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Ungheria

Approfondimento storico in una prospettiva critica

L’Ungheria fu il paese che nel 1956 si ribellò all’Unione con le armi e fu schiacciata dai carri in tredici giorni, con 2.500 morti, 200.000 profughi e il primo ministro Nagy impiccato due anni dopo; poi il paese di Kádár, il traditore che governò per trentadue anni con il «comunismo del gulasch», il socialismo più tollerabile del blocco. Nel 1989 fu la prima a tagliare la cortina di ferro e a riseppellire Nagy con onore, e Orbán, in quella piazza, chiese ai russi di andarsene.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Ungheria
Strada di Berlino Est negli anni Ottanta: Trabant e palazzi prefabbricati sotto un cielo grigio.

La sovietizzazione

Occupata dall’Armata Rossa nel 1945, con gli stupri di massa e i deportati in URSS, l’Ungheria tenne nel novembre 1945 elezioni libere vinte dai piccoli proprietari con il 57 per cento, ma i comunisti di Rákosi, con la «tattica del salame» e la polizia politica ÁVH, eliminarono gli avversari fetta dopo fetta fino al 1949, con il processo al cardinale Mindszenty e a Rajk, il ministro comunista impiccato con confessioni estorte. Rákosi, «il miglior allievo di Stalin», impose il terrore e la collettivizzazione; nel 1953, dopo la morte di Stalin, Mosca gli affiancò Imre Nagy, il comunista riformatore.

Il 1956

Il 23 ottobre 1956 gli studenti di Budapest manifestarono per le riforme e per la Polonia, la statua di Stalin fu abbattuta, l’ÁVH sparò davanti alla radio e la città insorse: Nagy tornò al governo, i carri sovietici si ritirarono, i consigli operai e i partiti rinacquero, e il 1° novembre Nagy proclamò la neutralità e l’uscita dal Patto di Varsavia. Il 4 novembre Chruščëv mandò l’esercito, con Kádár che aveva cambiato campo: in una settimana Budapest fu presa, con 2.500 ungheresi e 700 soldati sovietici morti, 200.000 fuggiti in Austria, 22.000 condannati e 229 giustiziati. Nagy, rifugiato all’ambasciata jugoslava, fu rapito e impiccato il 16 giugno 1958.

Il kádárismo

Kádár, l’uomo che aveva chiesto i carri, governò dal 1956 al 1988 con la formula «chi non è contro di noi è con noi»: dopo la repressione, l’amnistia del 1963, il «nuovo meccanismo economico» del 1968 con i prezzi parzialmente liberi e le piccole imprese, i negozi pieni rispetto ai vicini, i viaggi in Occidente ogni tre anni, la stampa più aperta del blocco, in cambio del silenzio sul 1956 e della fedeltà a Mosca. Il «comunismo del gulasch» fu pagato con i debiti in Occidente, venti miliardi di dollari alla fine, e l’Ungheria fu il paese del blocco in cui si viveva meglio e si parlava meno.

Il 1989

Nel maggio 1988 il partito pensionò Kádár, e in un anno tutto cadde: il riconoscimento del 1956 come «insurrezione popolare», il taglio del reticolato con l’Austria dal 2 maggio 1989, il riseppellimento di Nagy il 16 giugno con 250.000 persone in piazza degli Eroi e il discorso di Viktor Orbán, ventisei anni, che chiese le elezioni libere e il ritiro delle truppe sovietiche, la tavola rotonda con l’opposizione, l’apertura del confine ai tedeschi dell’Est in settembre, la repubblica proclamata il 23 ottobre. Kádár morì il 6 luglio 1989, il giorno in cui la Corte suprema riabilitava Nagy; le truppe sovietiche partirono nel giugno 1991.

L’eredità

L’Ungheria entrò nella NATO nel 1999 e nell’Unione europea nel 2004, e il 1956 è la sua festa nazionale; Orbán, l’oratore del 1989, governa dal 2010 con la «democrazia illiberale», la vicinanza a Putin e il veto sulle sanzioni, e il paese che chiese ai russi di andarsene è oggi il più vicino a Mosca nell’Unione. Il memoriale di Nagy in piazza dei Martiri è stato spostato nel 2018 per far posto a un monumento del 1934; Budapest ricorda i carri con le placche e i fori dei proiettili sui muri.

Curiosità

  • La statua di Stalin di Budapest, alta otto metri, fu abbattuta il 23 ottobre 1956 con le fiamme ossidriche e i camion; restarono sul piedistallo gli stivali, e la piazza fu chiamata «piazza degli stivali» per anni.
  • Nel 1956 fuggirono in Occidente 200.000 ungheresi, il 2 per cento della popolazione, in poche settimane attraverso l’Austria: fu la prima crisi dei profughi della Guerra fredda e molti finirono negli Stati Uniti e in Canada.
  • Imre Nagy fu impiccato il 16 giugno 1958 e sepolto a faccia in giù in una fossa senza nome del cimitero di Budapest; il riseppellimento del 16 giugno 1989, trentun anni dopo, fu il funerale del regime.
  • Il discorso di Viktor Orbán del 16 giugno 1989 in piazza degli Eroi, con la richiesta del ritiro sovietico, lo fece conoscere al mondo; trent’anni dopo lo stesso Orbán è il capo di governo europeo più vicino a Putin.

Valutazione critica

L’Ungheria mostrò nel 1956 che l’impero sovietico si reggeva sui carri, e nel kádárismo che poteva reggersi anche sul gulasch, purché nessuno parlasse: la repressione più sanguinosa dell’Europa orientale fu seguita dal regime più morbido, e i due furono opera dello stesso uomo. Il patto tra Kádár e gli ungheresi, il silenzio in cambio della vita decente, è il modello che la Russia di oggi ha ripreso.

L’Ungheria di Orbán, che ricorda il 1956 e blocca le sanzioni alla Russia, dice quanto la memoria dei carri possa essere usata in ogni direzione; i fori dei proiettili sui muri di Budapest non hanno cambiato posto.

FAQ – Domande frequenti

Che cosa accadde nel 1956 in Ungheria? L’insurrezione del 23 ottobre contro il regime e la presenza sovietica, con il governo Nagy che proclamò la neutralità; l’invasione sovietica del 4 novembre la schiacciò con 2.500 morti ungheresi, 200.000 profughi e 229 giustiziati, tra cui Nagy nel 1958.

Che cos’era il comunismo del gulasch? Il regime di Kádár dopo il 1956: repressione seguita da tolleranza, riforme economiche dal 1968, negozi pieni e viaggi, in cambio del silenzio politico; fu il paese del blocco dove si viveva meglio, con i debiti in Occidente.

Come finì il comunismo ungherese? Nel 1989, dopo il pensionamento di Kádár: il taglio della cortina con l’Austria, il riseppellimento di Nagy il 16 giugno, la tavola rotonda e la repubblica del 23 ottobre; le elezioni libere si tennero nella primavera 1990.

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