse un’epoca; la Russia ha smontato quasi tutto dal 2019.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Disarmo Nucleare
Lanciatore mobile di missili intercontinentali su una strada nel bosco, scortato da camion militari.

I primi passi

Dopo la crisi di Cuba le due potenze impararono a parlarsi: la linea diretta del 1963, il trattato di Mosca dello stesso anno che vietò i test in atmosfera, il trattato sullo spazio del 1967 e quello di non proliferazione del 1968, con cui i cinque paesi nucleari si impegnavano a non diffondere le armi e gli altri a non costruirle. L’URSS, che temeva la bomba tedesca e quella cinese, fu tra i promotori; la Cina, che aveva la bomba dal 1964, e la Francia non firmarono fino al 1992.

I SALT

I negoziati sulla limitazione delle armi strategiche produssero nel maggio 1972 a Mosca il SALT I, con il congelamento del numero dei lanciatori e il trattato ABM che limitava a due, poi a uno, i siti di difesa antimissile, per lasciare entrambe le parti vulnerabili; il SALT II di Vienna del 1979, firmato da Brežnev e Carter con i tetti sulle testate multiple, non fu ratificato dal Senato dopo l’Afghanistan ma fu rispettato di fatto. I trattati non ridussero nulla: fissarono i limiti di una corsa che continuò nella qualità.

Da Reykjavik allo START

Gorbačëv cambiò passo: la moratoria sui test del 1985, la proposta di Reykjavik del 1986 di eliminare tutte le armi nucleari entro il 2000, fallita sulla difesa spaziale, e il trattato INF del dicembre 1987, il primo a distruggere una categoria intera, i missili terrestri tra 500 e 5.500 chilometri, con 2.692 vettori eliminati e ispettori americani nelle fabbriche sovietiche. Lo START I del luglio 1991 ridusse le testate strategiche a seimila per parte, e in settembre le iniziative unilaterali di Bush e Gorbačëv ritirarono migliaia di armi tattiche dalle navi e dall’Europa.

Lo smantellamento

La fine dell’URSS lasciò le armi in quattro Stati e il compito di distruggerle: il programma Nunn-Lugar del 1991 finanziò con miliardi di dollari americani lo smantellamento dei missili, dei silos, dei bombardieri e dei sottomarini sovietici e la messa in sicurezza dei materiali; il memorandum di Budapest del 1994 portò in Russia le testate ucraine, kazake e bielorusse; l’accordo «Megatoni per megawatt» trasformò l’uranio di 20.000 testate in combustibile per le centrali americane. Lo START II del 1993 non entrò mai in vigore; il trattato di Mosca del 2002 e il New START del 2010 fissarono le 1.550 testate schierate.

La fine del disarmo

Gli Stati Uniti uscirono dal trattato ABM nel 2002 e dall’INF nel 2019, accusando la Russia di violarlo con i nuovi missili da crociera; la Russia ha sospeso il New START nel 2023 e revocato la ratifica del bando dei test, e le ispezioni sono finite. Le due potenze conservano circa 5.500 e 5.200 testate, la Cina ne aumenta, e le minacce nucleari russe in Ucraina hanno mostrato che cosa succede quando il disarmo si ferma: l’unico paese che ha rinunciato all’arsenale è stato invaso da chi glielo aveva garantito.

Curiosità

  • Il trattato INF del 1987 prevedeva che gli ispettori americani vivessero per tredici anni davanti alla fabbrica di missili di Votkinsk, negli Urali, e quelli sovietici a Magna, nello Utah: fu la prima verifica reciproca nella storia del disarmo.
  • A Reykjavik, nell’ottobre 1986, Gorbačëv e Reagan concordarono in linea di principio di eliminare tutte le armi nucleari entro dieci anni; l’accordo saltò all’ultima ora sulle «guerre stellari».
  • Il programma Nunn-Lugar ha finanziato dal 1991 la distruzione di oltre 7.600 testate, 900 missili intercontinentali, 33 sottomarini e centinaia di bombardieri sovietici, per circa dieci miliardi di dollari.
  • Gorbačëv ricevette il Nobel per la pace nel 1990 anche per il disarmo; in Russia il premio è considerato da molti la ricompensa per aver svenduto l’Unione.

Valutazione critica

Il disarmo fu il risultato migliore della Guerra fredda e uno dei pochi lasciti positivi dell’Unione: Gorbačëv accettò ciò che nessun leader sovietico aveva accettato, le ispezioni sul proprio territorio e la distruzione delle proprie armi, e il mondo ebbe trent’anni di riduzione degli arsenali. Fu anche un disarmo pagato dall’Occidente, che finanziò lo smantellamento di ciò che l’URSS non poteva più mantenere.

La sua demolizione dopo il 2019, con le minacce nucleari usate per proteggere una guerra convenzionale, mostra che i trattati valgono finché entrambe le parti vogliono; la Russia ha scelto di tornare al 1983.

FAQ – Domande frequenti

Quali furono i principali trattati di disarmo? Il trattato sui test del 1963, la non proliferazione del 1968, i SALT I e II del 1972 e del 1979, l’INF del 1987, lo START I del 1991, il New START del 2010; dell’INF e dell’ABM gli Stati Uniti sono usciti, il New START è sospeso dalla Russia.

Che cosa fu il programma Nunn-Lugar? Il programma americano del 1991 che finanziò lo smantellamento delle armi nucleari e chimiche sovietiche nelle repubbliche ex URSS: migliaia di testate, missili e sottomarini distrutti con fondi statunitensi.

Il disarmo è finito? In gran parte sì: dopo il 2019 non esistono più trattati con ispezioni tra Russia e Stati Uniti, e le due potenze conservano oltre diecimila testate; l’Ucraina, che aveva rinunciato al proprio arsenale, è stata invasa.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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