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Cecoslovacchia

Approfondimento storico in una prospettiva critica

La Cecoslovacchia era la democrazia industriale dell’Europa centrale e divenne nel 1948 il satellite più fedele, con il colpo di Stato di febbraio, il ministro Masaryk trovato morto sotto la finestra e il processo Slánský con undici impiccati; nel 1968 tentò il «socialismo dal volto umano» e i carri sovietici la occuparono, Jan Palach si diede fuoco e vent’anni di «normalizzazione» seguirono, con Charta 77 e Havel in prigione. La Rivoluzione di velluto del novembre 1989 la liberò in dieci giorni; nel 1993 si divise in pace.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Cecoslovacchia
Strada di Berlino Est negli anni Ottanta: Trabant e palazzi prefabbricati sotto un cielo grigio.

Il 1948

Liberata dai sovietici e dagli americani nel 1945, la Cecoslovacchia di Beneš tornò alla democrazia con i comunisti primo partito alle elezioni libere del 1946, con il 38 per cento; nel febbraio 1948 Gottwald, con le milizie operaie e la polizia, prese tutto il potere costringendo il presidente ad accettare un governo comunista, e il 10 marzo il ministro degli esteri Jan Masaryk, figlio del fondatore, fu trovato morto nel cortile del ministero sotto la sua finestra, suicidio o omicidio mai chiarito. Il paese più industrializzato del blocco fu sovietizzato in due anni, con la nazionalizzazione totale e la collettivizzazione.

Gli anni Cinquanta

Il terrore importato da Mosca colpì il partito stesso: nel novembre 1952 il processo a Rudolf Slánský, segretario generale, e a tredici dirigenti, undici dei quali ebrei, con le confessioni estorte e le accuse di sionismo e spionaggio, finì con undici impiccagioni e le ceneri sparse sul ghiaccio; centinaia di migliaia di persone furono imprigionate o mandate nelle miniere di uranio di Jáchymov, e il monumento a Stalin sulla collina di Letná, il più grande del mondo, fu inaugurato nel 1955 e fatto saltare nel 1962. Novotný governò fino al 1968 con la destalinizzazione più lenta del blocco.

La Primavera e l’invasione

Nel gennaio 1968 Alexander Dubček sostituì Novotný e in pochi mesi la censura fu abolita, i processi rivisti, i club e i giornali liberi, con il «Programma d’azione» e il manifesto delle «Duemila parole»: la Primavera di Praga fu la speranza che il socialismo potesse essere democratico. Nella notte del 20 agosto 1968 mezzo milione di soldati del Patto di Varsavia invasero il paese senza incontrare resistenza armata, con oltre cento morti civili, i dirigenti rapiti a Mosca e costretti a firmare; il 16 gennaio 1969 lo studente Jan Palach si diede fuoco in piazza San Venceslao, e in aprile Husák sostituì Dubček.

La normalizzazione

Gli anni Settanta e Ottanta di Husák furono la «normalizzazione»: mezzo milione di espulsi dal partito, gli intellettuali ridotti a lavavetri e fuochisti, il consumo come compenso della rassegnazione, le truppe sovietiche nel paese fino al 1991, e nel gennaio 1977 la Charta 77 di Havel, Patočka e Hájek, con i 242 firmatari perseguitati e Patočka morto dopo gli interrogatori. Havel passò quasi cinque anni in prigione; il paese era il più tranquillo e il più chiuso del blocco, con Praga grigia e le vetrine piene di ciò che restava.

Il 1989 e dopo

Il 17 novembre 1989 la polizia caricò una manifestazione studentesca a Praga, e in dieci giorni le piazze si riempirono, il Forum civico di Havel trattò con il governo, lo sciopero generale del 27 novembre fece cadere il partito, il 29 dicembre il Parlamento elesse Havel presidente e Dubček presidente dell’assemblea: la Rivoluzione di velluto, senza un morto. Le truppe sovietiche partirono nel 1991, la Cecoslovacchia si divise il 1° gennaio 1993 in Repubblica Ceca e Slovacchia, entrambe nella NATO e nell’Unione europea; il 21 agosto e il 17 novembre sono le date che il paese ricorda.

Curiosità

  • Il monumento a Stalin di Praga, sulla collina di Letná, alto trenta metri con quindici metri di statua, fu inaugurato nel maggio 1955 e fatto saltare nel novembre 1962: lo scultore Švec si era suicidato prima dell’inaugurazione, e al suo posto c’è oggi un metronomo gigante.
  • Jan Masaryk fu trovato morto il 10 marzo 1948 nel cortile del palazzo Černín, sotto la finestra del bagno del suo appartamento: le inchieste ceche del 2004 conclusero per l’omicidio, senza colpevoli.
  • Al processo Slánský del 1952 gli imputati recitarono le confessioni imparate a memoria; il figlio di uno di loro, Ludvík Frejka, scrisse al tribunale chiedendo la pena di morte per il padre, come gli era stato suggerito.
  • Le truppe sovietiche restarono in Cecoslovacchia dal 1968 al giugno 1991: 75.000 soldati con le famiglie in guarnigioni chiuse, e le città come Milovice lasciate vuote e contaminate.

Valutazione critica

La Cecoslovacchia è il caso più chiaro dell’impero: una democrazia industriale sovietizzata per via interna nel 1948, un partito che divorò se stesso nel 1952, un tentativo di riforma schiacciato dai carri nel 1968 perché il socialismo non poteva avere un volto umano, e vent’anni di rassegnazione comprata con i consumi. Il paese dimostrò che il sistema non tollerava nemmeno i comunisti che volevano migliorarlo.

La Rivoluzione di velluto senza un morto e la divisione pacifica del 1993 sono la risposta cecoslovacca a Mosca: ciò che l’URSS aveva fatto con i carri, il paese lo disfece con le chiavi agitate in piazza.

FAQ – Domande frequenti

Come divenne comunista la Cecoslovacchia? Con il colpo di Stato del febbraio 1948, in cui i comunisti di Gottwald, primo partito alle elezioni del 1946, presero tutto il potere con le milizie e la polizia; il ministro Masaryk fu trovato morto il mese dopo.

Che cosa fu la Primavera di Praga? Il tentativo di riforma di Dubček nel 1968, con l’abolizione della censura e il «socialismo dal volto umano», schiacciato dall’invasione del Patto di Varsavia nella notte del 20 agosto 1968.

Come finì il comunismo cecoslovacco? Con la Rivoluzione di velluto del novembre 1989, dieci giorni di manifestazioni senza vittime dopo la carica del 17 novembre: Havel divenne presidente il 29 dicembre, e il paese si divise pacificamente nel 1993.

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