Capitali
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Quindici repubbliche, quindici capitali: da Mosca, che era anche la capitale dell’Unione, a Tallinn, la più piccola. Furono le vetrine del sistema, con rifornimenti privilegiati, metropolitane e viali monumentali, e insieme i luoghi dove i nazionalismi si risvegliarono nel 1988-91. Questa pagina le presenta tutte, con i nomi che ebbero e che hanno cambiato.
In questa pagina
Le quindici capitali
- Mosca – capitale della Russia e dell’URSS dal 1918; 8,9 milioni di abitanti nel 1989.
- Kiev – capitale dell’Ucraina dal 1934, prima Char’kov; 2,6 milioni.
- Minsk – capitale della Bielorussia; 1,6 milioni.
- Kišinëv (Chișinău) – capitale della Moldavia dal 1940; 660.000.
- Tallinn, Riga, Vilnius – capitali delle repubbliche baltiche annesse nel 1940; Vilnius era stata data alla Lituania dall’URSS nel 1939, dopo vent’anni polacchi.
- Tbilisi, Erevan, Baku – capitali delle repubbliche caucasiche, tra 1,2 e 1,8 milioni di abitanti.
- Alma-Ata – capitale del Kazakistan dal 1929 (prima Kzyl-Orda); nel 1997 sostituita da Astana.
- Taškent – capitale dell’Uzbekistan dal 1930 (prima Samarcanda); con 2,1 milioni la quarta città dell’URSS.
- Ašchabad, Frunze (oggi Biškek), Dušanbe (Stalinabad dal 1929 al 1961) – capitali di Turkmenistan, Kirghizistan e Tagikistan.
Il ruolo delle capitali
Le capitali repubblicane ospitavano il partito, il governo, l’accademia delle scienze, l’università e la televisione della repubblica; concentravano i quadri, l’élite culturale e, spesso, una popolazione russa o russofona più numerosa che nelle campagne. Erano incluse nella categoria superiore di rifornimento, che garantiva negozi meglio forniti che nel resto del paese, e furono dotate di metropolitane, viali, teatri e monumenti che dovevano dimostrare la «fioritura delle nazioni» sotto il socialismo. Nella realtà le decisioni importanti si prendevano a Mosca, e il primo segretario locale rispondeva al Comitato centrale.
Nomi che cambiano
Molte capitali hanno cambiato nome con i regimi: Dušanbe fu Stalinabad, Frunze prese il nome dal generale bolscevico nato in città e tornò Biškek nel 1991, Kišinëv è tornata alla grafia romena Chișinău, Alma-Ata è Almaty. Le vie principali passarono da Lenin e Marx ai nomi degli eroi nazionali; le statue di Lenin, presenti in ogni piazza centrale, sono state rimosse quasi ovunque tranne che in Russia, Bielorussia e in parte dell’Asia centrale.
Le capitali nel 1988-91
Fu nelle capitali che il sistema si sgretolò: le manifestazioni di Erevan per il Karabach nel 1988, la strage di Tbilisi dell’aprile 1989, il «gennaio nero» di Baku del 1990, la catena umana da Tallinn a Vilnius del 1989, la torre della televisione di Vilnius nel gennaio 1991, le folle di Kiev e Minsk. Le repubbliche dichiararono l’indipendenza nei loro parlamenti, quasi tutti nel 1991, e le capitali sovietiche divennero capitali di Stati.
Dopo il 1991
Solo il Kazakistan ha spostato la capitale, da Alma-Ata ad Astana nel 1997, per ragioni geopolitiche e demografiche. Le altre hanno mantenuto il ruolo e cambiato volto: Baku e Astana con i grattacieli del petrolio e del gas, Tallinn, Riga e Vilnius come capitali dell’Unione europea, Kiev come capitale di un paese in guerra dal 2014. Il patrimonio sovietico, dalle metropolitane ai quartieri di prefabbricati, è ancora la spina dorsale di tutte.
Curiosità
- Taškent fu ricostruita quasi per intero dopo il terremoto del 1966, con squadre arrivate da tutte le repubbliche: i quartieri portano ancora i nomi delle città che li costruirono.
- Astana, la nuova capitale kazaka, si è chiamata Nur-Sultan dal 2019 al 2022 in onore del presidente Nazarbaev, per poi riprendere il nome precedente.
- Vilnius fu capitale della Lituania sovietica solo dal 1940: tra le due guerre la capitale lituana era Kaunas, perché Vilnius apparteneva alla Polonia.
- Frunze deve il nome a Michail Frunze, comandante bolscevico nato nella città quando si chiamava Pišpek.
Valutazione critica
Le capitali sovietiche erano i luoghi dove il sistema mostrava il suo volto migliore e dove la distanza tra la facciata e la realtà si vedeva di più: negozi pieni per i quadri, code per gli altri, monumenti alla fratellanza dei popoli e russificazione delle istituzioni. Non stupisce che sia lì che la fine sia cominciata.
Trent’anni dopo, i cambi di nome e la rimozione delle statue raccontano la stessa storia in due direzioni: le capitali che hanno voltato pagina e quelle che, come Minsk, hanno scelto di non farlo.
FAQ – Domande frequenti
Quante erano le capitali dell’URSS? Quindici, una per repubblica; Mosca era anche la capitale dell’Unione. Le repubbliche autonome avevano capitali proprie di rango inferiore.
Quali capitali hanno cambiato nome? Stalinabad è tornata Dušanbe nel 1961, Frunze è diventata Biškek nel 1991, Kišinëv si scrive Chișinău e Alma-Ata Almaty; il Kazakistan ha inoltre spostato la capitale ad Astana.
Qual era la capitale più grande dopo Mosca? Kiev, con 2,6 milioni di abitanti nel 1989, seguita da Taškent con 2,1 milioni.
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