Il programma nucleare sovietico
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il programma nucleare sovietico fu diretto da Berija, costruito con le spie, i detenuti e le città segrete, e portò alla bomba in quattro anni, dal laboratorio di Kurčatov del 1943 all’esplosione del 1949: Arzamas-16 dove si disegnavano le testate, Majak dove il plutonio avvelenò il fiume Teča e nel 1957 esplose un deposito di scorie, Semipalatinsk dove 456 test irradiarono i kazaki. Diede all’URSS la superpotenza e alla Russia Rosatom, e nascose per decenni i suoi disastri.
In questa pagina
L’inizio
Nel 1942 il fisico Georgij Flërov scrisse a Stalin che gli americani avevano smesso di pubblicare articoli sulla fissione, segno che stavano costruendo la bomba; nel febbraio 1943 fu creato il Laboratorio n. 2 di Igor’ Kurčatov, con poche decine di scienziati e i rapporti delle spie, e nell’agosto 1945, dopo Hiroshima, Stalin affidò a Berija il Comitato speciale con poteri illimitati: uomini, uranio, fabbriche, detenuti, e la promessa che il fallimento sarebbe stato pagato con la vita. Il programma divenne la priorità assoluta dell’Unione in rovina.
Le spie
Klaus Fuchs, il fisico tedesco di Los Alamos, consegnò ai sovietici i piani della bomba al plutonio e i primi calcoli della bomba all’idrogeno; Theodore Hall, David Greenglass, i Rosenberg e la rete di Harry Gold completarono le informazioni, e la prima bomba sovietica fu una copia esatta di quella di Nagasaki, per sicurezza, benché Kurčatov avesse un progetto proprio. Lo spionaggio risparmiò anni e miliardi; i fisici sovietici, da Chariton a Zel’dovič a Sacharov, fecero poi da soli la bomba all’idrogeno.
Le città segrete
Il programma creò un arcipelago chiuso: Arzamas-16, il monastero di Sarov trasformato nel 1946 nel laboratorio di progettazione delle testate, con Chariton alla guida per quarant’anni; Čeljabinsk-40 con il combinato Majak, dove dal 1948 i reattori producevano il plutonio; Sverdlovsk-44 e Tomsk-7 per l’arricchimento, Čeljabinsk-70 come secondo laboratorio dal 1955, Krasnojarsk-26 scavato nella roccia; dieci città senza nome sulle carte, con centinaia di migliaia di abitanti privilegiati e reclusi, costruite dai detenuti del Gulag. I poligoni di Semipalatinsk e di Novaja Zemlja completavano il sistema.
I disastri
Majak fu la fabbrica più sporca del mondo: dal 1949 al 1956 le scorie liquide furono scaricate nel fiume Teča, irradiando decine di migliaia di abitanti dei villaggi a valle, evacuati in parte e mai informati; il 29 settembre 1957 l’esplosione di un deposito di scorie, il disastro di Kyštym, contaminò 20.000 chilometri quadrati e costrinse a evacuare in segreto oltre diecimila persone, e nel 1967 il vento sparse la polvere radioattiva del lago Karačaj, il luogo più contaminato della Terra. L’URSS negò tutto fino al 1989; a Semipalatinsk 456 esplosioni tra il 1949 e il 1989 esposero alle radiazioni la popolazione della steppa.
L’eredità
Il Ministero della costruzione di macchine medie, il nome di copertura dell’industria nucleare dal 1953, gestì fino al 1991 le bombe, le centrali e le città chiuse, e la Russia lo ha trasformato in Rosatom, l’impresa di Stato che costruisce centrali in mezzo mondo e arricchisce l’uranio delle centrali occidentali. Le città chiuse esistono ancora con gli stessi recinti, Majak lavora e le sue contaminazioni continuano, e i «liquidatori» di Kyštym e i «veterani» di Semipalatinsk hanno ottenuto il riconoscimento solo negli anni Novanta.
Curiosità
- Il lago Karačaj, presso Majak, usato dal 1951 come discarica di scorie liquide, era così radioattivo che un’ora sulla riva era mortale: è stato ricoperto di cemento e roccia nel 2015.
- Berija fu esplicito con gli scienziati: «se non funziona, vi faccio fucilare»; Kurčatov e Chariton ricevettero dopo il test del 1949 dacie, automobili e il titolo di Eroi, e Berija la Medaglia della pace.
- Sarov, l’Arzamas-16 del programma, era un monastero ortodosso: il laboratorio delle bombe fu costruito tra le celle dei monaci, e il santo Serafino di Sarov vi è tornato negli anni Novanta.
- Il disastro di Kyštym del 1957, il terzo incidente nucleare della storia per gravità dopo Chernobyl e Fukushima, fu rivelato al mondo dal dissidente Žores Medvedev nel 1976 e ammesso dall’URSS solo nel 1989.
Valutazione critica
Il programma nucleare sovietico fu il successo scientifico e industriale più grande dell’Unione e il suo crimine ambientale più lungo: costruito da un boia con le spie e i detenuti, produsse la bomba in quattro anni e avvelenò per quarant’anni i propri cittadini sul Teča, a Kyštym e a Semipalatinsk, nascondendo ogni disastro. La superpotenza fu comprata così, e il conto non è mai stato presentato a nessuno.
Rosatom, con le città chiuse e Majak ancora al lavoro, è l’erede diretto di quel sistema: la Russia vende al mondo l’energia nucleare con le competenze del programma di Berija e con la stessa opacità.
FAQ – Domande frequenti
Chi diresse il programma nucleare sovietico? Igor’ Kurčatov come direttore scientifico dal 1943 e Lavrentij Berija come responsabile politico dal 1945 al 1953, con il Comitato speciale che disponeva di uomini, detenuti e risorse illimitate.
Quanto contarono le spie? Molto: i piani trasmessi da Klaus Fuchs e da altri informatori del progetto Manhattan permisero di copiare la bomba americana nel 1949 e risparmiarono anni; la bomba all’idrogeno fu opera dei fisici sovietici.
Che cosa accadde a Kyštym? Il 29 settembre 1957 un deposito di scorie del combinato Majak esplose, contaminando 20.000 chilometri quadrati e costringendo a evacuare oltre diecimila persone: il terzo incidente nucleare della storia, nascosto fino al 1989.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.