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Confini

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Sessantamila chilometri di confine, il più lungo del mondo, con dodici Stati vicini: e tutti chiusi. Il confine sovietico non serviva a tenere fuori gli invasori ma a tenere dentro i cittadini: zone vietate, strisce arate, truppe del KGB, ordine di sparare. Questa pagina racconta com’era fatta la frontiera dell’URSS, come cambiò e che cosa ne resta.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Confini
La steppa: una strada sterrata verso l’orizzonte, montagne lontane, cielo immenso.

La frontiera

L’URSS confinava via terra con Norvegia, Finlandia, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Turchia, Iran, Afghanistan, Cina, Mongolia e Corea del Nord, e via mare con il Giappone e gli Stati Uniti, attraverso lo stretto di Bering. Il confine terrestre misurava circa ventimila chilometri, le coste oltre quarantamila, in gran parte sull’Artico. Il confine cinese, oltre settemila chilometri, era il più lungo e il più delicato dopo la rottura con Pechino.

Il regime di frontiera

Le frontiere erano presidiate dalle truppe di confine del KGB, un corpo di circa duecentomila uomini con proprie navi, aerei ed elicotteri. Lungo tutto il perimetro correva una «zona di frontiera» profonda fino a decine di chilometri, accessibile solo con permesso; la linea stessa era segnata da una striscia arata per rilevare le impronte, recinzioni con allarmi, torri, cani. Attraversare il confine senza autorizzazione era un reato punito con anni di lager, e le guardie avevano l’ordine di sparare. Le coste erano sorvegliate allo stesso modo: le barche private erano registrate e ormeggiate sotto controllo.

Uscire e entrare

Il diritto di lasciare il paese non esisteva: il passaporto per l’estero era concesso caso per caso, dopo verifiche del partito e del KGB, e i viaggi in Occidente erano privilegio di pochi, sempre in gruppo e sorvegliati. L’emigrazione fu ammessa per gli ebrei, i tedeschi e gli armeni dagli anni Settanta, a singhiozzo e a caro prezzo. Anche entrare era complicato: visti, itinerari fissati dall’Intourist, città chiuse agli stranieri, dalla Vladivostok militare a Gor’kij. La «cortina di ferro» era prima di tutto questo confine.

I confini che cambiarono

Tra il 1939 e il 1945 l’URSS spostò la propria frontiera occidentale di centinaia di chilometri verso ovest, annettendo la Polonia orientale, i paesi baltici, la Bessarabia, la Carelia finlandese, la Transcarpazia e Königsberg; a est prese le Curili e Sachalin meridionale dal Giappone, che le rivendica ancora, e accolse la Tuva. Con la Cina il confine sull’Amur e sull’Ussuri fu teatro nel 1969 di scontri armati sull’isola Damanskij, con decine di morti; la disputa fu risolta solo dopo il 1991. Con l’Afghanistan il confine sull’Amu Darja fu attraversato dall’esercito nel dicembre 1979.

Dopo il 1991

Con la dissoluzione i confini amministrativi tra le repubbliche diventarono frontiere internazionali, spesso senza demarcazione e senza accordo: il Kazakistan e la Russia hanno il confine terrestre più lungo del mondo tra due Stati, l’Ucraina e la Russia ne hanno uno che dal 2014 è linea di guerra. La Russia ha ereditato le dispute con il Giappone e ha risolto quelle con la Cina nel 2004. Le frontiere esterne dell’ex URSS sono oggi anche il confine orientale dell’Unione europea e della NATO, dalla Norvegia alla Polonia.

Curiosità

  • Tra l’isola russa di Ratmanov e quella americana di Little Diomede, nello stretto di Bering, ci sono quattro chilometri e la linea del cambio di data: si guardano attraverso un giorno intero.
  • La striscia arata lungo il confine veniva rastrellata ogni giorno per rilevare impronte di eventuali fuggitivi.
  • Il confine con la Norvegia, di 196 chilometri, fu l’unico tratto in cui URSS e NATO si toccavano direttamente.
  • Vladivostok, base della flotta del Pacifico, rimase chiusa agli stranieri e ai sovietici senza permesso fino al 1992.

Valutazione critica

Un paese che deve impedire ai propri cittadini di uscire ha già confessato qualcosa su se stesso. Il confine sovietico fu una prigione perimetrale prima che una difesa, e il suo costo, in truppe, recinzioni e vite spezzate, fu parte del prezzo che il sistema pagò per non essere messo alla prova.

Le frontiere ereditate dal 1991, disegnate da Mosca senza consultare nessuno, sono il lascito più instabile dell’Unione: dove non sono state riconosciute di comune accordo, come tra Russia e Ucraina, sono diventate campi di battaglia.

FAQ – Domande frequenti

Quanto era lungo il confine sovietico? Circa sessantamila chilometri complessivi, di cui ventimila terrestri e oltre quarantamila di coste: il più lungo del mondo.

Con quali paesi confinava? Con dodici Stati via terra, dalla Norvegia alla Corea del Nord, e con il Giappone e gli Stati Uniti via mare.

Era possibile lasciare l’URSS? Solo con un passaporto per l’estero concesso dallo Stato, in casi limitati. L’espatrio non autorizzato era un reato e le guardie di frontiera avevano l’ordine di sparare.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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