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Storia critica dell’URSS: potere, società e conseguenze
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Geografia

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Con 22,4 milioni di chilometri quadrati l’Unione Sovietica occupava un sesto delle terre emerse e undici fusi orari, dal Baltico al Pacifico e dall’Artico ai deserti dell’Asia centrale. Era il paese più esteso del mondo e uno dei più difficili da abitare: la geografia spiega molto della sua storia, dall’ossessione per i confini alla colonizzazione della Siberia con il lavoro forzato.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Geografia
La steppa: una strada sterrata verso l’orizzonte, montagne lontane, cielo immenso.

Le dimensioni

L’URSS misurava circa 10.000 chilometri da ovest a est e 5.000 da nord a sud; il suo confine, di circa 60.000 chilometri, era il più lungo del mondo e toccava dodici Stati, dalla Norvegia alla Corea del Nord. Nel 1989 vi vivevano 287 milioni di persone, un po’ più degli Stati Uniti di allora, distribuite in modo estremamente diseguale: tre quarti nella parte europea, che è un quarto del territorio, e immense regioni quasi disabitate in Siberia e nell’Estremo Oriente.

Il territorio

La parte europea è una pianura interrotta dagli Urali, la catena bassa che segna il confine convenzionale con l’Asia; a sud il Caucaso, con l’Elbrus, la vetta più alta d’Europa, e in Asia centrale il Pamir e il Tien Shan, con il Picco del Comunismo, oggi Ismoil Somoni, che con 7.495 metri era la cima dell’Unione. La Siberia, da ovest a est, passa dalla pianura paludosa dell’Ob’ agli altopiani e alle catene dell’Estremo Oriente. Il Baikal è il lago più profondo del mondo, il Caspio il più grande; il Volga è il fiume più lungo d’Europa, l’Ob’, lo Enisej e la Lena tra i maggiori del pianeta.

Il clima

Il clima è continentale estremo: inverni lunghi e gelidi, estati brevi. Circa metà del territorio poggia sul permafrost, il suolo perennemente gelato, e la taiga, la foresta di conifere più grande del mondo, copre gran parte della Siberia. A nord la tundra, a sud le steppe e i deserti del Karakum e del Kyzylkum. A Ojmjakon e Verchojansk, in Jacuzia, sono state registrate temperature inferiori a 67 gradi sotto zero; a Termez, in Uzbekistan, si superano i 45. La zona delle «terre nere», dall’Ucraina al Kazakistan settentrionale, è tra le più fertili del mondo.

Risorse e distanze

Il sottosuolo sovietico conteneva petrolio e gas in Siberia occidentale e nel Caspio, carbone nel Donbass e nel Kuzbass, oro nella Kolyma, nichel a Noril’sk, diamanti in Jacuzia, minerali di ferro e metalli rari: la maggior parte in regioni remote e fredde, raggiungibili solo con ferrovie e città costruite dal nulla, spesso dal Gulag. Le distanze condizionarono tutto: la Transiberiana, la rete di gasdotti, la dipendenza dal trasporto aereo, l’impossibilità di gestire dal centro un territorio così vasto se non con la forza.

Le divisioni amministrative

Quindici repubbliche federate, venti repubbliche autonome, regioni e circondari autonomi per le minoranze: una gerarchia di territori disegnata negli anni Venti e Trenta sulla base della nazionalità, con confini tracciati e ritracciati da Mosca. Le repubbliche avevano, sulla carta, il diritto di secessione; le altre entità no. Questa mappa, sopravvissuta all’URSS, è all’origine di molti conflitti degli anni Novanta e successivi.

Curiosità

  • Quando a Mosca era mezzogiorno, a Vladivostok erano le sette di sera e nella Čukotka le nove: undici fusi orari, tanti quanti ne conserva la Russia di oggi.
  • Il confine terrestre con la Cina, di oltre 7.000 chilometri, fu teatro di scontri armati nel 1969 sul fiume Ussuri.
  • Il Baikal contiene circa un quinto dell’acqua dolce non gelata del pianeta.
  • L’isola di Ratmanov, nello stretto di Bering, dista quattro chilometri dall’isola americana di Little Diomede: durante la Guerra fredda le due superpotenze si guardavano a occhio nudo.

Valutazione critica

La geografia sovietica fu una risorsa e una condanna: ricchezze enormi, ma in luoghi dove nessuno sarebbe andato a vivere di propria volontà, e distanze che rendevano ogni controllo centrale costoso e brutale. La colonizzazione del Nord e della Siberia fu fatta con i deportati e i detenuti; le città che ne nacquero sopravvivono a fatica.

Il rapporto tra il centro e le periferie, tra la pianura russa e le nazionalità delle steppe e delle montagne, non fu mai risolto: la mappa amministrativa sovietica, con le sue gerarchie di territori, è la matrice delle guerre post-sovietiche.

FAQ – Domande frequenti

Quanto era grande l’URSS? 22,4 milioni di chilometri quadrati, circa un sesto delle terre emerse: più del doppio degli Stati Uniti o della Cina.

Con quali paesi confinava? Con dodici Stati: Norvegia, Finlandia, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Turchia, Iran, Afghanistan, Cina, Mongolia e Corea del Nord.

Qual era la montagna più alta? Il Picco del Comunismo nel Pamir, in Tagikistan, 7.495 metri, oggi chiamato Picco Ismoil Somoni.

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